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30/05/16

ELEONORA TOLU, UN ATTIMO PRIMA DI COMINCIARE, A FIESOLE


Uno stecchino da denti, qualche aculeo di istrice, una pinza, un metro, un mozzicone di lapis 2B, un coltello Opinel, forbici, pennarelli, un paio di occhiali da presbite, un diapason e un monte di altre cose.

Su quel tavolo c'è il mondo, il mondo di chi fa con le mani, non solo con le mani ma certamente anche con le mani.
E su tutto un bel silenzio.
E' lo stesso silenzio al quale Eleonora Tolu ci aveva introdotti già un anno fa con le immagini di “Dal martedì alla domenica” con le quali aveva partecipato alla seconda edizione di “Mi espongo”. Ma stavolta non si tratta del silenzio di un luogo “sacro” come la Galleria degli Uffizi. Eppure anche il silenzio che intride le fotografie di “Un attimo prima di cominciare” racconta di una qualche altra sacralità. Quella dell'artista e dell'artigiano che si sta per mettere a lavorare e si guarda intorno, accarezza con lo sguardo gli oggetti e gli utensili che conosce così bene, che sa come prendere e come usare e che sanno rassicurarlo.

E' quel disordine bello a fare da protagonista; Eleonora sa catturarlo, spiegarlo, abbracciarlo, in ultima analisi condividerlo perché sa bene che è indispensabile.
La luce che filtra da una finestra e sfiora la polvere posata sul vecchio mobile da lavoro, che fruga rispettosamente nel cassetto semiaperto, è quella radente del sole del mattino che entra con molto tatto in quel momento così delicato che è il cominciare il lavoro consueto.

Saranno almeno cento i pennelli appesi in quella teoria addossata al muro, di tutte le forme e grandezze, piatti, rotondi, con quel gioco di sfumature color crema dei manici di legno e delle setole e le tenui macchie di ruggine e di pigmenti. Sotto i barattoli di vetro, forse ex sottaceti, e i bicchierini di plastica coperti col domopac chiuso da un elastichino.

Volendo definire il fil rouge del fotografare di Eleonora Tolu non potrei che usare la parola “rispetto”.

Gianni Caverni

Direttore artistico di “Un attimo prima”

09/05/16

PAREIDOLIA DI FULVIO PETRI A FIESOLE di Gianni Caverni

Dal 9 al 15 maggio, Ristorante India (chiuso il martedì), 
via Gramsci 43A, Fiesole.

inaugurazione lunedì 9 maggio alle 19,30

FULVIO PETRI: UN ATTIMO PRIMA

Più di tre anni fa fui felice di presentare “PAREIDOLIA”, la prima mostra che Fulvio Petri fece a Scandicci. In occasione di “Un attimo prima” l'artista ripresenta lo stesso argomento, ovvero una collezione, aggiornata, di “figure” trovate dopo essere state realizzate dal caso. Certamente a pieno titolo questi scatti rientrano nel tema di “Un attimo prima” perché sarà stato sufficiente un colpo di vento o alcune gocce di pioggia per trasformarle e rendere irriconoscibili.

Non posso far altro quindi che riproporre le stesse mia parole di allora:
“Pareidolia?
Su la testa? Se si tratta di una questione di dignità siamo d’accordo. Ma giù la testa (...) può voler dire, come nel caso delle foto di Fulvio Petri, cercare, e trovare, piccoli tesori che sono lì sotto il nostro naso ma che buona parte di voi, come me del resto, non vedete, vediamo, quasi mai. Fazzoletti di carta sfiniti, rughe dell’asfalto, foglie morte, sacchetti buoni solo per il cassonetto dell’indifferenziata, pozzanghere, insomma tutto un campionario di oggetti dispersi e abbandonati prendono vita per diventare cantanti, madonne, contrabbassisti, bambini, felini, creature demoniache. Erano già lì queste creature, ma solo attraverso lo sguardo di Fulvio si sono manifestati. (...) L’esempio più semplice e scarno ci viene dalla LumacaFoglia: una foglia appunto, di quale pianta non sappiamo, di quelle che se ne vedono a migliaia per terra, ha il gambo sollevato che quindi proietta un’ombra in terra, il gambo e la sua ombra diventano le due tipiche antenne della lumaca, tutto qui. Si ma solo Fulvio se ne è accorto, solo lui ha svelato il trucco, ha aperto la cassaforte di una realtà reale ed immaginaria nello stesso momento. Una creatura degli abissi marini si rivela essere invece solo la parte anteriore di auto, lì sotto gli occhi di tutti ed invece segretamente a disposizione di chi sa vedere e non si accontenta mai di guardare solamente (...) 

