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18/10/16

RIAPRE IL PECCI = LA "FINE DEL MONDO"!

"Di un sentimento diviso tra vanità delle nostre azioni, nostalgia per ciò che è stato (che da umani abbiamo amato) e non è più, e - forse - qualche bagliore di futuro, come sempre non ancora

riconoscibile nel momento in cui avviene, di queste atmosfere è fatta la mostra". 

Così conclude il suo intervento Fabio Cavallucci, il direttore, nel presentare "La fine del mondo", la mostra che dopo 3 anni di chiusura totale e 6 di lavori in corso, restituisce a Prato e non solo il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci.

Se la forma è anche sostanza il nuovo Museo, che così evidentemente ricorda un'enorme navicella spaziale, si è attrezzato per affrontare, magari fuggendo, le "catastrofi" che verranno e che certo ci suggerisce "lo stato di incertezza, la condizione di sospensione, l’incapacità di comprendere i grandi cambiamenti presenti, che ci fa pensare che una situazione che abbiamo conosciuto finora sia ormai giunta al termine".
Lo scetticismo che, chi più chi meno, si è annidato in noi mentre vedevamo ogni tanto lo stato dei lavori durante questi lunghi 3 anni ha lasciato il posto a uno stato euforico generato dalla sicura efficacia anche di messaggio che il progetto di Maurice Nio contiene. 

Quella "Fine del mondo" perfettamente rappresentata dal devastante, e scenografico, impatto "frontale" (head on) dei 99 lupi del cinese Cai Guo-Qiang in corsa forsennata, sembra in vitale contrasto con la bella curiosità che ha spinto i moltissimi visitatori a mettersi in paziente, e lunghissima, coda per entrare nell'astronave domenica scorsa in occasione dell'inaugurazione.

Sessantanove artisti, un centinaio di opere esposte, un fittissimo calendario di attività didattiche per interessati di ogni età, tantissimi eventi collegati alle numerose mostre sparse per il territorio toscano, un orario di apertura dalle 11 alle 23. Insomma un rilancio alla grande.

La "Fine del mondo" si sviluppa circolarmente ed è un continuo lasciarsi sorprendere, non nego che per qualcuno sarà un lasciarsi perplimere, ma lo sappiamo quanto ostica possa essere l'arte contemporanea per il pubblico meno avvezzo. Certo mi pare che intorno al contemporaneo dalle nostre parti, ultimamente, si stia sviluppando una salutare e nuova curiosità e lo dimostrano anche solo le feroci polemiche che hanno attraversato ed attraversano le mostre fiorentine di Fabre e di Ai Weiwei. 

Sono così tante le opere che scandiscono la "Fine del mondo" che non posso che segnalare adesso solo alcune delle più monumentali: dai crolli ("Break Throughh") inquietanti e severi dello svizzero Thomas Hirschhorn
 all'installazione calpestabile "De cómo la tierra se quiere parecer al cielo" del cubano Carlos Garaicoa,
 dal minimuseo della storia del contemporaneo, che raccoglie Marcel Duchamp, Pablo Picasso, Umberto Boccioni e Lucio Fontana, al suggestivo percorso involutivo di "
Transarquitetonica" del brasiliano Henrique Oliveira, 
 dalla corsa disperata dei lupi di 
Cai Guo-Qiang allo straniante candore di Robert Kuśmirowski e della sua "Quarantine". 



Fino al 19 marzo 2017, dal martedì alla domenica, dalle 11,00 alle 23. WWW.CENTROPECCI.IT

14/03/14

NUOVO DIRETTORE DEL MUSEO PECCI: SI’, NO, FORSE, SI’ di Gianni Caverni

E' stato tutto talmente complicato e, diciamolo, ai limiti del ridicolo, che non ci pensiamo nemmeno a fare un riassuntino della vicenda della nomina del nuovo direttore del Museo di arte contemporanea Luigi Pecci di Prato.
Fra il sindaco Cenni che dice che il direttore è stato già deciso ma non si dice, Sgarbi che definisce l'incarico che starebbe per dargli il sindaco quello di "Alto Commissario per le Arti, con delega alla gestione di tutti i musei e tutte le attività culturali di Prato" (me'cojoni direbbero a Roma), lo stesso Sgarbi che, per non smentirsi come simpaticone, aggiunge "dunque, prima nominino me come Alto Commissario (maiuscolo of course, n.d.r.), poi se vogliono mettere un direttore/custode al Pecci facciano pure. Più di un custode, a quel punto, non potrà essere".
Intanto sembra appunto che il direttore/custode prescelto sia Fabio Cavallucci che conosciamo bene da quando curava Tuscia Electa (la manifestazione d'arte diffusa nel Chianti) e che sappiamo essere ottima persona, intellettuale di gran qualità, appassionato intenditore e promotore di arte contemporanea.
Per queste sue qualità è stato fra l'altro chiamato a dirigere la Galleria Civica di Trento e attualmente è direttore del Castello Ujazdowski di Varsavia dove probabilmente si trova e dove non siamo riusciti a raggiungerlo telefonicamente. Se lo conosco bene non mi sembra proprio il tipo che ha il carattere ed il curriculum per svolgere serenamente e senza rompere il ruolo di "direttore/custode".
Fra l'altro a pochissimo dalla scadenza del suo mandato (le lezioni comunali sono previste per il prossimo 25 maggio) il sindaco Cenni sembra dunque intenzionato a proseguire una pessima tradizione, quella di nominare all'ultimo tuffo qualcuno per un incarico nuovo del quale non mi pare, ma magari mi sbaglio, di sentire l'impellente esigenza.
Se poi aggiungiamo che Sgarbi non sembra essere il tipo che si è mai accontentato delle briciole c'è da chiedersi dove possa prendere l'amministrazione comunale i soldi per remunerare un cotanto "Alto Commissario per le Arti, con delega alla gestione di tutti i musei e tutte le attività culturali di Prato". Se il compenso del direttore del Pecci è stabilito nello stesso bando, non altrettanto è per l'Alto Commissario e i tempi non sembrano essere i più adatti per elargizioni nuove e così corpose. E se il risultato delle elezioni fosse favorevole ad un candidato diverso ma soprattutto di diversa collocazione politica il nuovo sindaco si troverebbe a dover onorare una scelta, probabilmente economicamente significativa e ancora più probabilmente da lui non condivisa, effettuata pochi giorni prima dal suo predecessore.
Ottimo no?