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06/11/14

CIAO CRISTINA!

Quello che segue è lo stralcio
del discorso pronunciato
da Cristina Acidini - l’ultimo
da Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino - alla presentazione
del programma di mostre
di “Un anno ad arte 2015”. 
L’intervento si è tenuto martedì 4 novembre, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, a Firenze.
"Questo è il mio ultimo intervento a Firenze in qualità di Soprintendente e diventa inevitabilmente un discorso di congedo, dopo otto anni pieni di servizio in questo posto. Infatti alla fine del 2006 ho preso il testimone dal mio autorevole predecessore Antonio Paolucci. Lo ringrazio in modo speciale e sentito per quello che mi ha insegnato, ed è tanto, fin dagli anni 70 in cui sotto la sua guida compilavo schede di catalogo OA - oggetti d'arte - andando per chiese nell'Appennino pistoiese o nel Mugello. Ma soprattutto lo ringrazio per la fiducia che mi ha sempre manifestato, da quando la vincita di un concorso pubblico mi ha letteralmente sbalzato a fargli da vicario nel 1991, a quando, lui Ministro, ho retto la sua posizione fino al suo ritorno, a quando gli sono subentrata continuando a godere del suo assenso e del suo sostegno. Spero di non averlo deluso.
Per il bene di tutti resisterò alla tentazione di fare bilanci e di esprimere ringraziamenti, anche se questi ultimi avrei voglia di farli cominciando da tutto il personale della Soprintendenza, dai colleghi funzionari, tra i quali ho molti amici di vecchia data e compagni d'università, agli addetti alla vigilanza e custodia che presidiano fin le ville più lontane, agli organi nascosti che consentono la vita di questa complessa struttura amministrativa: la direzione amministrativa e del personale, con Giovanni Lenza e Silvia Sicuranza e negli ultimi due anni Silvia da sola, gli uffici, gli archivi, i servizi e ultima ma non ultima, la segreteria del Soprintendente, sempre in prima linea a far fronte alla mia presenza incombente.
Per le molte, moltissime cose accadute in questi anni, ci sono i Rapporti biennali d'attività dal 2007, che son costati e costano enorme lavoro - specie alle curatrici, prima Giovanna Damiani poi Anna Floridia – che devono sollecitare l'affluenza delle notizie e delle immagini: perché tutti si vive tesi verso lo scopo successivo, ed è raro che ci si volti indietro ad archiviare in bell'ordine i risultati raggiunti. Eppure val la pena di farlo, perché la cronaca dev'esser resa disponibile alla storia. E quei volumi, che credevo servissero agli storici di un futuro lontano, assumono invece un valore di testimonianza e di memoria nei confronti di un assetto che dovrebbe a breve non esser più quello, e dunque saranno uno strumento per gli storici già fin dall'anno prossimo.
Certo, i rapporti d'attività fotografano la faccia illuminata della luna. Gli ampliamenti dei musei: e come non ricordare quello degli Uffizi, che grazie all'avanzare del progetto Nuovi Uffizi - e qui ringrazio Alessandra Marino, la collega soprintendente che ne è responsabile, ma pensando a tutti - con un aumento di spazi e di strutture di servizio e con l'apertura di oltre 50 nuove sale, da 45 che erano nel 2011 a 103 oggi. I grandi restauri, con protagonisti anche privati come le generose e fedeli associazioni Amici degli Uffizi e Friends of Florence e l'aggiunta della Salvatore Ferragamo e di altri munifici donatori. E poi gli allestimenti, i restauri, la cura del verde, l'attività didattica, la ricezione di acquisti e doni, i comodati, gli accordi, lo spettacolo dal vivo, le mostre a Firenze, le mostre in Italia, le mostre all'estero anche con partenariati prestigiosi. La fitta rete di