04/04/14

AL VOTO, ORSU' di Gianni Caverni

http://www.i300colpi.rai.it/dl/portali/site/page/Page-6c3282f1-d578-4b48-9c4a-1de0a4b4179a.html, ecco, Ci cliccate sopra e vi si apre davanti I trecento colpi, ossia la lista dei 300 film italiani scelti dallo staff di Hollywood Party, da 1860 a Zabriskie Point, fra i quali potete scegliere e votare i vostri dieci (10) preferiti.
Alla fine si saprà quali amiamo di più. Per quanto mi riguarda essendo assai indeciso (altro che dieci!) visto che si può rivotare il giorno dopo, insomma un voto al giorno leva il medico di torno, per alcuni giorni ho intenzione di votare confermando alcuni film (per esempio Signore e signori di Germi) e mettendone di nuovi in modo da non tradire nessuna pellicola che amo.
Per chi non lo sapesse Hollywood Party è la deliziosa trasmissione di Radio RAI 3 che parla di cinema tutti i giorni, insomma dal lunedì al venerdì alle 19. In occasione .del ventennale della trasmissione è nata l'idea de I trecento colpi, ossia i 300film. Ci sono inevitabilmente delle mancanze, da bravo maschietto ho subito notato l'assenza in lista di capolavori come Giovannona coscia lunga, Quel gran pezzo dell'Ubalda ecc ecc, e anche (Ecco) Lingua d'argento cavallo di battaglia dell'indimenticata Carmen Villani.
Sulla stessa linea si notano con dolore le assenze di tutti i film di Tinto Brass. Se comunque un motivo per aver dimenticato pellicole del genere si può arrivare a trovarlo, più oscuro è individuare il perché della latitanza di Teorema,
Giulietta degli spiriti, Il caimano,
solo per fare 3 esempi. Anzi, gioco nel gioco, è divertente trovare le assenze prestigiose.
Via, al voto, e visto che qui è rimasta la possibilità di esprimere preferenze non sarebbe nemmeno educazione astenersi dal voto!

31/03/14

QUANDO C'ERA BERLINGUER di Gianni Caverni

Noi si gridava "Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse Tung!" Loro "Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer!" E un po' me ne vergogno, chè noi s'era rivoluzionari e loro riformisti.

 

Il film (docufilm non ce la faccio proprio) di Walter Veltroni su Enrico Berlinguer va visto, va visto per un monte di motivi: e il primo è per vedere chi viene al cinema a vederlo. Chi si aspetta che l'età media degli spettatori sia piuttosto alta non ha sbagliato di molto, certo ci sono piacevoli eccezioni, ma in linea di massima ci sono tanti capini bianchi in coda per entrare. Eravamo lì, all'Astra 2, a Firenze, dalle 21 e 45 di domenica 29 marzo perché allo spettacolo delle 22,30 c'era Veltroni che presentava il film e i posti, nel cinema di Piazza Beccaria, non sono numerati e chi arrivava prima prendeva i posti migliori.

 

Ora mi viene anche in mente che noi si faceva anche Bee bee Berlinguer alle manifestazioni, e alle nostre riunioni nelle sedi puzzolenti di fumo il Compromesso storico era una parolaccia.

 

 

Un altro motivo per andarlo a vedere, il film, è per gustarsi lo sconcerto che ci procura sentire ragazzi delle scuole superiori o dell'università non saper rispondere alla domanda di chi fosse Berlinguer: un cantante, un mafioso, un dittatore, uno di destra estrema? E insomma noi che non capiamo bene (per niente) cosa sia un virus che ci massacra il pc se non altro chi sia stato Berlinguer lo sappiamo bene.

 

Poi anche perché fa piacere rivedere Pasolini che si aggira fra le dune di una spiaggia.

 

Poi anche perché è una festa dell'anima (ammettiamolo) vederlo sorridere quando risponde ad un giornalista che gli chiede cos'è che dicono di lui che gli fa più male e lui risponde "che sono triste, perché non è vero".

 

Perché ci sono le scene dei funerali, scene impressionanti, con una folla pazzesca, le lacrime della gente comune e dei militanti. E quel giovane a torso nudo aggrappato all'inferriata di una finestra per vedere meglio e far vedere meglio al feretro il suo convinto pugno chiuso. E le immagini delle riunioni dei registi con Lizzani, Citto Maselli, Rosi fra gli altri per preparare le riprese dei funerali.

