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18/03/14

PONTORMO E ROSSO A PALAZZO STROZZI di Gianni Caverni

"Protagonista è l'uomo, poco la natura, come in Michelangelo, come nel Tondo Doni che è rimasto agli Uffizi nonostante sia il padre di tutti e due" spiega Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino, alla presentazione di Pontormo e Rosso Fiorentino - Divergenti vie della "maniera".
Si tratta della mostra che raccoglie fino al 20 luglio in Palazzo Strozzi più di ottanta opere, molte provenienti anche da prestigiosi musei stranieri come la National Gallery di Londra e di Washington. il Louvre, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e che è facile prevedere sarà una delle mostre più visitate del prossimo panorama espositivo nazionale.
Curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, e da Carlo Falciani, docente di Storia dell'arte, la mostra che si articola in 10 sezioni, accompagna i visitatori attraverso le nuove ricerche filologiche, storiche e iconologiche che si sono sviluppate dal 1956, da quando cioè proprio Palazzo Strozzi ospitò la Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino.
La tesi dei curatori, come chiarisce il sottotitolo della mostra, è quella di sfatare l'idea di Pontormo e Rosso voci gemelle di quel periodo della Firenze artistica che il Vasari definiva "Maniera moderna": percorsi diversi e divergenti dunque che, in estrema sintesi, vedevano da una parte il primo più propenso a guardare al mondo ed in particolare all'Europa facendo lezione di artisti come il Durer e dall'altra il secondo invece rivolgere la sua attenzione alla tradizione ed alla storia artistica propriamente italiana.
A parte la somiglianza dell'ancella alla volumetria di alcune figure del Picasso neoclassico, la Morte di Cleopatra del Rosso denuncia questa impostazione attraverso l'evidente richiamo dell'Arianna addormentata, la scultura antica che nel '500 era considerata una rappresentazione di Cleopatra stessa.
Lo sviluppo della mostra, il cui allestimento è stato progettato dall'ottimo Luigi Cupellini, inizia dagli esordi nel Chiostrino dei Voti della chiesa della Santissima Annunziata nel quale si trovano i due affreschi del Pontormo e del Rosso e quelli di Andrea del Sarto, di poco più anziano eppure riconosciuto come maestro.
Si sviluppa poi, in una lettura cronologica parallela, che passa dalla Madonna delle arpie di Andrea del Sarto dalla quale partono la Pala dello spedalingo del Rosso e la Pala Pucci del Pontormo, vie appunto divergenti che porteranno quest'ultimo a diventare l'artista preferito dai Medici e il Rosso il pittore amato dai nobili fiorentini loro oppositori culturalmente e politicamente.
Durante la parentesi repubblicana i due producono opere straordinarie e dimostrative di quanto ormai li separi: la Deposizione del Rosso per Sansepolcro e la Visitazione del Pontormo per Carmignano (finalmente magnifica dopo l'accurato restauro e sotto luci perfette al contrario di quanto era nella Chiesa di san Michele, dove naturalmente tornerà a mostra finita).
"Era una mostra bella o di begli oggetti?" domandava Carlo Del Bravo ai suoi studenti di ritorno da un'esposizione: lo testimonia Natali che si augura, a ragione, che in questo caso si tratti di una mostra bella, anzi bellissima, aggiungo. "Certo che la Firenze di allora chiamò il 23enne Andrea del Sarto ad affrescare il Chiostrino dei Voti e pochi anni dopo lui chiamò a continuare il lavoro un Pontormo 22enne e un Rosso 23enne: da tempo immemorabile ormai la Firenze di oggi non da il via alla costruzione della loggia con cui Isozaki ha vinto un regolare concorso nel 1998".
Da non perdere il video che Bill Viola ha dedicato alla Visitazione di Carmignano e la documentazione fotografica dei Tableau vivant della Deposizione di Pontormo e di quella del Rosso realizzate per il film La ricotta da Pier Paolo Pasolini.
www.palazzostrozzi.org.