relazioni, che va dal rapporto prioritario e privilegiato con il nostro Ministero, alle intese proficue con il mondo ecclesiastico, con le università, con l'associazionismo e il volontariato. Dal rapporto con il concessionario ATI Giunti a quello con l'Ente Cassa, gli istituti bancari e le fondazioni, alle tante componenti della società civile. I riconoscimenti internazionali, come l'inclusione delle ville e giardini dei Medici nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità, e il Polo ne ha 5 su 14. Ho ricordato alla rinfusa, ma potrei continuare. Visitatori e introiti sono in crescita, e questo nonostante proprio dall'estate 2006 cominciasse quella crisi economica (vi ricordate? scoppiò la bolla dei subprime in America) che da noi si manifestò nel 2008 e che tuttora occupa il campo. Il bilancio è solido, tanto da consentirci d'aiutare gli altri, dalle altre soprintendenze speciali al Comune di questa città.
Questo, dicevo, il volto luminoso del mestiere che faccio, che facciamo. Potrei parlare ora del volto buio, ma non lo farò: lascio ognuno libero di popolarlo come meglio sa o crede, con le fatiche, i rischi, i conflitti, i contenziosi, con la pressione crescente dell'aggressività politica e mediatica degli ultimi anni. Anche per questo vedo nella riforma che si annuncia un effetto positivo. Accanto a quello, ovvio, di conferire maggior autonomia e visibilità ai musei individuati, c'è l'altro –che forse percepisco meglio di chiunque altro - di suddividere questo smisurato carico di responsabilità tra posizioni apicali diverse, rendendolo per ognuna umanamente sostenibile. E auguro anche ai futuri nuovi responsabili d'essere affiancati da competenze professionali specifiche, adatte a questo momento storico, che ora sono carenti o mancano del tutto nella nostra amministrazione.
Ancora qualche frase e poi concludo: un accenno al giorno e un accenno al luogo, circostanze che mi commuovono entrambe. È il 4 novembre, ricorrenza dell'alluvione del 1966, che segnò la devastazione di tanta parte del patrimonio culturale fiorentino ma anche la sua rinascita, facendo della nostra città la capitale del restauro che è ancora oggi, ricca di operatori d'eccellenza pubblici e privati, con quell'autentico gioiello che è l'Opificio delle Pietre Dure della cui storia mi onoro di far parte, da Soprintendente con alternanze in un periodo di otto anni dal 2000 al 2008. Il 5 novembre 1966 cominciava la mia piccola avventura di “angelo del fango” tra gli scantinati fangosi della città: e domani, 5 novembre, il mio ultimo giorno di servizio, interverrò a Roma all'Accademia dei Lincei proprio su questo tema, la catastrofe di Firenze e la sua formidabile capacità di riscatto o, come dicono gli scienziati, di resilienza.
E poi, il luogo. Qui a Palazzo Pitti, dove approdai da laureata con Mina Gregori, avevo ricevuto da Marco Chiarini l'invito a partecipare alla schedatura dei dipinti della Galleria Palatina (un'impresa che si è sviluppata negli anni successivi e che ancora continua), qui nella Cappella Palatina ho sposato Claudio Luchinat 37 anni fa, qui ho avuto il primo lavoro a Firenze, nella Soprintendenza consorella, in un corridoio buio dove a tratti affiora dalla parete la ruvida roccia natia della collina di Boboli.
A chiusura di un arco cronologico di quasi quarant'anni, concludo il mio servizio nella Sala Bianca, la più splendida della reggia di Firenze, nel fulgore dei suoi lampadari tutti accesi. Credo di aver vissuto il sogno più bello che uno storico dell'arte possa concepire, e sono grata a tutti coloro che hanno avuto fiducia in me, come sono grata a voi oggi, per la vostra presenza che è per me segno di vicinanza partecipe e affettuosa".

