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08/03/17

BILL VIOLA - RINASCIMENTO ELETTRONICO (1)

The Crossing Fire da una parte e The Crossing Water dall'altra così capisci subito come stanno le cose e non puoi pensare di cavartela con una visita lampo. Arrivi al piano nobile di Palazzo Strozzi perché certamente non ti puoi perdere la seconda mostra della gestione di Arturo Galansino che va spedito per la sua strada puntando a fare dello straordinario "cubo" di Benedetto da Maiano, secondo il Vasari, il luogo d'eccezione per uno sguardo sui più grandi maestri dell'arte contemporanea. Stavolta non ci sono gommoni o altri interventi sulle facciate del Palazzo che fecero storcere il naso ai pavidi puristi ai tempo della mostra "Libero" di Ai Weiwei. 
Stavolta da fuori non si sospetta niente se si escludono gli arazzi che pubblicizzano "Rinascimento elettronico", la mostra di Bill Viola (insopportabile chi buzzurreggia e si ostina a chiamarlo Vaiola credendo di fare più figo). 
Ecco, a parer mio, il titolo della mostra è l'unica cosa se non brutta, almeno bruttarella che si trova in questa occasione. Lo so che è stata parafrasata la definizione di "Pittore elettronico" che coniò Maria Gloria Bicocchi quando Viola lavorò come tecnico per quasi due anni per lei in ART/TAPES/22, la galleria e centro di produzione in cui si sperimentavano i primi video d'artista in una Firenze degli anni '70 attenta alle novità e assai vivace culturalmente. E siccome gran parte delle opere selezionate si pongono in relazione con opere di grandi maestri del passato (Pontormo, Masolino da Panicale, Paolo Uccello e Lukas Cranach fra gli altri) dev'essere venuto naturale quel titolo.
Ma titolo a parte, tutto il resto è di altissimo livello e per ora voglio fermarmi proprio all'installazione video di due schermi affiancati per il dorso, che apre il percorso espositivo. Un uomo, lo stesso in tutti e due i video, si avvicina lentamente, da una parte viene lentamente avvolto da delle fiamme crescenti, dall'altra investito dalla caduta di acqua sempre più copiosa. In tutti e due i casi l'uomo alla fine sparisce lasciando la scena vuota ma con i segni evidenti del fuoco appena spento e dell'acqua sul pavimento. E' The Crossing, la Traversata. Dolore, sacrificio, purificazione attraverso il fuoco e l'acqua, elementi primordiali. Da notare che l'uomo inondato dall'acqua che ovviamente cade dall'alto sembra salire verso il cielo. (Continua)

11/04/14

SIENI DIALOGA CON PONTORMO E ROSSO di Gianni Caverni

Con uno dei suoi soliti panciotti sgargianti e con quel delizioso accento che fa somigliare la sua voce a quella di Alan Friedman (che a sua volta somiglia a quella di Ollio) James Bredburn dichiara che da quando è arrivato a Firenze per dirigere l'attività espositiva di Palazzo Strozzi, ormai ben sette anni orsono, finalmente può coronare un sogno: lavorare con Virgilio Sieni, coreografo e danzatore che dal 2003 dirige a Firenze CANGO Cantieri Goldonetta e che dal 2013 dirige il settore danza della Biennale di Venezia.
 
Il primo frutto di questo incontro è Corpus_Deposizioni e Visitazioni, ossia 9 quadri coreografici di deposizioni e visitazioni "che prendono ispirazione - racconta Sieni - dai capolavori di Pontormo e Rosso Fiorentino, protagonisti della fantastica mostra che sta avendo un ottimo successo e che si articola al piano nobile di Palazzo Strozzi.
"Sono azioni coreografiche che impegnano 50 interpreti, ballerini ma anche anziani, artigiani, giovanissimi, intorno ai gesti del depositare con cura, amore ed attenzione un corpo e dell'abbraccio della visita".
Domani sabato 12 aprile, alle 21,15 ed alle 22,15, sette delle sale occupate dalla mostra si animeranno dei gesti, frutto di mesi di lavoro, studiati per dialogare con le opere bellissime dei due manieristi appese alle pareti.
"Il pubblico - continua Sieni - sarà libero di spostarsi fra le sale e le performance coreografiche costruendosi così la propria drammaturgia e mettendo insieme un po' casualmente e molto in base alle sue scelte il suo proprio spettacolo. Ogni coreografia avrà la durata di 30 minuti". In due sale andrà in scena un dittico, ossia due coreografie, della durata di 15 minuti, una immediatamente successiva all'altra.
Il 9 maggio, alle 19,30 ed alle 21, andrà in scena nel cortile del Cronaca Agorà_Madri e figli, un'azione collettiva interpretata da 9 coppie, anzi nuclei familiari veri, composti come dal titolo. Madri e figli trova ragione d'essere nell'ispirazione e nel dialogo con le opere dei due grandi maestri manieristi e con quelle contemporanee raccolte nella mostra Questioni di famiglia allestita nel Centro di Cultura Contemporanea la Strozzina.
Mi è piaciuto fotografare alcune pagine di Laboratorio d'arte sul corpo - Deposizioni e Visitazioni / Agorà madri e figli il volume edito da Maschietto Editore che rende conto del lavoro preparatorio realizzato da Virgilio Sieni per questa occasione.