“Il caso è il solo sovrano legittimo dell'universo” afferma Honoré De Balzac, e le fotografie di Fulvio Petri ne sono una conferma schiacciante perché il caso era lì, era pronto, bastava solo riconoscerne l’importanza e parallelamente la superiorità. 

Già (…) vi sento avanzare il dubbio che magari, anche solo con un piede, abbia spostato qualcosa, anche di poco, per far apparire una “Pietà”, povera ma michelangiolesca, da un fazzoletto di carta inzuppato d’acqua sull’asfalto. 

Non è così, tutto quello che vedete e che vi sta divertendo molto, è stato solo scoperto da questo geniale esploratore di continenti infinitesimali ma ricchissimi. 

“La pareidolia è l'illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale” spiega Wikipedia, a chi come me, non ne sapeva nulla. Non si finisce mai di imparare; e non si finisce mai di stupirsi e divertirsi davanti a queste foto”.
Gianni Caverni

direttore artistico di “Un attimo prima”

21/03/16

BONFITTO IN MOSTRA PER "UN ATTIMO PRIMA"

Dal 21 al 27 marzo, Ristorante India, via Gramsci 43A, Fiesole.
inaugurazione lunedì 21 alle 19,30

DAMIANO BONFITTO
UN ATTIMO PRIMA DI VIVERE

Damiano è uno di quei fotografi che il tema lo prende davvero sul serio: ogni scatto che ha scelto è davvero un attimo prima e di cosa lo si capisce senza l'ombra del minimo dubbio.

L'attimo prima del tuffo, dell'apertura completa della porta del treno, dell'amore, sia quello che si fa in due che quello solitario, della telefonata tanto attesa, del buio dopo il soffio sulla candela accesa, del forte colpo sulla pallina da tennis, del volontario lasciare inerpicarsi in cielo di un palloncino candido come un fumetto non scritto, ossia come le parole non dette.

Mi piace segnalare nella foto della porta del treno che è lì bello pronto a scendete un tizio con un sacchetto in mano, mi piace chiedermi che cosa ci sarà dentro (una bottiglia per un invito a cena? Un regalo per un compleanno? Un mazzo di cavolo nero trovato in offertissima al mercato?). E la ragazza dietro? Sembra giovane, sarà senz'altro carina non solo per il viso che spunta sotto un casco da bicicletta.

Torna a casa? Raggiunge il luogo da cui ha deciso di partire per un'energica pedalata fra le nostre colline? Che bici avrà? Quelle da città con il cestino davanti, o una supertecnica per arrampicate su sconnessi sentieri nel bosco? Sarà sola? No. E invece sì, che non ha bisogno di nessuno lei.

Mi piacciono le foto così, lo ammetto. Che sono un frammento di un racconto del quale finisci volontariamente per essere l'autore, certo effimero ma divertito. O almeno incuriosito.

Sta per esplodere il colpo di pistola lo starter, se non mi sbaglio la quinta corsia è riservata ai favoriti (ma mica ne sono sicuro), bah! mettiamo che sia così: sotto quella cuffia nera e dietro gli occhialini il nuotatore tende tutti i muscoli pronto alla partenza che se è fatta bene è già metà corsa.
E' questione di un attimo, quasi sempre poi è questione di un attimo.

Un bianco e nero smagliante per raccontare con più forza proprio quel momento lì, quello esatto, quello che subito sparisce, quello a cui non fai caso e quello che ti violenta per sempre.
La fotografia è l'arte più simile alla realtà? Ma no davvero! Secondo me non c'è niente di più “astratto” di una fotografia perché la realtà è fatta di tempo e la foto invece non ha tempo, in tutti i sensi: non ha tempo perché lo scansa, lo annulla, lo svuota e perché in fondo non ha tempo da perdere col tempo. Se non quello da coordinare con l'apertura del diaframma.