28/02/14

LE SOPRINTENDENZE TUTELANO, MA CHI TUTELA LE SOPRINTENDENZE? di Stilicone

A Monòpoli facevano un po’ i gradassi quando acquistavano Parco della Vittoria. Tanto i soldi mica erano i loro. Anche Renzi da anni sta giocando una partita per il proprio interesse con soldi degli altri. Dello Stato, in particolare Ma, diversamente dai contendenti al tavolo, il comportamento del sindaco d’Italia – oggi Presidente del Consiglio – e di alcuni alti dirigenti del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo potrebbero rientrare nella sfera d’interesse della Corte dei Conti. Il rischio c’è, ed è tutt’altro che peregrino. Facciamo un passo indietro.


Era il giugno del 2006 quando si aprì il cantiere per la realizzazione dei Nuovi Uffizi, che dovevano portare da 6mila a 13mila metri quadrati la superficie calpestabile del primo museo d’Italia, e primo al mondo per densità di visitatori.

Dopo ribassi sospetti, lentezze, siluramenti di soprintendenti e direttori lavori, gli arresti della cricca degli appalti per i Grandi Eventi, dopo la girandola dei 5 commissari in 80 giorni, la fine dei lavori è scivolata dal Natale 2010 a…data da destinarsi.
Da qui la genialata di Renzi di proporre (e firmare), nel gennaio del 2011, un protocollo d’intesa con l’allora ministro della cultura, Sandro Bondi. Nell’accordo si stabiliva, tra l’altro, che per tre anni una quota dell’incasso del Polo Museale Fiorentino (che comprende Uffizi, Galleria dell’Accademia, Bargello, i musei di Palazzo Pitti, Boboli e altri musei) -  compresa tra il 15% e il 20%, ovvero una cifra oscillante tra i 3,5 e 4 milioni di euro l’anno – sarebbe “transitata” dalle casse di via della Ninna a quelle di Palazzo Pitti, dove ha sede la Soprintendenza per i beni architettonici, responsabile dei lavori dei Nuovi Uffizi.

In tre anni, quindi, circa 10-12 milioni di euro sono stati utilizzati per dare un’accelerata ai lavori di questo cantiere di cui, per il momento, non si intravede la fine. Lontano da orecchie indiscrete, i tecnici parlato del 2016-2017 come data di conclusione dei lavori, ma la realtà è che il cronoprogramma degli interventi è sempre stato il documento meno rispettato nell’antico complesso vasariano.

Giungiamo così ai giorni nostri: nel frattempo, da quando il protocollo Bondi-Renzi è stato firmato, il ministro non è più tale (ha già avuto tre successori), è cambiata la legislatura così come la maggioranza che sostiene il Governo. Ma questo non impedisce a Renzi – oggi più “forte” di allora - di giocare. Anzi.

Esaurita la clausola che imponeva per tre anni la destinazione di quella quota d’incassi ai Nuovi Uffizi, il 31 dicembre 2013 l’ex-sindaco ha spedito una lettera all’allora ministro della cultura Bray, prospettando un radicale cambiamento della destinazione d’uso di quei soldi, il cui prelievo dalle casse del Polo Museale è ormai una costante. Secondo le nuove volontà di Renzi, infatti, ogni anno per i Nuovi Uffizi ci sarebbe solo un milione di euro, mentre gli altri tre sarebbero intercettati da Palazzo Vecchio per aprire e mantenere il nuovo Museo del Novecento di piazza Santa Maria Novella e per il mantenimento del Forte Belvedere; insomma lo Stato si farebbe carico di alcune strutture culturali civiche.
È a questo punto che la Corte dei Conti potrebbe cominciare a interessarsi a questo strano gioco che ha per oggetto soldi pubblici destinati alla cultura.

Tra musei statali e musei civici c’è una differenza semplicissima ma sostanziale: i primi sono mantenuti dalle casse comunali, i secondi da quelle statali, e non esistono commistioni di natura economica tra le due categorie. Chiunque può pensare di rimescolare i ruoli, ma per gestire somme di denaro così ingenti, è certo che occorra un atto d’incontestabile forza di legge. E il protocollo d’intesa tra Bondi e Renzi, non essendo mai stato recepito da alcun atto legale, è poco più che un gentlemen agreement.
D’altra parte è anche vero che quei 10-12 milioni di euro transitati da una soprintendenza all’altra per i Nuovi Uffizi, sono stati messi a frutto eccome: solo negli ultimi 24 mesi sono 56 le nuove sale del museo inaugurate, per un totale di 2.880 metri quadri di superficie visitabile in più, e 330 le opere uscite dai depositi ed entrate a pieno titolo nel percorso espositivo della più frequentata galleria italiana.

