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18/06/14

PURO SEMPLICE E NATURALE di Gianni Caverni

"A me mi piaceva il Barocco" (sì sì, proprio a me mi) ho detto alla soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini quando l'ho rincontrata verso la fine del giro della mostra, "e la cosa era mal sopportata dalla mia professoressa di Storia dell'arte del liceo". "Lo credo bene!" ha scherzato lei. 


Andrea del Sarto - Annunciazione

In realtà alla mia veneranda età ho forse (meglio non essere precipitosi) capito perché a Firenze il barocco non ha mai davvero goduto di buona fama, e l'ho forse (appunto) capito proprio durante la presentazione e la visita di Puro semplice e naturale nell'arte a Firenze tra Cinque e Seicento, la seconda  mostra di Un anno ad arte 2014, il programma espositivo preparato con l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. 

Santi di Tito - Annunciazione

Ideata e curata da Alessandra Giannotti e Claudio Pizzorusso la mostra, chiarisce sin dal titolo della prima delle sue 9 sezioni, La novità della tradizione, quali siano le sue linee guida: sovvertire il luogo comune di una cultura fiorentina passatista ed affermare, al contrario, le novità che percorrevano anche quell'arte che fra '400 e '600 restò fedele ai propri modelli. Andrea del Sarto e Fra' Bartolomeo, che Vasari vedeva estranei alla Maniera moderna e quindi esponenti di una tendenza che a parer suo era superata e senza futuro, tornarono fondamentali, alla fine del '500, come più consoni principi stabiliti dal Concilio di Trento. 

Fra' Bartolomeo - Padre Eterno con Maria Maddalena e Caterina da Siena
Particolare
Particolare

Santi di Tito e Jacopo da Empoli vollero sottolinearne l'importanza e, a metà del Seicento, Lorenzo Lippi ed Antonio Novelli si impegnarono nell'indicare il loro ruolo fondamentale nella definizione di un'altra strada capace di essere divergente dalla "dilagante figurazione barocca".
Insomma da questa volontà di rimanere all'interno del linguaggio estetico e contenutistico precipuamente fiorentino nasce e rimane forte quello che la Acidini, in sede di presentazione della mostra, aveva definito perfettamente come "un movimento in cerca di autore, o meglio in cerca di un nome".

Bronzino - San Sebastiano
Particolare

Pittura "riformata" viene definita a volte, ma, secondo Antonio Natali non è sufficiente. "Naturalismo" allora? si rischia di confondersi con Caravaggio ed i caravaggeschi con i quali ha niente in comune almeno sul piano delle atmosfere.
"Non è una mostra facile" ha esordito Natali, ed ha aggiunto che è un bene, "perché di mostre facili ce ne sono anche troppe. Penso a quanti fiorentini sono partiti alla volta di Bologna per offrire un tributo alla Ragazza dall'orecchino di perla, quadro bellissimo sia chiaro, ma diventato oggetto di culto per via di un libro e di un film, e magari faranno chiudere senza averle viste la mostra a Palazzo Strozzi sul Pontormo e sul Rosso e questa così perfettamente sintetizzata in "Puro semplice e naturale".

Giuliano Bugiardini - Sposalizio mistico di santa Caterina (particolare)

Comunque a me mi continua a piacere il barocco. Ma ha proprio ragione Claudio Pizzorusso che suggerisce, come istruzioni per l'uso della mostra, di aver sempre a mente che si tratta di una mostra sul linguaggio, quello fiorentino.
Galleria degli Uffizi, fino al 2 novembre, www.unannoadarte.it

Carlo Dolci - Madonna del giglio (particolare)