28/02/14

LE SOPRINTENDENZE TUTELANO, MA CHI TUTELA LE SOPRINTENDENZE? di Stilicone

A Monòpoli facevano un po’ i gradassi quando acquistavano Parco della Vittoria. Tanto i soldi mica erano i loro. Anche Renzi da anni sta giocando una partita per il proprio interesse con soldi degli altri. Dello Stato, in particolare Ma, diversamente dai contendenti al tavolo, il comportamento del sindaco d’Italia – oggi Presidente del Consiglio – e di alcuni alti dirigenti del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo potrebbero rientrare nella sfera d’interesse della Corte dei Conti. Il rischio c’è, ed è tutt’altro che peregrino. Facciamo un passo indietro.


Era il giugno del 2006 quando si aprì il cantiere per la realizzazione dei Nuovi Uffizi, che dovevano portare da 6mila a 13mila metri quadrati la superficie calpestabile del primo museo d’Italia, e primo al mondo per densità di visitatori.

Dopo ribassi sospetti, lentezze, siluramenti di soprintendenti e direttori lavori, gli arresti della cricca degli appalti per i Grandi Eventi, dopo la girandola dei 5 commissari in 80 giorni, la fine dei lavori è scivolata dal Natale 2010 a…data da destinarsi.
Da qui la genialata di Renzi di proporre (e firmare), nel gennaio del 2011, un protocollo d’intesa con l’allora ministro della cultura, Sandro Bondi. Nell’accordo si stabiliva, tra l’altro, che per tre anni una quota dell’incasso del Polo Museale Fiorentino (che comprende Uffizi, Galleria dell’Accademia, Bargello, i musei di Palazzo Pitti, Boboli e altri musei) -  compresa tra il 15% e il 20%, ovvero una cifra oscillante tra i 3,5 e 4 milioni di euro l’anno – sarebbe “transitata” dalle casse di via della Ninna a quelle di Palazzo Pitti, dove ha sede la Soprintendenza per i beni architettonici, responsabile dei lavori dei Nuovi Uffizi.

In tre anni, quindi, circa 10-12 milioni di euro sono stati utilizzati per dare un’accelerata ai lavori di questo cantiere di cui, per il momento, non si intravede la fine. Lontano da orecchie indiscrete, i tecnici parlato del 2016-2017 come data di conclusione dei lavori, ma la realtà è che il cronoprogramma degli interventi è sempre stato il documento meno rispettato nell’antico complesso vasariano.

Giungiamo così ai giorni nostri: nel frattempo, da quando il protocollo Bondi-Renzi è stato firmato, il ministro non è più tale (ha già avuto tre successori), è cambiata la legislatura così come la maggioranza che sostiene il Governo. Ma questo non impedisce a Renzi – oggi più “forte” di allora - di giocare. Anzi.

Esaurita la clausola che imponeva per tre anni la destinazione di quella quota d’incassi ai Nuovi Uffizi, il 31 dicembre 2013 l’ex-sindaco ha spedito una lettera all’allora ministro della cultura Bray, prospettando un radicale cambiamento della destinazione d’uso di quei soldi, il cui prelievo dalle casse del Polo Museale è ormai una costante. Secondo le nuove volontà di Renzi, infatti, ogni anno per i Nuovi Uffizi ci sarebbe solo un milione di euro, mentre gli altri tre sarebbero intercettati da Palazzo Vecchio per aprire e mantenere il nuovo Museo del Novecento di piazza Santa Maria Novella e per il mantenimento del Forte Belvedere; insomma lo Stato si farebbe carico di alcune strutture culturali civiche.
È a questo punto che la Corte dei Conti potrebbe cominciare a interessarsi a questo strano gioco che ha per oggetto soldi pubblici destinati alla cultura.