Gianni Caverni
direttore artistico di Un attimo prima

29/02/16

ELISA TORSELLI: UN ATTIMO PRIMA DI ARDERE

Dal 29 febbraio al 6 marzo, Ristorante India, via Gramsci 43A, Fiesole.
inaugurazione lunedì 29 alle 19,30

Elisa mi ha certamente reso le cose più facili: queste righe sono piene di parole sue. Parole che, per fortuna, ci offrono un ottimo cocktail di gioventù (ha 22 anni!), freschezza e voglia di bei progetti.

“La mia passione per la fotografia è nata indicativamente intorno al 2011, in parallelo alla passione per il teatro”.
“Il mio impellente bisogno di rifugiarmi nell’arte, e di fotografare in particolare, nasce dalla ricerca inquieta di sprazzi di bellezza nel quotidiano”.

“Ho scelto Un attimo prima di ardere per comunicare quelle folgorazioni di rara bellezza che contribuiscono all’ardore immediato del mio cuore. La mia sensibilità fotografica è alla costante ricerca di emozioni, di fremiti, non di paesaggi pacifici”.

“Io vedo quello che sento. E sento quello che mi emoziona. E fotografo quello che vedo, nel modo in cui lo sento”.

“Il mio scopo è quello di esprimere un autentico sentire, e di arrivare a un punto tale che s’abbia a dire di me sente profondamente, sente ardentemente”.

“Il tema della mostra facilita notevolmente questo scopo, perché catturare un attimo prima di risveglia nel fotografo la percezione attenta dello spazio, il senso ritmico, la creatività simbiotica”.

“Fissare l’attimo permette di sospendere e contemplare quella sensazione che nella vita inevitabilmente defluisce e si fa ricordo nel momento stesso in cui la percepiamo. Con “Un attimo prima di ardere” ho tentato di fissare quei momenti che condensano un’energia sempre in movimento, anche quando presentano una forma apparentemente statica; è il caso del barometro o del profumatore”.

“Ma anche nei ritratti ho cercato di riportare quel che ho imparato a teatro: lo stop come momento che raccoglie energia e ardore; il corpo vivo, fermo in una posizione, è assolutamente in movimento, in continuo tremore, in esso l’energia è pronta a riversarsi nel gesto che verrà”.

Ecco: cosa avrei potuto scrivere di diverso e di migliore di questo entusiasmo?
Mica me li ricordo più i miei 22 anni!


Gianni Caverni


direttore artistico di “Mi espongo”

15/02/16

RICCARDO MONGIU IN MOSTRA A FIESOLE

“Nel 2007 grazie ad una fortuita quanto inaspettata occasione, riceve la sua prima reflex. Tra l'aprire la scatola e far scattare l'amore per la fotografia si frappone solo il debole sigillo in carta della sua Canon 350D con obiettivo 18-55.
(…)
Il suo obiettivo: fare una foto che gli piaccia davvero.
Passa il tempo, cambia diverse cose nella sua attrezzatura, ma conserva il primo amore, quella Canon 350D con il 18-55.”

Così si presenta Riccardo, 48 anni, informatico, romano di nascita, da 27 anni fiorentino, il cui cognome la dice lunga sull'origine della sua famiglia.

Un attimo prima. Fermo immagini tra presente e passato è il titolo sotto il quale raggruppa le 11 fotografie con le quali partecipa alla terza edizione i “Mi espongo”, il concorso fotografico organizzato dal Ristorante INDIA di Fiesole (dal 15 al 21 febbraio, locandina) Immagini che non hanno, per la maggior parte, bisogno di alcun titolo o nome. Sono solo attimi transitori che lasciano a chi le guarda la piena
immaginazione nello svolgimento.
Nelle 11 foto, solo i numeri che le contraddistinguono e le “classificano”, il resto è dato unicamente all’interpretazione personale.

Sono senz'altro immagini intense realizzate con grande maestria, dalla sensuale danza del fumo, al lavoro di una parrucchiera (?) assai pop, all'ingresso di un hotel alla cui porta in direzioni opposte vanno un uomo e una donna, citazione colta del finale di “Grand Hotel”: Gente che va, gente che viene.


