11/03/14
LE MERAVIGLIOSE STORIE DELLA DOTT.SSA K. di Domenico Coviello
Dott.ssa K.: “Come stai Ilaria?”
Dott.ssa K.: “Sei sicura?”
Ilaria. “Certo.. e a noi femmine che cosa rimane?”
Dott.ssa K.: “Cosa rimane..”
Ilaria: “Siamo per forza costrette a pensare solo ai vestiti!”
Dott.ssa K. pensa fra sé: ‘questa è la ciliegina sulla torta di una
giornata faticosa’: “Secondo te questa situazione potrà cambiare, Ilaria?”
Ilaria: “Forse quando i maschi diventeranno più grandi si convinceranno
che l’amore è importante”
Dott.ssa K.: “Speriamo!”
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09/03/14
MISTER BANKS VA SALVATO! di Silvia Nardi Dei
Ieri sera sono andata a vedere Saving Mr. Banks. Questo film racconta del come e del perchè fu tanto travagliata la decisione della signora Pamela Lyndon Travers di cedere i diritti del suo libro Mary Poppins a Walt Disney, che ne voleva realizzare quello che diventò forse il suo film più celebre e che vinse 5 premi Oscar nel 1964. Sicuramente tutti avranno visto Mary Poppins e ne ricorderanno la trama.. io di sicuro, dato che con la scusa di farlo vedere a mia figlia, quando era piccina, l'ho visto e rivisto decine di volte.
Mi sono chiesta spesso il perché di questa mia ennesima affascinazione, ma fino a ieri sera non lo avevo capito fino in fondo neanche io. Quindi chiedo scusa, ma devo un pochino partire proprio da quel film, da Mary Poppins. A una prima visione la storia potrebbe essere riassunta così: a Londra, in un'epoca lontana, vive la famiglia Banks. Il padre George è un integerrimo banchiere, che gestisce la sua casa come se fosse un’impresa perfettamente funzionante, ma è difficile tenere tutto in ordine, con una moglie sempre indaffarata come Winifred e due vivaci figli come Jane e Michael . Nemmeno le tate riescono a stare dietro a tutto ciò, fino a quando non arriva Mary Poppins, che, come un forte vento su una strada ricoperta di foglie d’autunno, rimette in sesto la casa... sotto tutti i punti di vista. Con lei accanto nulla è come sembra, e una serie di chiacchierate fatte sul bordo di un soffitto, magiche passeggiate all’interno di dipinti di strada e fughe sui tetti polverosi di Londra, insegneranno alla famiglia Banks il vero significato dello stare insieme, godendosi ogni giorno e ogni possibilità. Quando non sai esattamente cosa dire, la parola che può salvare la situazione è supercalifragilistichespiralid oso e credo sia l’unica che si possa davvero utilizzare per cercare di dare un giudizio a un film come Mary Poppins. Il film è un vero e proprio prodotto dell’amore di tutte le persone che ci hanno lavorato: quello di Walt Disney
per le sue figlie, che anni prima gli avevano chiesto di trasformare il loro libro preferito in film; quello di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman
che sono riusciti a costruire attorno ai personaggi una trama sonora capace di rendere vibrante di luce la nebbia più fitta di Londra.