 

Ma il motivo principale secondo me è che molto si sta a seguire la morte di Berlinguer, il suo discorso a Padova, faticoso, estenuato, con lo sguardo preoccupato di chi gli sta attorno sul palco, e si sentono le voci preoccupate che gli urlano "Basta basta" di chi era in grado di vedere e capire che si stava consumando un dramma non solo umano ma politico, non stava morendo un uomo soltanto, stava morendo un paese, o almeno un tipo di paese, un sentire comune, una civiltà. A chi seduto accanto a me che mi chiedeva se moriva sul palco ho risposto di sì, perché me lo ricordavo proprio bene nella mia tv in bianco e nero che Berlinguer si accasciava mentre parlava al microfono. E invece no. Eppure ci avrei giurato, me lo ricordavo come fosse ora! Veltroni ha detto che la morte di Berlinguer è stato l'undici settembre della sinistra e ognuno di noi non si è mai dimenticato dov'era l'undici settembre. Non so che pensare, che devo aver fatto della mia memoria per ricordarmi la sua morte in diretta? Che deve aver fatto questo paese per arrivare a far dire oggi a dei ragazzi innocenti che Berlinguer era un cantante, un mafioso, un dittatore, uno di destra estrema?

29/03/14

STORIE (VERE) DI BIMBI / 2: DA GRANDE SARO’ MUSULMANO di Domenico Coviello


Elvis: “Ciao papà” (Elvis, 10 anni è appena rientrato in casa)

Vittore: “Ciao Elvis, come va?”

Elvis: “Bene… ti devo dire una cosa”

Frrrrssssshhhhhhhhhhh, bam, din, don… Vittore è in cucina e sta lavando pentole, piatti e bicchieri sotto l’acqua

Vittore: “Dimmi”

Elvis: “Da grande voglio diventare musulmano”

??….!!


Pentole, piatti e bicchieri si rimettono a posto da soli. Scende il silenzio.
 
Vittore, uomo progressista e di larghe vedute, questa però non se l’aspettava. Cerca di riassestare le idee e si asciuga lentamente le mani sul grembiule per prendere tempo. Poi si volta verso il figlio maggiore.

Vittore: “Umhh…ah… e come mai?”

Elvis: “Mi piace l’Islam, l’abbiamo studiato in classe”

Vittore: “E cosa ti piace dell’Islam?”

Elvis: “I Cinque Pilastri… Ma soprattutto il Terzo”

Vittore: “Ehm… beh…”

Elvis: “Te lo dico io, papà: è la giustizia sociale! Ogni musulmano deve versare una parte dei guadagni del suo lavoro alla comunità perché li dia ai poveri”

Vittorio: “Ecco. Mi sembra ottimo…”


Ivan, a cui Vittore ha raccontato l’episodio, pensa fra sé che quando aveva l’età di Elvis si parlava di giustizia sociale come un concetto laico o cristiano, e l’idea dei “poveri da aiutare” era ricompresa nella parola “solidarietà”.
 
Oggi Elvis lo impara dall’Islam. Da grande probabilmente non diventerà musulmano, ma di certo andrà controcorrente. “Sai – disse una volta a Ivan – quando un mio compagno prende una nota dalla maestra perché non ha studiato, anche se se la merita, io ci resto male”. Lui di note non ne prende, perché è uno studente modello. Ma non gode delle sventure dei compagni, non disprezza chi resta indietro, aiuta chi non ce la fa. Elvis non lo sa ma mette già in pratica i rudimenti della giustizia laica, della compassione buddista o cristiana. O la filosofia che sta alla base del Terzo Pilastro dell’Islam. Questo invece lo sa bene: è l’idea che lo ha conquistato.

24/03/14

FLINT & KLAUS di Gianni Caverni


Prologo

Aspetto.

Innanzitutto non sono solo che solo sarebbe peggio. Che tipi sono? Due … rassicuranti? Si si … forse … ma si! Ma se si fermano prima? Beh se si fermano prima mi fermo anch’io, poi si starà a vedere. A volte qualcuno mi dice hei Flint, grande e grosso come sei hai paura? Si, ho paura, di una cosa così, e allora? Gli spaccherei il grugno perché proprio questo sarebbe quello che si meritano, cazzo! Non dico tirare fuori la pistola e fare piazza pulita … ma dargli una bella lezione con queste manone qui, quello sì! Si ho paura, paura, e allora? Ma avete un’idea di chi è Klaus, cazzo?! Non ce l’avete, non ce l’avete.