Tra musei statali e musei civici c’è una differenza semplicissima ma sostanziale: i primi sono mantenuti dalle casse comunali, i secondi da quelle statali, e non esistono commistioni di natura economica tra le due categorie. Chiunque può pensare di rimescolare i ruoli, ma per gestire somme di denaro così ingenti, è certo che occorra un atto d’incontestabile forza di legge. E il protocollo d’intesa tra Bondi e Renzi, non essendo mai stato recepito da alcun atto legale, è poco più che un gentlemen agreement.
D’altra parte è anche vero che quei 10-12 milioni di euro transitati da una soprintendenza all’altra per i Nuovi Uffizi, sono stati messi a frutto eccome: solo negli ultimi 24 mesi sono 56 le nuove sale del museo inaugurate, per un totale di 2.880 metri quadri di superficie visitabile in più, e 330 le opere uscite dai depositi ed entrate a pieno titolo nel percorso espositivo della più frequentata galleria italiana.

Evidentemente, se dal 2014 un solo milione l’anno venisse destinato dal Polo Museale al cantiere dei Nuovi Uffizi (non per mancanza di fondi ma per manifesta “distorsione” di ¾ del “montepremi") è certo che si verificherebbe una nuova “frenata” dei lavori, con conseguente, inevitabile allungamento dei tempi.
In questa vicenda, infine, ecco rivelarsi all’orizzonte anche il pericolo di danno erariale. La questione è un po’ tecnica, ma vale la pena di essere spiegata.
Nonostante le 56 nuove sale e la superficie della Galleria sia ormai intorno ai 9mila mq, in tutti questi anni la capienza del museo non è cambiata: più di 900 visitatori non possono stare contemporaneamente all’interno del museo. È per questo che talvolta, nelle giornale con maggior affluenza, si formano le code all’esterno del museo. Infatti i limiti sono frutto di precise norme che impongono un rapporto stretto tra numero di visitatori in un determinato ambiente e uscite di sicurezza disponibili.

L’accessibilità agli Uffizi subirà un aumento solo quando verrà realizzata una nuova scala nell’area nord del braccio di levante della storica galleria a forma di “U”. A quel punto aumenteranno sia il numero dei visitatori nel museo, sia gli incassi. E di molto.
La nuova scala è nei progetti dei Nuovi Uffizi, ma ogni giorno di ritardo – dovuto anche alla mancanza di risorse disponibili perché “distorte” verso altri impieghi – corrisponde non solo al mantenimento del cantiere in una zona di Firenze dove la concentrazione di turisti talvolta raggiunge picchi altissimi, ma allontana la sua realizzazione e automaticamente contribuisce a mantenere stabile il flusso dei visitatori nel museo, mentre questo potrebbe fare un balzo notevole. Insomma la mancata realizzazione di quella scala fa perdere un sacco di soldi allo Stato.

E che a Renzi interessa soprattutto “gestire” i fondi statali del Polo Museale, lo si comprende anche dalle sue recentissime dichiarazioni sui probabili fondi UE da destinare ai sindaci: se arrivano dei soldi a Firenze, l’ex-sindaco disse che li avrebbe destinati a vari progetti, tra cui la tanto discussa copertura dell’uscita degli Uffizi progettata dall’architetto giapponese Arata Isozaki. Ben sapendo che la sua realizzazione è stata stralciata dai tutti i lotti dei Nuovi Uffizi. Per cui se ne riparla a cantiere praticamente concluso. Cioè chissà quando…

Da parte sua il ministro Bray – da cui dipende il “travaso” di risorse dalle casse statali a quelle comunali fiorentine e che si trova nel Governo Letta per volontà di D’Alema – aveva tutto l’interesse a non contraddire Renzi. Pena, la perdita del… posto di lavoro. Ma Bray ormai appartiene al passato.
È a questo punto che la Corte dei Conti potrebbe cercare di far chiarezza sulla vicenda e stabilire una volta per tutte (visto che fino a ora ha fatto finta di nulla) la validità legale del protocollo d’intesa tra Bondi e Renzi e verificare se i dirigenti del Mibac che hanno avallato questo “strano” passaggio di denaro dalle casse di via della Ninna a quelle di Palazzo Vecchio abbiano agito nella piena legalità. Il buon senso farebbe supporre di no. Vediamo come la pensano i giudici della Corte dei Conti e se questa emorragia di milioni ha veramente il crisma della legalità che qualcuno vorrebbe farci credere…