03/11/16

LA MIA ALLUVIONE di Gianni Caverni

Me la ricordo bene. Mi ricordo che mi svegliai e avevo fissato con un compagno di classe in centro. Un compagno di classe che poi avrebbe cambiato sesso ma allora non lo sapevo ancora, e forse nemmeno lui. Qualcuno mi disse che l'Arno era traboccato e in centro era un casino, provai a telefonare ma niente, non funzionava. e non funzionava nemmeno la luce. Uscii per andare a vedere, il Mugnone scorreva come un matto, giallissimo, ma la strada era libera che era un po' in alto. Dal ponte si vedeva piazza San Jacopino coperta d'acqua sudicia, e tornai a casa. Naturalmente non arrivava nemmeno l'acqua dai rubinetti e cominciò la processione delle taniche per le scale. Io stavo al settimo piano di un palazzo che di piani ne aveva dieci. E le scale erano abbastanza strette. Tutti in sù e in giù a portare le taniche vuote a scendere e piene a salire. 

Presto seppi dalla radiolina a transistor che a Firenze era venuto il presidente Saragat a vedere la situazione, ma forse questo successe l'indomani o ancora dopo. 

Insomma con le taniche vuote o le taniche piene era tutto un incontrarsi per le scale e allora ci si salutava. Le prime volte, che poi la seconda volta ci si scambiava un sorriso. Solo alla terza volta non si sapeva che fare e si faceva finta di non vedersi. E non era facile non vedersi salendo e scendendo le scale che erano sì e no larghe un metro e ognuno con una grossa tanica in mano.
Io sono stato anche un angelo del fango ma non alla Biblioteca Nazionale, io sono andato alla Biblioteca dell'Accademia di Belle Arti che c'erano i miei amici del liceo artistico. Mi ricordo che c'era a dare una mano anche Piero V. che era stato l'anno prima mio professore di "Ornato disegnato" e che era ruvido ma simpatico. Ornato disegnato allora ce lo insegnava il M che era un pittore tradizionalissimo e che c'era anche lui a dare una mano in Biblioteca. Piero V. lo chiamava a presa di culo il "Guardiacaccia" perché aveva una giacca di tweed grigia a spina di pesce con le toppe di pelle ai gomiti, i pantaloni di velluto verdi, gli stivali di gomma d'ordinanza e un cappellino floscio verde.

Uno di quei pomeriggi con un mio amico si volle fare di più e si cercò di raggiungere la sede della Croce Rossa. Si attraversò tutto il centro che ricordo deserto o quasi e coperto da almeno venti centimetri di fango oleoso e finalmente si raggiunse la Croce Rossa: solo che siccome era, ed è credo, sui lungarni era completamente devastata e abbandonata. Bastava pensarci. 

Ho sempre pensato che mi sarei divertito di più se andavo alla Biblioteca Nazionale. 

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