Ma sto calmo … che uno che fa il mio lavoro li deve avere i nervi saldi … e io li ho abbastanza. Anche se a volte da qualche tempo … e allora un bel giorno mi sono detto ascolta Flint, va tutto ok, ok? Si, ok! Ma se poi ti scappa di esagerare? Come quella volta della Nannini? Sono guai grossi, dont forghet! E allora la pistola nella fondina di cuoio sotto l’ascella sinistra c’è, ma i proiettili li tengo nella tasca dei pantaloni, quella destra, con le monetine. Che spesso basta tirarla fuori la pistola e vedi come si calma la gente, anche quelli che facevano tanto i duri. Respirazione, via: inspira espira inspira espira ….

 

T – 1

Entrano. Entro anche io.

Vai, deciso, ora non si torna indietro! Guardo davanti, sento il rumore della porta che si chiude alle mie spalle, siamo solo noi 3, ma lo so bene che non sono loro la minaccia. Faccio finta di nulla, lo so che Klaus è da qualche parte che mi aspetta, lo so che può prendermi alla gola con una morsa d’acciaio da un momento all’altro, lo so, ma non devo fargli vedere che ho paura. Che faccia faranno questi due se fra poco si troveranno spettatori di uno scontro estremo, senza regole, feroce. Speriamo di no, dai speriamo di no. Comincio a sentirne la presenza, quasi il respiro di Klaus, ma non mi guardo intorno, non serve, lo decide lui quando farsi vivo e quando farmi morto.

Attento Flint, fai qualcosa per non pensarci perché sennò gli dai troppo vantaggio! Leggi, dai, mettiti a leggere Firenze dichiara guerra ai lavavetri, fino a tre mesi di arresto, Bossi: ora sciopero delle latterie … e che c’entra coi fucili? No, lotterie, lotterie! Chiara: spunta un vestito insanguinato.


1 – 2 

E uno.

Sta per darmi un colpo alle ginocchia, forte, da farmi cadere come un birillo, quasi sento i morsi dei suoi cani maledetti, neri e silenziosi, mi si piegano già le gambe nell’attesa. Gli può bastare questo per ora, Klaus è crudele, e a suo modo raffinato, in fondo sa che il suo miglior alleato è la mia paura … e la cosa che Klaus fa meglio è attendere.

Fucili di Bossi, Berlusconi non dice di no Addio Trentin, in migliaia salutano un uomo libero non devo chiudere gli occhi però, senti come fa caldo? Ma anche vedere non mi fa bene, la visione periferica mi manda segnali confusi che poi finisco magari per interpretare male … metto le mani intorno agli occhi fingendo un prurito, i giornali sono sotto le ascelle strette … la pistola che sento premermi sulle costole non mi servirà, almeno contro Klaus è proprio ferraglia inutile, lo so, e lo sarebbe anche con i proiettili dentro cazzo cazzo cazzo culo culo culo non posso chinarmi, non posso abbracciarmi, non posso urlare. Per potere potrei ma magri questi due si spaventano e pensano chissà cosa e poi ci faccio una figura di merda cazzo cazzo cazzo culo culo culo! 

 

2– 3 

Fischio, posso fischiare.

Ma che dico che non mi è mai riuscito farlo! Stai a vedere che mi riesce qui! A questi due scemi ce la posso anche fare a fargli credere che tutto va bene, che è tutto normale, ma Klaus mi conosce bene, mi conosce meglio di chiunque altro e lo sente il puzzo del mio terrore, mi sta guardando da qualche angolo oscuro e si struscia le mani forti guantate di nero e forse sperimenta la tenuta del filo d’acciaio con cui mi prenderà alla gola. E poi chi sono questi due stronzi? Nemmeno mi ricordo, uomo e donna? Uomo e ragazzo? Non li ho nemmeno guardati e non li guardo certo ora che non devo muovermi di un millimetro. Non contano, non valgono nulla nemmeno come testimoni … che possono testimoniare? Per loro non è successo nulla di strano fino a quando io … sempre se Klaus attacca. Comunque sono sicuro che non lo vedrebbero nemmeno. Allora?! Che cazzo aspetti?! Ti decidi a farla finita?! Ormai manca poco, dai colpiscimi, devastami e non se ne parli più! Non ho pauraaaaa! No no Klaus scherzavo, si ho paura, ho paura, tranquillo, no dicevo per dire, ma figurati … dai ti prego Klaus ...