18/03/14

PONTORMO E ROSSO A PALAZZO STROZZI di Gianni Caverni

"Protagonista è l'uomo, poco la natura, come in Michelangelo, come nel Tondo Doni che è rimasto agli Uffizi nonostante sia il padre di tutti e due" spiega Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino, alla presentazione di Pontormo e Rosso Fiorentino - Divergenti vie della "maniera".
Si tratta della mostra che raccoglie fino al 20 luglio in Palazzo Strozzi più di ottanta opere, molte provenienti anche da prestigiosi musei stranieri come la National Gallery di Londra e di Washington. il Louvre, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e che è facile prevedere sarà una delle mostre più visitate del prossimo panorama espositivo nazionale.
Curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, e da Carlo Falciani, docente di Storia dell'arte, la mostra che si articola in 10 sezioni, accompagna i visitatori attraverso le nuove ricerche filologiche, storiche e iconologiche che si sono sviluppate dal 1956, da quando cioè proprio Palazzo Strozzi ospitò la Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino.
La tesi dei curatori, come chiarisce il sottotitolo della mostra, è quella di sfatare l'idea di Pontormo e Rosso voci gemelle di quel periodo della Firenze artistica che il Vasari definiva "Maniera moderna": percorsi diversi e divergenti dunque che, in estrema sintesi, vedevano da una parte il primo più propenso a guardare al mondo ed in particolare all'Europa facendo lezione di artisti come il Durer e dall'altra il secondo invece rivolgere la sua attenzione alla tradizione ed alla storia artistica propriamente italiana.
A parte la somiglianza dell'ancella alla volumetria di alcune figure del Picasso neoclassico, la Morte di Cleopatra del Rosso denuncia questa impostazione attraverso l'evidente richiamo dell'Arianna addormentata, la scultura antica che nel '500 era considerata una rappresentazione di Cleopatra stessa.
Lo sviluppo della mostra, il cui allestimento è stato progettato dall'ottimo Luigi Cupellini, inizia dagli esordi nel Chiostrino dei Voti della chiesa della Santissima Annunziata nel quale si trovano i due affreschi del Pontormo e del Rosso e quelli di Andrea del Sarto, di poco più anziano eppure riconosciuto come maestro.
Si sviluppa poi, in una lettura cronologica parallela, che passa dalla Madonna delle arpie di Andrea del Sarto dalla quale partono la Pala dello spedalingo del Rosso e la Pala Pucci del Pontormo, vie appunto divergenti che porteranno quest'ultimo a diventare l'artista preferito dai Medici e il Rosso il pittore amato dai nobili fiorentini loro oppositori culturalmente e politicamente.
Durante la parentesi repubblicana i due producono opere straordinarie e dimostrative di quanto ormai li separi: la Deposizione del Rosso per Sansepolcro e la Visitazione del Pontormo per Carmignano (finalmente magnifica dopo l'accurato restauro e sotto luci perfette al contrario di quanto era nella Chiesa di san Michele, dove naturalmente tornerà a mostra finita).
"Era una mostra bella o di begli oggetti?" domandava Carlo Del Bravo ai suoi studenti di ritorno da un'esposizione: lo testimonia Natali che si augura, a ragione, che in questo caso si tratti di una mostra bella, anzi bellissima, aggiungo. "Certo che la Firenze di allora chiamò il 23enne Andrea del Sarto ad affrescare il Chiostrino dei Voti e pochi anni dopo lui chiamò a continuare il lavoro un Pontormo 22enne e un Rosso 23enne: da tempo immemorabile ormai la Firenze di oggi non da il via alla costruzione della loggia con cui Isozaki ha vinto un regolare concorso nel 1998".
Da non perdere il video che Bill Viola ha dedicato alla Visitazione di Carmignano e la documentazione fotografica dei Tableau vivant della Deposizione di Pontormo e di quella del Rosso realizzate per il film La ricotta da Pier Paolo Pasolini.
www.palazzostrozzi.org.



05/03/14

ROSSO E PONTORMO, QUALCHE DOMANDA di Stilicone

Con la cultura non ci si mangia? Non solo ci si mangia, ma ci si rifà il guardaroba e forse si cambia anche la macchina. L’8 marzo sarà ricordato non solo per l’edizione 2014 della Festa della donna, ma anche per l’apertura a Palazzo Strozzi (spazio mostre gestito da una fondazione a capitale pubblico e privato, ma dove lo Stato è assente) della mostra dedicata a Pontormo e Rosso Fiorentino, due straordinari pittori manieristi. La mostra è un evento ed è il risultato del lavoro di due curatori: Carlo Falciani ma soprattutto Antonio Natali. Ai più passerà inosservato un paricolare: Natali è il Direttore della Galleria degli Uffizi, primo museo d’Italia e punta di diamante del Polo Museale Fiorentino. Quest’ultimo sin dal 1998 ha stretto un rapporto di concessione di taluni servizi a un pool di aziende che hanno formato un’associazione temporanea di imprese, la cui esistenza è legata proprio ai margini che si ricavano dalle mostre.
 
Parte da questi assunti una raffica di domande che sicuramente resteranno senza risposta, ma che è inevitabile che ogni persona di buon senso si ponga.
Perché il Soprintendente del Polo Museale Fiorentino (quindi capo di tutti i musei statali di Firenze) ammette che il Direttore degli Uffizi curi una mostra in spazi non statali?
Perché il concessionario deve subire una simile iniziativa che causa solo danni?
 
Perché il Direttore degli Uffizi, che ha sempre criticato le mostre che gli svuotavano il museo, stavolta è lui stesso a decidere di staccare dei capolavori assoluti (come la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto, Mosè difende le figlie di Jetro di Rosso Fiorentino e il Ritratto di Cosimo il Vecchio di Pontormo) per esporli a Palazzo Strozzi?
 
Come si può ammettere che Natali, il Direttore degli Uffizi, sia allo stesso tempo richiedente e concedente di un prestito?
La mostra è un evento, indubbiamente, ma la sede naturale di una simile esposizione non poteva che essere la Galleria degli Uffizi. Chissà quali potentati e interessi hanno spinto in un’altra (sbagliata) direzione questa straordinaria esposizione.