18/03/14

PONTORMO E ROSSO A PALAZZO STROZZI di Gianni Caverni

"Protagonista è l'uomo, poco la natura, come in Michelangelo, come nel Tondo Doni che è rimasto agli Uffizi nonostante sia il padre di tutti e due" spiega Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale fiorentino, alla presentazione di Pontormo e Rosso Fiorentino - Divergenti vie della "maniera".
Si tratta della mostra che raccoglie fino al 20 luglio in Palazzo Strozzi più di ottanta opere, molte provenienti anche da prestigiosi musei stranieri come la National Gallery di Londra e di Washington. il Louvre, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, e che è facile prevedere sarà una delle mostre più visitate del prossimo panorama espositivo nazionale.
Curata da Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi, e da Carlo Falciani, docente di Storia dell'arte, la mostra che si articola in 10 sezioni, accompagna i visitatori attraverso le nuove ricerche filologiche, storiche e iconologiche che si sono sviluppate dal 1956, da quando cioè proprio Palazzo Strozzi ospitò la Mostra del Pontormo e del primo manierismo fiorentino.
La tesi dei curatori, come chiarisce il sottotitolo della mostra, è quella di sfatare l'idea di Pontormo e Rosso voci gemelle di quel periodo della Firenze artistica che il Vasari definiva "Maniera moderna": percorsi diversi e divergenti dunque che, in estrema sintesi, vedevano da una parte il primo più propenso a guardare al mondo ed in particolare all'Europa facendo lezione di artisti come il Durer e dall'altra il secondo invece rivolgere la sua attenzione alla tradizione ed alla storia artistica propriamente italiana.
A parte la somiglianza dell'ancella alla volumetria di alcune figure del Picasso neoclassico, la Morte di Cleopatra del Rosso denuncia questa impostazione attraverso l'evidente richiamo dell'Arianna addormentata, la scultura antica che nel '500 era considerata una rappresentazione di Cleopatra stessa.
Lo sviluppo della mostra, il cui allestimento è stato progettato dall'ottimo Luigi Cupellini, inizia dagli esordi nel Chiostrino dei Voti della chiesa della Santissima Annunziata nel quale si trovano i due affreschi del Pontormo e del Rosso e quelli di Andrea del Sarto, di poco più anziano eppure riconosciuto come maestro.
Si sviluppa poi, in una lettura cronologica parallela, che passa dalla Madonna delle arpie di Andrea del Sarto dalla quale partono la Pala dello spedalingo del Rosso e la Pala Pucci del Pontormo, vie appunto divergenti che porteranno quest'ultimo a diventare l'artista preferito dai Medici e il Rosso il pittore amato dai nobili fiorentini loro oppositori culturalmente e politicamente.
Durante la parentesi repubblicana i due producono opere straordinarie e dimostrative di quanto ormai li separi: la Deposizione del Rosso per Sansepolcro e la Visitazione del Pontormo per Carmignano (finalmente magnifica dopo l'accurato restauro e sotto luci perfette al contrario di quanto era nella Chiesa di san Michele, dove naturalmente tornerà a mostra finita).
"Era una mostra bella o di begli oggetti?" domandava Carlo Del Bravo ai suoi studenti di ritorno da un'esposizione: lo testimonia Natali che si augura, a ragione, che in questo caso si tratti di una mostra bella, anzi bellissima, aggiungo. "Certo che la Firenze di allora chiamò il 23enne Andrea del Sarto ad affrescare il Chiostrino dei Voti e pochi anni dopo lui chiamò a continuare il lavoro un Pontormo 22enne e un Rosso 23enne: da tempo immemorabile ormai la Firenze di oggi non da il via alla costruzione della loggia con cui Isozaki ha vinto un regolare concorso nel 1998".
Da non perdere il video che Bill Viola ha dedicato alla Visitazione di Carmignano e la documentazione fotografica dei Tableau vivant della Deposizione di Pontormo e di quella del Rosso realizzate per il film La ricotta da Pier Paolo Pasolini.
www.palazzostrozzi.org.



05/01/14

RENZI STUDIA DA GRANDUCA di Stilicone


Ad ascoltare i proclama di questi giorni pronunciati da Renzi-Radagaiso (*), così come a leggere del pagine del suo house-organ – il Corriere Fiorentino – pare che in città ci sia solo un problema: l’apertura degli Uffizi nei tre giorni in cui, per legge, la galleria dovrebbe star chiusa.

C’è una legge che lo dice chiaramente, ma lui, Renzi-Radagaiso, non intende. Lui gli Uffizi li vuole aperti, perché così incassano di più e lui può sognare di riempire maggiormente i suoi forzieri. Perché ormai è evidente che la sua volontà di scardinare il sistema delle soprintendenze ha come retroscena la partita in cui si giocano gli oltre 23 milioni di introiti che il Polo Museale Fiorentino garantisce.

L’interessamento renziano è evidenziato anche da alcune mosse:

-          la letterina scritta al ministro della Cultura Bray, affinché l’accordo del gennaio 20111 tra Bondi e lo stesso Renzi, sia cambiato nella parte che riguarda i 4 milioni che ogni anno il Polo Museale versa alla Soprintendenza consorella dei Beni architettonici, per il proseguimento dei lavori per i Nuovi Uffizi; secondo le nuove volontà di Renzi-Radagaiso ogni anno x i Nuovi Uffizi ci sarebbe solo un milione di euro, mentre gli altri tre sarebbero intercettati da Palazzo Vecchio per aprire e mantenere il nuovo Museo del Novecento di piazza Santa Maria Novella e per il mantenimento del Forte Belvedere; insomma lo Stato si farebbe carico di alcune strutture culturali civiche, mentre Renzi-Radagaiso continua a sperperare denaro per il Maggio Musicale, sempre più nella fossa.

