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13/02/17

CORPO E ANIMA di Gianni Caverni

CORPO E ANIMA
Vania Paolieri
dal 18 febbraio al 3 marzo
Studio Bong
via Calimaruzza 10r
Firenze
Inaugurazione sabato 18 febbraio alle 18,30

Vania, madonna bona, che brava che sei diventata!
Allora ci correvano fra noi solo 12 anni, adesso saranno almeno 30!
Nel senso che allora ero un giovane professore di 25 anni che provava ad insegnarvi arte e forse un po' di merito (colpa?) nella tua scelta di diventare artista, pittrice, è anche mio/a!
Ma tu dipingendo hai fatto come spesso fanno gli artisti che invecchiano meno degli altri e, dalla forza che vedo nei tuoi quadri informali, mi sa che sei invecchiata meno anche di me.
Ho sempre pensato che dipingere con i quadri stesi orizzontalmente, come fai tu, sul pavimento dello studio, fuori, sull'erba, sulla ghiaia, sul cemento sia una cosa bellissima, intrisa di un sottile sentimento insieme pieno di modestia e di bella presunzione: il pavimento, il suolo, la terra sono il punto più in basso che si trova nelle vicinanze, sotto non si può andare a meno di scavare.
Vuol dire, per me, partire dall'inizio, dalle fondamenta, nessuno è capace di costruire la più modesta delle case, come la più sontuosa, se non partendo dal basso; e la pittura, come tutto il resto che chiamiamo vita, non è forse un modo per costruirsi?
Non voglio certo dire che la pittura realizzata in verticale, quasi tutta del resto, sia inferiore: me ne guardo bene! Dico solo che dipingere per orizzontale mi è sempre piaciuto di più e con gli altri artisti che lo fanno ho sempre sentito una sorta di forte vincolo di fratellanza.
E poi mi sembra che sia tutto più comprensibile e immediato: la tela è la terra e “la terra è bassa” recita uno dei più diffusi luoghi comuni, quasi un mantra, di tutti coloro che si dedicano ai piaceri e alle fatiche dell'orto. E se dunque dipingere a terra comporta di solito una fatica maggiore per altro regala il piacere, come per l'orto, di veder “spuntare” e crescere le sue delizie. E poi: è indispensabile per il pittore allontanarsi dalla tela per riuscire a vedere l'insieme dell'opera e non solo il particolare. Ma se si sta dipingendo in terra l'allontanarsi dalla superficie su cui si lavora ha sempre un limite tassativo che è quello dell'altezza dell'autore, almeno fino a che l'opera resta orizzontale. Insomma mi sembra più naturale, è proprio il caso di dirlo: a misura d'uomo!
E la bella presunzione? Beh sta tutta proprio nel voler “rifare” la terra, ridisegnarla, tingerla dei colori bellissimi ed intensi che usi tu Vania; è come affermare con speranza indomita “possiamo farla migliore”, possiamo farci migliori. Possiamo, sì, possiamo.

Non a caso citi il Courbet della carnale, primaria, “Origine del mondo” e ne presenti la tua versione personale con una serie di variazioni coloristiche: possiamo sì generare, generarsi, e soprattutto rigenerarsi.
Brava Vania.

01/07/16

QUERIDA, FOTOGRAFIE DI IRENE TRANCOSSI di Gianni Caverni


In mostra per tutto il mese di luglio 2016 all'Hotel Cellai, via 27 Aprile 14, 52/r, Firenze.

QUERIDA, sarebbe cara: fotografie di Irene Trancossi che riguardano due sorelle, Irene, la fotografa, e la sorella, più grande. Fotografie accurate ed accorate, fotografie forti di rapporti.

Fin qui ventisette parole, delle quali diciannove contengono almeno una ERRE. Irene (nene.trancossi@gmail.com) è una fotografa giovanissima che sta ancora studiando ad un'accademia di belle arti di Firenze. Ma tornando alle ERRE, ho cercato con attenzione le parole adatte perché Irene ha una meravigliosa erre moscia che potresti affilarci i coltelli e mi piacerebbe sentirla leggere a voce alta le prime tre righe. Le ho chiesto se anche sua sorella, coprotagonista di queste davvero splendide foto, ha la stessa erre moscia: mi ha detto di sì.

Irene è di Fidenza, a due passi da Parma, e così sua sorella; mi assicura un'amica che vive da quelle parti, che in zona praticamente tutti o quasi hanno quest'erre così generosa, un po' come a Parigi, e non è un caso.