E io, che ormai so di essere irrimediabilmente malata con le mie fissazioni cinematografiche, e che a suo tempo comprai un doppio dvd: uno del film restaurato per i 40 anni dalla sua realizzazione, e uno con vari aneddoti e racconti dei personaggi che contribuirono a realizzare questo capolavoro, di cui vi cito alcuni passaggi:
Un cameramen della troupe di allora: All'epoca, gli studi Disney erano totalmente diversi dagli altri. Sembravano quasi un Campus. Una delle più grandi doti di Walt era sapersi circondare di persone di talento e riuscire a stimolarne l'entusiasmo e lo spirito di collaborazione. Uno scultore che lavorò alla realizzazione delle scene: Sapeva quasi tutto, di noi. Si aggirava di sera per vedere cosa stavamo facendo. Se ti considerava in gamba, andava a controllare il tuo lavoro quando non c'eri. W.D. era l'uomo più meraviglioso per il quale abbia mai lavorato. Uno dei fratelli compositori delle musiche del film: Leggendo Mary Poppins rimanemmo incantati dai personaggi e dalle storie. Erano magnifici, ma non c'era un filo conduttore, era solo una serie di avventure. Mary arriva volando senza alcuna ragione apparente e vola via di nuovo alla fine, dopo mille meravigliose avventure. Un giorno W.D. , dopo due anni e mezzo di lavoro, ci disse che avremmo dovuto incontrare l'autrice del libro. Quando ormai avevamo scritto tutta la colonna sonora, io e mio fratello Bob eravamo del tutto allo scuro del fatto che W.D. avesse solo un'opzione sui diritti. Per due anni e mezzo ci eravamo dannati, del tutto ignari che spettasse alla signora Travers l'ultima parola. Eravamo comunque fiduciosi che all'arrivo della signora tutto sarebbe andato per il meglio, e invece fu esattamente l'opposto. Non le piacque nulla. Le conversazioni che ebbero sono tutte registrate. La Travers era un insieme di contraddizioni, una persona molto frustrante. Era una signora spigolosa, per molti aspetti. Era così restia nell'accettare l'idea che i genitori dei bambini diventassero più affettuosi e amorevoli. Diceva. NON SI TRATTA DI UN CAMBIAMENTO, PERCHE' LUI E' SEMPRE STATO DOLCE, MA INCUPITO DALLE PREOCCUPAZIONI. Ma la magia di Mary Poppins e il significato della sua esistenza, la ragione che ci spinge ad accoglierla nelle nostre vite, è che lei aggiusta le cose! La Travers si era presa trenta giorni per riflettere, e al trentesimo cedette ma volle rimanere consulente. Sembrava incredibile, dopo tutto quello che era successo, ma a 20 anni dall'inizio dell'odissea intrapresa da W.D., lei accettò che il film si facesse.
Il film di ieri sera racconta proprio di questo cambiamento di rotta della scrittrice, del motivo per cui alla fine consentirà che il film venga realizzato.
L'esser costretta a prendere la decisione sul film la costringerà a rivivere dentro di sé dei problemi personali, profondi e complessi. Mary Poppins l'aveva salvata dalle ferite della sua infanzia, e il film di ieri sera lo racconta molto bene.
Perciò non era facile per lei lasciare la sua creazione nelle mani di altri, era psicologicamente difficile da accettare. Uno stato d'animo che il film affronta con una serie di insofferenze che, nel contesto, appaiono a volte anche divertenti e ridicole. Le sue sono prese di posizione apparentemente senza alcun senso, con il solo scopo di impedire a Walt Disney di realizzare il suo stupido "filmetto" animato che avrebbe sicuramente snaturato tutto il suo lavoro come scrittrice. La Travers alza costantemente muri immaginari a ripetizione, dietro i quali si nascondono flashback del suo passato, raccontati con la forza di un ricordo che non si vuole abbandonare, capaci di dare una spiegazione a ogni "no" decretato con foga dalla scrittrice.
Ma nel film di ieri sera, alla fine, questo personaggio così apparentemente insopportabile, rompiscatole e guastafeste mostrerà il suo lato più umano, più fragile: quello appunto legato ad una sofferenza infantile pesante, che invece, grazie anche alla riscrittura in chiave cinematografica della "sua" storia, troverà finalmente voce, e magari anche una riappacificazione con ferite di molto tempo prima.
Questa chiave di lettura spiega, almeno in questo caso, la mia affascinazione per questo film "per bambini", ma consiglio a tutti i grandi di farci un passaggio: sicuramente se qualcuno non lo avesse ancora visto o lo avesse rimosso, su Mary Poppins. E subito dopo che corra a vedere Saving Mr. Banks, dove la Thomson ha un'interpretazione talmente d'impatto da oscurare addirittura Tom Hanks che, per questo film, si è trasformato in Walt Disney, cercando di fare sue le emozioni e le passioni che hanno reso grande questo personaggio.