 

Epilogo 

Ok, si apre la porta.

 

Prego prima voi, erano un uomo e una donna. Il sangue scorre normale ora, mi sembra. Certo che fare il detective privato in queste condizioni non è semplice, bisogna che ci pensi su. Non ha torto Kate: e se mi mettessi con suo fratello? Io a fare il turno della mattina presto all’edicola che lui vorrebbe dormire un po’ di più dopo tanti anni? Una cosa è certa: scendere scendo a piedi, sono solo tre piani, un Klaus-trofobo non lo deve prendere l’ascensore, cazzo! Vaffanculo Klaus, lo dico con simpatia, naturalmente.

 

 

 

 

Scritto a fine agosto 2007 come si evince dai titoli del giornale. Flint (e io) abbiamo cambiato casa un paio di anni dopo. Adesso stiamo al settimo piano: la claustrofobia ci è passata come per incanto.

18/03/14

PONTORMO E ROSSO A PALAZZO STROZZI di Gianni Caverni

"Protagonista è l'uomo, poco la natura, come in Michelangelo, come nel Tondo Doni che è rimasto agli Uffizi nonostante sia il padre di tutti e due" spiega Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino, alla presentazione di Pontormo e Rosso Fiorentino - Divergenti vie della "maniera".
Si tratta della mostra che raccoglie fino al 20 luglio in Palazzo Strozzi più di ottanta opere, molte provenienti anche da prestigiosi musei stranieri come la National Gallery di Londra e di Washington. il Louvre, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e che è facile prevedere sarà una delle mostre più visitate del prossimo panorama espositivo nazionale.
Curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, e da Carlo Falciani, docente di Storia dell'arte, la mostra che si articola in 10 sezioni, accompagna i visitatori attraverso le nuove ricerche filologiche, storiche e iconologiche che si sono sviluppate dal 1956, da quando cioè proprio Palazzo Strozzi ospitò la Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino.
La tesi dei curatori, come chiarisce il sottotitolo della mostra, è quella di sfatare l'idea di Pontormo e Rosso voci gemelle di quel periodo della Firenze artistica che il Vasari definiva "Maniera moderna": percorsi diversi e divergenti dunque che, in estrema sintesi, vedevano da una parte il primo più propenso a guardare al mondo ed in particolare all'Europa facendo lezione di artisti come il Durer e dall'altra il secondo invece rivolgere la sua attenzione alla tradizione ed alla storia artistica propriamente italiana.
A parte la somiglianza dell'ancella alla volumetria di alcune figure del Picasso neoclassico, la Morte di Cleopatra del Rosso denuncia questa impostazione attraverso l'evidente richiamo dell'Arianna addormentata, la scultura antica che nel '500 era considerata una rappresentazione di Cleopatra stessa.
Lo sviluppo della mostra, il cui allestimento è stato progettato dall'ottimo Luigi Cupellini, inizia dagli esordi nel Chiostrino dei Voti della chiesa della Santissima Annunziata nel quale si trovano i due affreschi del Pontormo e del Rosso e quelli di Andrea del Sarto, di poco più anziano eppure riconosciuto come maestro.
Si sviluppa poi, in una lettura cronologica parallela, che passa dalla Madonna delle arpie di Andrea del Sarto dalla quale partono la Pala dello spedalingo del Rosso e la Pala Pucci del Pontormo, vie appunto divergenti che porteranno quest'ultimo a diventare l'artista preferito dai Medici e il Rosso il pittore amato dai nobili fiorentini loro oppositori culturalmente e politicamente.
Durante la parentesi repubblicana i due producono opere straordinarie e dimostrative di quanto ormai li separi: la Deposizione del Rosso per Sansepolcro e la Visitazione del Pontormo per Carmignano (finalmente magnifica dopo l'accurato restauro e sotto luci perfette al contrario di quanto era nella Chiesa di san Michele, dove naturalmente tornerà a mostra finita).
"Era una mostra bella o di begli oggetti?" domandava Carlo Del Bravo ai suoi studenti di ritorno da un'esposizione: lo testimonia Natali che si augura, a ragione, che in questo caso si tratti di una mostra bella, anzi bellissima, aggiungo. "Certo che la Firenze di allora chiamò il 23enne Andrea del Sarto ad affrescare il Chiostrino dei Voti e pochi anni dopo lui chiamò a continuare il lavoro un Pontormo 22enne e un Rosso 23enne: da tempo immemorabile ormai la Firenze di oggi non da il via alla costruzione della loggia con cui Isozaki ha vinto un regolare concorso nel 1998".
Da non perdere il video che Bill Viola ha dedicato alla Visitazione di Carmignano e la documentazione fotografica dei Tableau vivant della Deposizione di Pontormo e di quella del Rosso realizzate per il film La ricotta da Pier Paolo Pasolini.
www.palazzostrozzi.org.