Sorellanza: “il rapporto naturale tra sorelle, e il vincolo d’affetto che le unisce”, così recita il Vocabolario Treccani on line. Decisamente meno diffuso di fratellanza il termine si è andato però costantemente affermando a partire dagli anni '70 ed ha acquistato, come l'omologo maschile, un significato più generale che va oltre al lo stretto legame di sangue: la sorellanza è ormai il vincolo di solidarietà che unisce le donne di tutto il mondo che rivendicano i loro diritti e l'attenzione ai loro problemi.

Ma qui la spiccata somiglianza fra le due sorelle fa scattare ad Irene immagini nelle quali la grande attenzione ai valori estetici si sposa alla manifestazione di sentimenti che affondano nei più forti e belli legami di sangue. E la loro somiglianza si presta ad un significativo gioco di scambio di persona e così l'una sembra riflettersi in un vetro che invece rimanda il volto dell'altra e solo immergendosi con attenzione nelle immagini è, forse, possibile cogliere le loro leggere differenze. 

Ma la somiglianza, certamente reale ma qui attentamente ricercata, non può che suggerire un'unione profonda, quasi un'identità rivendicata.


Gianni Caverni

20/06/16

UN ATTIMO PRIMA DI GIULIO ARCANGELI

Dal 20 al 26 giugno, Ristorante India (chiuso il martedì), 
via Gramsci 43A, Fiesole.



inaugurazione lunedì 20 giugno alle 19,30

Cosa sono, a che servono? Per chi li mette sono sempre un tragico ricordo, e spesso per lungo tempo vengono sostituiti perché restino sempre freschi. Ma il tempo passa per tutti, anche per il dolore, e alla fine vengono definitivamente sostituiti con delle copie di plastica.

Giulio Arcangeli partecipa anche quest'anno a “Mi espongo” dopo il successo raccolto l'anno scorso con le immagini scelte come le più belle dallo staff del ristorante India.
Senz'altro, a prima vista, o meglio a prima riflessione, queste fotografie hanno un amaro retrogusto: Giulio si è fermato (a volte anche no) per testimoniare la presenza, in molte, se non in tutte (purtroppo), le strade d'Italia di un segno inequivocabile. 

Al centro del suo interesse sono stati i fiori che, lungo i margini dell'asfalto, vengono collocati il più delle volte dove sono morti dei giovani, recisi come fiori da un destino atroce e spesso da una guida imprudente.

Mai UN ATTIMO PRIMA avrebbe potuto essere così decisivo!

Ma Giulio sembra non voler cogliere l'abisso di tristezza che ha accompagnato ed accompagna coloro che questi fiori hanno collocato e rinnovato: “C'è in fondo anche qualcosa di sereno in questi segni laterali – dice – così pieni di colore e di amore”.

E forse c'è anche la speranza di chi è stato così duramente ferito negli affetti che il sacrificio dei loro cari possa essere da monito e da affettuoso suggerimento di prudenza.

I motociclisti, le auto e i ciclisti che si vedono passare accanto a quei fiori nelle foto di Giulio segnalano la vita che va avanti e che per farlo deve far sbiadire il dolore.

Per fortuna.

E viene di cantare “On the road again” con i Canned Heat.


Gianni Caverni

direttore artistico di “Un attimo prima”

09/06/16

CRISTINA DUYANJ E IL SUO "ATTIMO PRIMA"


“Il blu in molte delle mie fotografie è il protagonista, è il colore che ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella mia vita” dice Cristina Dujany piantandomi addosso i suoi occhi azzurro intenso. E' vero. A partire dalla foto che la ritrae seduta sulla pescaia di Santa Rosa a pochi passi dall'acqua dell'Arno. Ma sopratutto sotto un cielo intessuto di nuvole oltre le quali il blu domina.

E' forse il punto di partenza, quello. Cristina si solleva per uscire metaforicamente da quell'inquadratura, da quell'autoscatto, per “addentrarsi nel sogno”. L'estrema definizione delle sue immagini, l'esasperazione dei contrasti di colore costruisce un insieme nel quale non si fa fatica a perdere di vista la realtà per lasciarsi andare in un flusso di sguardi che certamente appartengono più al sogno.

Come proprie del sogno sono le “incoerenze” geografico/temporali. In un attimo si passa dalla pescaia sull'Arno alle rive della Dora Baltea che attraversa Ivrea. 

Per giungere al sole che affoga nel mare di Livorno, e alla purezza distillata della grande pozza sulla Terrazza Mascagni, sempre a Livorno. 