Tutte buone le interpretazioni di attori come Colin Farrell e Paul Giamatti, ma che spariscono davanti alla potenza e alla bellezza di Emma Thompson, trasformandosi nei sostegni perfetti di un'interpretazione che abbaglia.
Insomma, anche se ormai grandi, trovo che ripensare alla nostra infanzia, accogliere e digerire le nostre piccole o grandi delusioni inferte, anche se involontariamente, da chi si è amato più di tutti, possa fare ancora un gran bene. Almeno credo.
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08/03/14
OGGI postato da Barbara Dardanelli su FB
La festa della donna mi preoccupa sempre un po', quest'anno poi cade di sabato e noi avevamo deciso di uscire, io con le mie amiche Alessia e Elisa, ma quando ci è venuto in mente che era la festa della donna c'è preso male. L'immagine era chiara, orde di donne briache e assatanate che per dimostrare la parità acquistata, si abbassano ai più infimi livelli. Quando ero piccolina, finché non sono an...data via di casa, il mio babbo arrivava con un ramoscello di mimosa e quando ero piccolina, questo mi faceva molto effetto, perché per un giorno mi spostava dalla categoria bambina a quello di donna. Con la mia mamma poi andavamo a pranzo all'osteria insieme alle mie amiche di scuola e alle loro mamme e in quell'occasione ci versavano anche due dita di vino dentro al bicchiere per festeggiare. Stefano non mi ha mai regalato una mimosa, ma non mi sono mai offesa per questo, anzi. Non c'è da ribadire niente tra di noi, finché lui farà le lavatrici, darà il cencio, cucinerà, proprio come faccio io.
OGGI postata da Gaia Rau su FB
"Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,...
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore"
[Alda Merini]
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,...
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore"
[Alda Merini]
05/03/14
ROSSO E PONTORMO, QUALCHE DOMANDA di Stilicone
Con la cultura non ci si mangia? Non solo ci
si mangia, ma ci si rifà il guardaroba e forse si cambia anche la macchina. L’8
marzo sarà ricordato non solo per l’edizione 2014 della Festa della donna, ma
anche per l’apertura a Palazzo Strozzi (spazio mostre gestito da una fondazione
a capitale pubblico e privato, ma dove lo Stato è assente) della mostra
dedicata a Pontormo e Rosso Fiorentino, due straordinari pittori manieristi. La mostra è un evento ed è il risultato del lavoro di due curatori:
Carlo Falciani ma soprattutto Antonio Natali. Ai più passerà inosservato un
paricolare: Natali è il Direttore della Galleria degli Uffizi, primo museo
d’Italia e punta di diamante del Polo Museale Fiorentino. Quest’ultimo sin dal
1998 ha stretto un rapporto di concessione di taluni servizi a un pool di
aziende che hanno formato un’associazione temporanea di imprese, la cui
esistenza è legata proprio ai margini che si ricavano dalle mostre.
Parte da questi assunti una raffica di domande
che sicuramente resteranno senza risposta, ma che è inevitabile che ogni
persona di buon senso si ponga.
Perché il Soprintendente del Polo Museale
Fiorentino (quindi capo di tutti i musei statali di Firenze) ammette che il
Direttore degli Uffizi curi una mostra in spazi non statali?
Perché il concessionario deve subire una
simile iniziativa che causa solo danni?
Perché il Direttore degli Uffizi, che ha
sempre criticato le mostre che gli svuotavano il museo, stavolta è lui stesso a
decidere di staccare dei capolavori assoluti (come la Madonna delle Arpie di Andrea del Sarto, Mosè difende le figlie di Jetro di Rosso Fiorentino e il Ritratto di Cosimo il Vecchio di
Pontormo) per esporli a Palazzo Strozzi?
Come si può ammettere che Natali, il Direttore
degli Uffizi, sia allo stesso tempo richiedente e concedente di un prestito?
La mostra è un evento, indubbiamente, ma la
sede naturale di una simile esposizione non poteva che essere la Galleria degli
Uffizi. Chissà quali potentati e interessi hanno spinto in un’altra (sbagliata)
direzione questa straordinaria esposizione.