-          La minaccia di rimpasto governativo che potrebbe riguardare proprio Bray; se ciò avvenisse Renzi-Radagaiso si toglierebbe un doppio problema perché rimuoverebbe una pedina di D’Alema nel Governo e soprattutto abbatterebbe la sponda di Tomaso Montanari, che in Bray ha trovato un megafono utile a lanciare i suoi slogan dai contenuti vacui; ora, se Bray acconsentisse al cambiamento di destinazione dei famosi 4 milioni, forse tirerebbe avanti ancora per un po’, ma il suo destino pare segnato.

Preoccupa anche l’assordante silenzio della stampa fiorentina queste manovre che avvengono alla luce del sole e con la chiara collusione di tutti. Non uno, infatti ha alzato la mano e ha rivolto domande precise a Renzi-Radagaiso per capire che intenzioni ha.

Nel bailamme provocato, si fa per dire, dalla non apertura (legalissima) degli Uffizi il 23 e il 30 dicembre scorsi, sono intervenuti in tanti, molti a sproposito, Tra questi il presidente della Commissione Cultura del Senato, Andrea Marcucci, che da bravo replicante del Renzi-Radagaiso-pensiero ha detto che “cambiare si può”. Ma siede lui in Parlamento. Se è così sicuro, batta un colpo, cambi la legge, trovi del personale aggiuntivo per la Galleria, oppure promuova una maggiore partecipazione dei privati, e nel frattempo se la veda coi sindacati, che quando la soprintendente Acidini ha tentato di mettere un po’ più di ordine negli ingressi al Vasariano, è stata crocifissa.

Di certo, come sottolineato dal Direttore della Galleria, Natali, all’estero i grandi musei son chiusi molto più degli Uffizi e nessuno si lamenta. Forse perché oltre i confini nazionali non c’è Renzi-Radagaiso?

*  Condottiero ostrogoto, capo di una vasta coalizione di tribù germaniche che invase l'Italia tra la fine del 405 e gli inizi del 406 e che devastò L'Emilia e la Toscana e assediò Fiesole. Intervenne allora il generale Stilicone, che, al comando dell'esercito romano, rafforzato da schiavi liberati e da truppe ausiliarie guidate dall'unno Uldino e dal visigoto Saro, inflisse una sconfitta decisiva al nemico nei pressi di Fiesole (23 agosto 406), precisamente a Montereggi vicino alle Caldine. Radagaiso abbandonò l'esercito e tentò la fuga portandosi dietro l'abbondante bottino; fu catturato e messo a morte presso Firenze (ndr).

26/12/13

DIETROOOOFRONT! di Gianni Caverni

DietrooooFront! Certamente l'idea bellissima di Giovanna Giusti non ha bisogno della bruta secchezza dell'ordine impartito a squarciagola da un tenente qualsiasi. E praticamente senza il minimo dubbio nella tredicesima edizione di I mai visti, l'esposizione voluta da Gli amici degli Uffizi che ogni anno per le feste natalizie propongono opere d'arte meno conosciute provenienti dalla riserva della Galleria, almeno metà delle opere in mostra sono davvero mai viste.
Il lato nascosto delle collezioni è il sottotitolo della mostra che, nella sala delle Reali Poste fino al 2 febbraio, offre l'inconsueta vista anche dell'altra parte di un quadro: se insomma i tagli di Fontana suggerivano l'imperativo moderno di andare oltre la superficie delle cose Giovanna Giusti e Antonio Natali ci propongono di ribaltare proprio il punto di vista svelando al grande pubblico il mistero dei pentimenti dell'artista, le sue incertezze, gli oscuri segni di secoli di inventari, le dediche, le poesie e le prose che hanno accompagnato segretamente la vita di queste opere.
E si apre un universo sconosciuto e affatto umano costellato di immagini e segni che testimoniano sia le debolezze degli artisti come la perentorietà di classificazioni destinate ad essere comunque temporanee, come i pensieri e i sentimenti degli autori.
E' vero che nessuno dei visitatori può vedere cosa celi il retro di una tela o di una tavola, giacché la faccia che a lui si mostra è quella nobile. La parte posteriore resta un mistero. In questo senso l’esposizione odierna sarà anche un bel divertimento intellettuale scrive Antonio Natali nell'agile catalogo, edito da Sillabe, che accompagna la mostra.
E Giovanna Giusti definisce la mostra un'occasione per entrare nel mondo degli addetti ai lavori, per vedere le opere come a noi storici dell'arte che lavoriamo nei musei è dato fare, associando all'aspetto iconologico, privilegiato alla vista e fondamentale nella comprensione dei contenuti che abbracciano i dati storico-sociali, anche la decifrazione dei segni che ogni opera, a tutto tondo, si porta addosso.