Fino a quel “mare d'inverno” tutto d'argento, e alle due ochette che navigano in un luogo a me particolarmente caro, il lago prospiciente il tempietto egizio del parco voluto da Frederick Stibbert per completare il suo sogno di farne, con la villa di Montughi, il “suo museo”.

Tanta acqua dunque, e che Cristina ne sia consapevole o no, l'acqua ha un fortissimo valore simbolico. L'acqua è la purezza, la fertilità, è "fonte della vita" e collegata a molti miti. Nella tradizione taoista, l'acqua è considerata un aspetto della saggezza, perché assume la forma del contenitore senza averne una sua propria. Si muove lungo il percorso di minore resistenza, senza sforzo o violenza, ma seguendo le leggi della natura. 

Nei Tarocchi l'acqua è nel segno delle coppe, simboleggia le emozioni, l'intuizione e il flusso di energia interconnesso tra le entità viventi.
Tanto cielo, e fitti intrecci di rami, e il suo corpo sottile che a sua volta si intreccia coi segni di un murale.

Firenze, Livorno, Siena, Ivrea, la Val d'Aosta e altro sono delle quinte. Sono il “fuori”, l'unico varco possibile che Cristina indica per raggiungere il “dentro”.


Gianni Caverni

28/05/16

"LA PAZZA GIOIA", BOTTA E RISPOSTA CON LIETO FINE di M. e Gianni Caverni


SCRIVE M. SU FB IL 26 MAGGIO

La nutella di Virzì
So già che sarò impopolare ma a me "La pazza gioia" di Virzì non ha fatto per niente impazzire. E la ragione per cui lo dico è che questo ultimo film ha il difetto di fondo di quasi tutti gli altri suoi film: è così vero da essere finto.
Mi spiego. I film di Virzì non sono fatti per raccontare una storia o innescare una riflessione ma per far piangere, far provare allo spettatore emozioni elementari e violente. La via attraverso cui il regista cerca di ottenere questo effetto sono i temi, che sono sempre troppo facili. In questo caso, la forza del legame tra una madre e figlio, la malattia mentale, l'amicizia, la disumanità della burocrazia. Tuttavia, non ancora non abbastanza sicuro di far piangere, Virzì spinge quel tema all'estremo, lo inzuppa nel pathos, nel dramma, nell'esasperazione da non lasciare più scelta: chi non piangerebbe davanti a una mamma a cui viene impedito di abbracciare il suo bambino?
Il problema è che in questo modo il sentimento, nelle sue mani, diventa sentimentalismo, il dramma melodramma, la semplicità semplicismo. Dal momento che tanta tristezza va alternata con un sorriso, Virzì cerca anche qualche effetto comico ma l'ombra di grossolanitá che sempre incombe sui sui film svilisce quel sorriso e lo tramuta in caricatura. Come una caricatura, in fondo, è titolo, con l'allusione ai momenti di gioia di chi è pazzo.
Nel film ci sono, è vero, alcune battute carine, qualche bella trovata narrativa, la regia è inteligente ma non sono mai riuscito a togliermi il fastidioso dubbio che tutto fosse poco sincero e piuttosto paraculetto. La citazione di Thelma&Louise riassume bene il resto: è troppo esplicita, troppo scoperta, troppo telefonata per non essere un espediente retorico.
Se Virzì fosse un cuoco, io me lo immagino dedito a fare dolci solo a base di nutella: sarebbero dolcissimi, piacerebbero a tutti, tutti li comprerebbero nonostante il loro sapore sia, di fondo, dozzinale e finto.

MIO COMMENTO AL POST DI M. IL 27 MAGGIO
Ad essere sincero aspettavo che lo dicesse qualcuno dei miei amici, insomma era nell'aria, non poteva mancare. Hai vinto tu, sei arrivato per primo, ma non so se congratularmi con te visto che a me il film di virzì é piaciuto anche più che molto e che invece nelle tue parole ho trovato una qualche sensazione di "falso", inteso come un bisogno di uscire dal coro (e convengo con te che il coro é spesso un po' sospetto). Bisogno che in questo caso leggo come una debolezza, un indulgere ad un certo narcisismo. 
Martino, io "la pazza gioia" l'ho visto il primo giorno di uscita, ma ho aspettato a scriverne anche sul mio blog. Perché? Perché anche io non amo i cori, ecco. Ma, sono vecchio e magari finisco per diventare un po' saggio anche io. Ebbene: capita che i cori possano anche avere ragione, non é frequente ma puó capitare e questo mi sembra proprio il caso e mi ci infilo volentieri. Per me questo é un film bellissimo e sanamente controtendenza rispetto al renzismo imperante ma questo é un argomento complicato e la chiudo qui, almeno per ora. 
Scusa M. per queste parole franche ma ti voglio troppo bene per non essere sincero.
Ps: riuscire a far fare così bene a Valeria Bruni Tedeshi una parte così lontana dai suoi consueti cliché non deve essere stato un affare da poco. Fosse solo per questo Virzì for ever!