04/03/14
LA COOP SARA' LEI! di Gianni Caverni
Mi chiama un amico: ciao senti, ci sarebbe da fare un'installazione. Come? di che tipo? insomma su cosa? Senti, sullo spreco. Spreco di che? Spreco alimentare, perché ... per esempio il pane ... lo sai che il pane che non viene venduto in un esercizio commerciale, tipo la COOP, deve, dico deve, alla fine di ogni giornata essere buttato via? Si, ma magari può servire darlo a qualche canile, o a chi ha le galline. Ennò invece non si può fare. O magari farci la panzanella o la pappa al pomodoro. Non si può fare, si deve buttarlo via, senza eccezioni!! Ma chi lo dice? Lo dice la legge, pare. Come pare?! O una legge o una disposizione, ma insomma va buttato via. Ma quanto è? Dice che sono un monte di chili, tutti i giorni, e questo solo contando la COOP di Pontassieve. Perché l'installazione andrebbe fatta lì. Alla COOP di Pontassieve? Sì. Ma dove? in mezzo agli scaffali? No, nello spazio dei soci, che ci hanno anche una biblioteca. Ah. Sì che sono piuttosto attivi, tutti volontari. Insomma si sarebbe pensato con loro di fare un'iniziativa contro lo spreco visto che pare che la COOP stia definendo un progetto per evitarlo anche per il pane che le confezioni difettate e i cibi vicini alla scadenza vengono già donati ad associazioni onlus di volontariato. Bello! Dovrebbero essere iniziative diverse per sensibilizzare la gente, e la prima il 27 febbraio. E lì se ti va dovresti pensare a un'installazione su questa faccenda. Che ne dici? Mi piace, davvero, e si potrebbe usare proprio il pane invenduto per far vedere anche con la quantità quanto sia assurdo. Giusto.
Ci si incontra con i responsabili dell'organizzazione dei soci, si definisce il progetto, si va a vedere il luogo esatto della cosa da fare, si parla con un'addetta al reparto del pane, "è giusto - ci dice - bisogna buttare via diversi chili di pane al giorno, tanti". Si parla col direttore del negozio che non ne sa nulla ma che ci conferma che davvero "il pane va buttato via, che lo stabilisce una legge ... o una disposizione ... insomma è vero che va buttato". Propongo di raccogliere tutto il pane da buttare di una settimana, una gran quantità mi assicurano, bene, penso, che almeno si vede bene che è uno spreco assurdo. Insomma tutti d'accordo.
Il 26, il giorno prima, vado nel pomeriggio per preparare l'installazione, il pane è una quantità pazzesca, è davvero scandaloso che debba essere buttato via! Aiutato da alcuni volontari comincio a preparare l'installazione mentre davanti ai carrelli pieni di pane ormai duro si fermano i clienti per chiederci se lo vendiamo: spieghiamo il senso della cosa e tutti "ma come ... con la crisi che c'è si butta via tutto questo pane? Lo posso prendere per le galline?"
Alle 19 l'installazione è pronta e c'è già qualcuno degli avventori che fotografa i tanti pani sospesi dal soffitto, ammonticchiati sulla libreria della biblioteca, mescolati in mezzo ai libri pronti per il prestito, appoggiati in tante file ordinate sul pavimento. faccio qualche foto e me ne torno a casa soddisfatto.
Suona il telefono: Sono xxxx non si può mettere il pane per terra. Perché? Hanno chiamato dalla COOP (e qui non si capisce se di Firenze e chi ha chiamato), il pane per terra da senso di spreco. Appunto no? non era questo lo scopo? Insomma va levato da terra. Meglio buttarlo via che far vedere quanto spreco c'è? meglio che gli avventori non sappiano? ma non si era fatto tutto proprio perché sapessero? Vabbè, vengo subito, lasciatelo così che se ne parla quando arrivo. Non importa che vieni, lo abbiamo già tolto ... questa non è mica una galleria d'arte!
La COOP sei tu?!?! Moderi i termini, la COOP sarà lei!!!
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