Ma, lo confesso, la foto che più mi ha colpito è la rappresentazione, semitragica e tuttoironica dell'autore intento a meditare con una certa leggerezza sostanziale eppure con una grevità formale su una sorta di suicidio improbabile, più messo in scena che realizzabile: la pistola che Mongiu si punta alla tempia è per fortuna solo una fotografia. 

E' per davvero l'arma “giocattolo” per antonomasia. I toni drammatici del bianco e nero stanno al gioco “cucinando” un'immagine, adatta a fini palati, nella quale tutto mi sembra perfettamente bilanciato.

Gianni Caverni
direttore artistico di “Mi Espongo”


08/02/16

"UN ATTIMO PRIMA" DI EUGENIO QUATTRINI AL RISTORANTE INDIA DI FIESOLE

Da oggi, lunedì 8 febbraio, fino a domenica 14 (chiuso il martedì) le fotografie di Eugenio Quattrini per la terza mostra dei partecipanti alla terza edizione del concorso fotografico "MI ESPONGO" indetto dal ristorante India di Fiesole (via Gramsci 43,) che ha individuato il tema "UN ATTIMO PRIMA".
Oggi, per l'inaugurazione è previsto un buffet con prodotti indiani dalle 19.
Alcune immagini e la presentazione della mostra.



Gli attimi prima di Eugenio Quattrini hanno spesso a che fare con l'acqua, elemento instabile per eccellenza. L'acqua di una pozzanghera o quella della palude.
O del mare.
A più riprese ha cercato quell'attimo perfetto in cui l'onda si frange: un attimo prima di quel momento niente è ancora successo, un attimo dopo è già successo tutto.



Proprio quell'attimo lì è necessario eppure anche quasi introvabile, meglio quasi irriconoscibile, come il bandolo di ogni matassa, come l'attimo invisibile (anche a vederci benissimo) che cambia per sempre la vita.
Di tutti.
L'attimo di quell'uomo solitario e forse desolato all'imbocco deserto del porto che come tutti i porti (e le porte) è carcere e fuga, salvezza e perdizione, partenza ed arrivo, con tutti i necessari viceversa.

Gli uccelli che si specchiano in un'acqua in questo caso immobile sono un falso obiettivo (si parla di foto d'altronde): si vedono subito, saltano agli occhi, ma proprio un attimo dopo vediamo quelle misteriose, forse minacciose presenze scure, acquattate fra gli alti fili d'erba. 

Chi sono? Indiani armati fino ai denti che vogliono il nostro scalpo? Spie? Cadaveri? Incubi più probabilmente, o sensi di colpa?
Forse quell'uomo che si aggira per il porto è lo stesso che ha tracciato quel disperato “TI AMO” sul muro superscritto; disperato perché ingenuamente proteso a cercare di profumare di eterno. Quella scritta, come tutte le altre intrecciate in oscuri ghirigori, sbiadiranno, evaporeranno come è destinato a sbiadire, a evaporare, quell'amore.

E sotto tanta presunzione (chi scrive sui muri si crede di poter fregare il tempo e non a caso sono quasi sempre gli uomini, i maschi, che scrivono sui muri) passa al guinzaglio un cane che annusa e chissà che sente che noi di annusaggio si sa poco o nulla.
L'amore e le scritte, l'ho già detto, evaporeranno proprio come evapora quell'acqua bollente dentro la pentola che smette in quell'istante esatto di essere acqua per prendere il volo in forma di fumo (che appanna la vista e gli occhiali).

Più mutevole dell'acqua, che sappia io, c'è solo il tempo che non fai in tempo (appunto) a dire qualcosa che è già passato ed è un altro tempo che scivola via feroce.

Ci fa sopportare e credere di controllare il tempo ogni tipo di orologio e di calendario, quindi ogni compleanno che ci trova impotenti eppure soddisfatti di esserci ancora, come spero soddisfatta sia stata quella bella nonna davanti alla torta, alle candeline e ai nipoti.

Gianni Caverni

direttore artistico di “Mi espongo”