M. ANCORA IL 27
Caro Gianni Caverni,
Il tuo commento mi sorprende non poco. Se non ho capito male se a uno non piacciono i film che sono piaciuti a te deve essere zittito con allusioni personali molto poco eleganti e poco affettuose. Altrettanto sorprendente è la conc
ezione delle opinioni minoritarie: sono solo strumentali e servono, se non ho capito male, a distinguersi. Il paragone è esagerato, lo so, ma sulla base del tuo ragionamento gente come Mandela era mossa solo dal narcisismo. 
Ti posso assicurare che non c'è niente in me di più lontano, appunto, dall'indulgenza narcisistica. Se non l'hai capito, significa che mi conosci poco. Anche perché uno che fa quello che fa il coro con il segno opposto, è un anticonformista apparente e non è libero, dal momento che orienta i propri comportamenti in base ai comportamenti altrui. In altre parole, è un cretino.
Io non avevo nessun secondo fine quando ho osato esprimere questa opinione. Ho trascritto quello che il film mi ha suscitato con l'intenzione di confrontarlo con tutte le altre persone che l'avevano visto. Tutto qui. Non c'erano specchi di mezzo ma solo curiosità per le opinioni altrui - e quel "so di non essere popolare" intendeva essere un modo per scusarmi se qualcuno avesse trovato le mie parole fastidiose. 
È vero, sono più giovane di te, e tu avrai di certo più esperienza della vita. Dì sicuro, però, ho imparato che quando non si è d'accordo con qualcuno, è meglio rispondere attenendosi al merito e mai scendere sul piano personale mescolando il carattere e, cosa ancora più scorretta, il piano professionale. Ho anche imparato che se c'è qualcosa che mi infastidisce, io uso il telefono e non la bacheca di Facebook. E questo perché non ho bisogno di spettatori. Mi sentirei un narciso, a farlo




STRALCI DI MESSAGGI PRIVATI SEGUENTI

Caro M., trovo gli equivoci piuttosto divertenti da un po' di tempo in qua. Mi scuso se ti ho offeso e capisco anche che essere stato sincero non rende ció che dico più accettabile. Voglio solo aggiungere (...) che indulgere ad un po' di narcisismo non lo considero che un peccato veniale al quale certo non sfuggo, Basta che la misura sia sotto controllo. Spero di non aver troppo incrinato la nostra amicizia (...) Comunque ti abbraccio sinceramente

Ma no, non mi hai offeso. Una volta che ho finito di scrivere mi sono messo a riflettere su come questo strumento ci renda intolleranti e irritabili.

Magari quando capiti a firenze vediamoci, dai!

Ok, volentieri. Si va a rivedere La pazza gioia!!!

Hahaha, ok, aggiudicato!

16/05/16

A FIESOLE LARA E UN PAESAGGIO DEVASTATO

Dal 16 al 22 maggio, Ristorante India (chiuso il martedì), 
via Gramsci 43A, Fiesole.


inaugurazione lunedì 16 maggio alle 19,30


Si chiama Lucie. Abita a Basilea, è la compagna del nonno ottantasettenne di Lara Conama Mumenthaler, la giovane fotografa che questa settimana espone per “Un attimo prima”. Un attimo prima e un attimo dopo di un tragico vuoto che si rinnova ogni giorno.

Lara ha scattato queste foto un mese fa, nella loro casa, ma nel frattempo suo nonno e Lucie si sono dovuti separare temporaneamente perché lui ha subito un'operazione al cuore e non è in grado di accudirla.

Erano stati fidanzati da ragazzi, molti anni fa, poi si erano persi. Ognuno è andato per la sua strada che li ha portati entrambi a sposarsi e ad avere una bella famiglia numerosa: Lucie cinque figli, il nonno 4.

Si ritrovano dopo molti anni, vedovi tutti e due e decidono di condividere il resto dei loro giorni.
Bello no? Una bella storia.

Lei, Lucie, questa storia non la sa più. Lucie è uscita dalla sua vita, ha l'Alzheimer. Dentro ha un paesaggio devastato.