Evidentemente, se dal 2014 un solo milione l’anno venisse destinato dal Polo Museale al cantiere dei Nuovi Uffizi (non per mancanza di fondi ma per manifesta “distorsione” di ¾ del “montepremi") è certo che si verificherebbe una nuova “frenata” dei lavori, con conseguente, inevitabile allungamento dei tempi.
In questa vicenda, infine, ecco rivelarsi all’orizzonte anche il pericolo di danno erariale. La questione è un po’ tecnica, ma vale la pena di essere spiegata.
Nonostante le 56 nuove sale e la superficie della Galleria sia ormai intorno ai 9mila mq, in tutti questi anni la capienza del museo non è cambiata: più di 900 visitatori non possono stare contemporaneamente all’interno del museo. È per questo che talvolta, nelle giornale con maggior affluenza, si formano le code all’esterno del museo. Infatti i limiti sono frutto di precise norme che impongono un rapporto stretto tra numero di visitatori in un determinato ambiente e uscite di sicurezza disponibili.

L’accessibilità agli Uffizi subirà un aumento solo quando verrà realizzata una nuova scala nell’area nord del braccio di levante della storica galleria a forma di “U”. A quel punto aumenteranno sia il numero dei visitatori nel museo, sia gli incassi. E di molto.
La nuova scala è nei progetti dei Nuovi Uffizi, ma ogni giorno di ritardo – dovuto anche alla mancanza di risorse disponibili perché “distorte” verso altri impieghi – corrisponde non solo al mantenimento del cantiere in una zona di Firenze dove la concentrazione di turisti talvolta raggiunge picchi altissimi, ma allontana la sua realizzazione e automaticamente contribuisce a mantenere stabile il flusso dei visitatori nel museo, mentre questo potrebbe fare un balzo notevole. Insomma la mancata realizzazione di quella scala fa perdere un sacco di soldi allo Stato.

E che a Renzi interessa soprattutto “gestire” i fondi statali del Polo Museale, lo si comprende anche dalle sue recentissime dichiarazioni sui probabili fondi UE da destinare ai sindaci: se arrivano dei soldi a Firenze, l’ex-sindaco disse che li avrebbe destinati a vari progetti, tra cui la tanto discussa copertura dell’uscita degli Uffizi progettata dall’architetto giapponese Arata Isozaki. Ben sapendo che la sua realizzazione è stata stralciata dai tutti i lotti dei Nuovi Uffizi. Per cui se ne riparla a cantiere praticamente concluso. Cioè chissà quando…

Da parte sua il ministro Bray – da cui dipende il “travaso” di risorse dalle casse statali a quelle comunali fiorentine e che si trova nel Governo Letta per volontà di D’Alema – aveva tutto l’interesse a non contraddire Renzi. Pena, la perdita del… posto di lavoro. Ma Bray ormai appartiene al passato.
È a questo punto che la Corte dei Conti potrebbe cercare di far chiarezza sulla vicenda e stabilire una volta per tutte (visto che fino a ora ha fatto finta di nulla) la validità legale del protocollo d’intesa tra Bondi e Renzi e verificare se i dirigenti del Mibac che hanno avallato questo “strano” passaggio di denaro dalle casse di via della Ninna a quelle di Palazzo Vecchio abbiano agito nella piena legalità. Il buon senso farebbe supporre di no. Vediamo come la pensano i giudici della Corte dei Conti e se questa emorragia di milioni ha veramente il crisma della legalità che qualcuno vorrebbe farci credere…