16/03/14

LE MERAVIGLIOSE STORIE DELLA DOTT.SSA K: LA PRIMAVERA DELLA SESSUALITA’ di Domenico Coviello


Francesco (nome di fantasia, 16 anni, rivolto alla sua giovane psicoterapeuta): “…Come m’avevi detto che si chiama il tuo fidanzato?...”

Dott.ssa K: “Non te l’avevo detto”

Francesco: “Ah…Ma io lo spezzo in due!..”

Dott.ssa K: “Sei forte, allora” 

Francesco. “Sono un maschio Alfa!” 

Dott.ssa K: “Sai cosa vuol dire?” 

Francesco: “Certo, che c’entra…” 

Dott.ssa K: “Mmmh” 

Francesco: “Un mio compagno di classe t’ha visto mentre uscivi dallo studio…” 

Dott.ssa K: “Può capitare” 

Francesco: “E sai cos’ha detto? 

Dott.ssa K: “Cos’ha detto…” 

Francesco: “Ma quella è una bella topa!” 

Dott.ssa K: silenzio. E un sorriso.

14/03/14

NUOVO DIRETTORE DEL MUSEO PECCI: SI’, NO, FORSE, SI’ di Gianni Caverni

E' stato tutto talmente complicato e, diciamolo, ai limiti del ridicolo, che non ci pensiamo nemmeno a fare un riassuntino della vicenda della nomina del nuovo direttore del Museo di arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.
Fra il sindaco Cenni che dice che il direttore è stato già deciso ma non si dice, Sgarbi che definisce l'incarico che starebbe per dargli il sindaco quello di "Alto Commissario per le Arti, con delega alla gestione di tutti i musei e tutte le attività culturali di Prato" (me'cojoni direbbero a Roma), lo stesso Sgarbi che, per non smentirsi come simpaticone, aggiunge "dunque, prima nominino me come Alto Commissario (maiuscolo of course, n.d.r.), poi se vogliono mettere un direttore/custode al Pecci facciano pure. Più di un custode, a quel punto, non potrà essere".
Intanto sembra appunto che il direttore/custode prescelto sia Fabio Cavallucci che conosciamo bene da quando curava Tuscia Electa (la manifestazione d'arte diffusa nel Chianti) e che sappiamo essere ottima persona, intellettuale di gran qualità, appassionato intenditore e promotore di arte contemporanea.
Per queste sue qualità è stato fra l'altro chiamato a dirigere la Galleria Civica di Trento e attualmente è direttore del Castello Ujazdowski di Varsavia dove probabilmente si trova e dove non siamo riusciti a raggiungerlo telefonicamente. Se lo conosco bene non mi sembra proprio il tipo che ha il carattere ed il curriculum per svolgere serenamente e senza rompere il ruolo di "direttore/custode".
Fra l'altro a pochissimo dalla scadenza del suo mandato (le lezioni comunali sono previste per il prossimo 25 maggio) il sindaco Cenni sembra dunque intenzionato a proseguire una pessima tradizione, quella di nominare all'ultimo tuffo qualcuno per un incarico nuovo del quale non mi pare, ma magari mi sbaglio, di sentire l'impellente esigenza.
Se poi aggiungiamo che Sgarbi non sembra essere il tipo che si è mai accontentato delle briciole c'è da chiedersi dove possa prendere l'amministrazione comunale i soldi per remunerare un cotanto "Alto Commissario per le Arti, con delega alla gestione di tutti i musei e tutte le attività culturali di Prato". Se il compenso del direttore del Pecci è stabilito nello stesso bando, non altrettanto è per l'Alto Commissario e i tempi non sembrano essere i più adatti per elargizioni nuove e così corpose. E se il risultato delle elezioni fosse favorevole ad un candidato diverso ma soprattutto di diversa collocazione politica il nuovo sindaco si troverebbe a dover onorare una scelta, probabilmente economicamente significativa e ancora più probabilmente da lui non condivisa, effettuata pochi giorni prima dal suo predecessore.
Ottimo no?