Lara l'ha fotografata con infinito rispetto, e non è facile.
Non è facile entrare in tanta distruzione in punta di piedi eppure con la consapevolezza di affrontare una questione tanto dolorosa quanto purtroppo esatta, senza sfumature. Soprattutto senza negare la realtà nel tentativo di non farla esistere, o almeno di non farla esistere del tutto, di conservare chissà dove almeno un po' di speranza.

Lara è capace, e non è da tutti, di fare un reportage, sereno ed affettuoso, sulla malattia.
La casa, ordinata con cura, non è mai una gabbia nella quale Lucie è prigioniera. La sua prigione, la sua gabbia sta dentro di lei. 

La casa è uno scudo, una protezione, come lo sono le molte attenzioni del nonno, quel bel mazzo di tulipani al centro del tavolo, il gioco al quale nonostante tutto Lucie si dedica, l'Engadiner Post che legge, o almeno ci prova, con serena pazienza, quella tazza di tè, quella luce chiara e discreta, quelle tende candide.

Gianni Caverni

Direttore artistico di “Un attimo prima”




09/05/16

PAREIDOLIA DI FULVIO PETRI A FIESOLE di Gianni Caverni

Dal 9 al 15 maggio, Ristorante India (chiuso il martedì), 
via Gramsci 43A, Fiesole.

inaugurazione lunedì 9 maggio alle 19,30

FULVIO PETRI: UN ATTIMO PRIMA

Più di tre anni fa fui felice di presentare “PAREIDOLIA”, la prima mostra che Fulvio Petri fece a Scandicci. In occasione di “Un attimo prima” l'artista ripresenta lo stesso argomento, ovvero una collezione, aggiornata, di “figure” trovate dopo essere state realizzate dal caso. Certamente a pieno titolo questi scatti rientrano nel tema di “Un attimo prima” perché sarà stato sufficiente un colpo di vento o alcune gocce di pioggia per trasformarle e rendere irriconoscibili.

Non posso far altro quindi che riproporre le stesse mia parole di allora:
“Pareidolia?
Su la testa? Se si tratta di una questione di dignità siamo d’accordo. Ma giù la testa (...) può voler dire, come nel caso delle foto di Fulvio Petri, cercare, e trovare, piccoli tesori che sono lì sotto il nostro naso ma che buona parte di voi, come me del resto, non vedete, vediamo, quasi mai. Fazzoletti di carta sfiniti, rughe dell’asfalto, foglie morte, sacchetti buoni solo per il cassonetto dell’indifferenziata, pozzanghere, insomma tutto un campionario di oggetti dispersi e abbandonati prendono vita per diventare cantanti, madonne, contrabbassisti, bambini, felini, creature demoniache. Erano già lì queste creature, ma solo attraverso lo sguardo di Fulvio si sono manifestati. (...) L’esempio più semplice e scarno ci viene dalla LumacaFoglia: una foglia appunto, di quale pianta non sappiamo, di quelle che se ne vedono a migliaia per terra, ha il gambo sollevato che quindi proietta un’ombra in terra, il gambo e la sua ombra diventano le due tipiche antenne della lumaca, tutto qui. Si ma solo Fulvio se ne è accorto, solo lui ha svelato il trucco, ha aperto la cassaforte di una realtà reale ed immaginaria nello stesso momento. Una creatura degli abissi marini si rivela essere invece solo la parte anteriore di auto, lì sotto gli occhi di tutti ed invece segretamente a disposizione di chi sa vedere e non si accontenta mai di guardare solamente (...) 

“Il caso è il solo sovrano legittimo dell'universo” afferma Honoré De Balzac, e le fotografie di Fulvio Petri ne sono una conferma schiacciante perché il caso era lì, era pronto, bastava solo riconoscerne l’importanza e parallelamente la superiorità. 

Già (…) vi sento avanzare il dubbio che magari, anche solo con un piede, abbia spostato qualcosa, anche di poco, per far apparire una “Pietà”, povera ma michelangiolesca, da un fazzoletto di carta inzuppato d’acqua sull’asfalto. 

Non è così, tutto quello che vedete e che vi sta divertendo molto, è stato solo scoperto da questo geniale esploratore di continenti infinitesimali ma ricchissimi. 

“La pareidolia è l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale” spiega Wikipedia, a chi come me, non ne sapeva nulla. Non si finisce mai di imparare; e non si finisce mai di stupirsi e divertirsi davanti a queste foto”.
Gianni Caverni

direttore artistico di “Un attimo prima”