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16/01/14

ALLORA RISPONDO ANCHE IO di Gianni Caverni

Miei cari, Silvia e Ivan D., non vorrei sembrare il più bischero e vi rispondo anche io. Solo per dire che nel bellissimo film di Sorrentino il caso vuole che Toni Servillo impersoni Jep Gambardella, scrittore e GIORNALISTA. E si da il caso che decida di massacrare bene bene le incerte e stortignaccole elucubrazioni di una squalliduccia epigona di Marina Abramovic, se non ricordo male ripetendo come un disco rotto"che cosa vuol dire vibrazioni?", parola dietro la quale l'avvenente "artista" si era rifugiata dalla difficoltà di spiegare il suo lavoro. Insomma proprio Servillo fa vivere sullo schermo un giornalista inopportuno (almeno dal punto di vista della similabramovic) che se ne fotte se la sua intervista cade in un momento di "vittoria" relativa della tipa (alla sua performance avevano assistito un certo numero di persone).
Se concordo con Silvia che il personaggio della "Santa", e tutto quello che le sta attorno, sono la parte più debole del film non certo forte è la parentesi quasi caricaturale che il regista dedica al mondo dell'arte contemporanea forse nella realtà non così zeppo solo di artisti imbroglioni, di critici ignoranti, di mercanti e galleristi da operetta nazional popolare. Detto questo voglio dire la mia anche sul "vaffanculo": non mi sentirei di avere molti dubbi sulla non volontà del divino Servillo di colpire con questa verace indicazione di dove dirigersi la giornalista di RaiNews 24; ergo (voglio fare un figurone!) non mi sembra di poter condividere nemmeno l'affermazione di Stefano che si tratti di cafonaggine (pur riconoscendogli, a Stefano, come verità quello che ha scritto su Maradona e testimoniando in favore della sua affermazione di essere cintura nera di calcino). Secondo me in culo Servillo voleva mandarci il tunnel all'origine della caduta della telefonata, ma posso sbagliarmi, sia ben chiaro. E le foto a questo pezzullo rispostivo non ce le metto nemmeno.

CARA SILVIA: LA RISPOSTA ALLA RISPOSTA di Domenico Coviello


Cara Silvia, ho parlato con Ivan e gli ho fatto leggere la tua risposta. E’ tutto contento, nella sua inguaribile stralunataggine. Pensava di beccarsi un servilliano “vafangulo”, invece si è ritrovato una critica e una difesa di Servillo davvero serrate e ottimamente presentate.
A lui non interessava criticare “La grande bellezza”, ma un grandissimo attore che, di fronte a un, per altro molto pacato, rilievo finale di una giornalista al telefono, circa critiche che sono state fatte al film in Italia (senza neanche entrare nel merito delle stesse), perde le staffe molto banalmente – come un Ivan qualunque, insomma – e invece di rispondere, magari con una semplice battuta, proclama, con una certa prosopopea attoriale, che “le critiche sono inopportune in questo momento e alla maggioranza degli italiani non interessano” (dopodiché procede al “vaffa”).
Perché criticare qualcosa dovrebbe essere un atto “inopportuno”? Di solito così rispondevano i censori, anche quelli delle pellicole cinematografiche (come Andreotti negli anni ’50). Se qualcuno fa delle critiche, “La grande bellezza” rischia di perdere pubblico nelle sale oppure l’Oscar? Perché Servillo stabilisce inderogabilmente che le critiche “non interessano alla maggioranza degli italiani”? E se anche così fosse, un giornalista deve obbedire alle maggioranze?
Povero Ivan, cara Silvia, cerca di capirlo. Si fa delle domande che ai nostri tempi appaiono da moralizzatore un po’ parruccone. Però alla fine di tutto - mi ha detto -, non bastava che Servillo rispondesse alla giornalista ponendole quei quesiti che Silvia pone così bene circa le critiche preconcette al film? E, ha concluso, speriamo comunque che il film vinca l’Oscar! 
 

15/01/14

SUA ECCELLENZA IL SERVILLO CENSORE di Domenico Coviello


http://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/toni-servillo-alla-giornalista-in-diretta-critiche-ma-vaff/152551/151058?ref=HRESS-1

 

Ma che bella città –a –a –a –a…sento l’acqua alla gola a –a –a –a…C’è un elenco di buoni –i – i – i –i… i cattivi di là –a – a –a –a… Un vecchio sardonico rock di Edoardo Bennato ondeggia nella testa di Ivan D. Stamani s’è svegliato bene. Poi l’umore gli si è guastato.

Per una cosa da poco, per carità. O forse no. Scorrendo rapidamente la prima pagina di un giornale online ha trovato una notizia curiosa; più triste che divertente; più amara che dolce; più agghiacciante che rassicurante: il file audio di un minuto di intervista telefonica al grande attore italiano Toni Servillo, protagonista de “La grande bellezza”, il film di Paolo Sorrentino che, premiato ai Golden Globes, è lanciatissimo verso un possibile Oscar.

Non accadeva da anni. E ciò che si prepara sarebbe un evento assoluto; uno spolvero di stelle; una resurrezione per il Nostro Paese, “crazy but beautiful” come lo ha definito Sorrentino. Ecco perché non è adesso il momento di dividersi circa il giudizio sul film (e che cavolo).

Inutile che l’intervistatrice di RaiNews24 abbia posto garbatamente a Servillo una domanda sulle critiche alla pellicola che qualcuno ha avanzato. La pazienza ha un limite: “In questo momento agli italiani ciò non interessa”, ha dichiarato il Grande Toni, facendo capire che dobbiamo essere compatti come un sol uomo e orgogliosi della gloria cinematografica nazionale. La sola che può darci ancora luce nel mondo.

Perciò nulla osta – deve aver pensato il celeberrimo Servillo – a dedicare alla giornalista – forse credendo di non essere ascoltato - un bel “ma vattene afangulo va…”. Toni il Censore non ammette critiche e sventola il tricolore dell’italianità agli Oscar, che, ovviamente, non può essere messo in discussione. E’ “La grande bellezza”, bellezza. Vietato fare domande fastidiose. Che razza di giornalismo è.
Del resto recentemente ce lo ha insegnato un ex comico buttatosi in politica, ragiona fra sé Ivan: un bel “vaffa” non si nega mai. Anzi se non mandi qualcuno “affa..” non sei nessuno. E sembra strano ma anche i servilli a volte hanno bisogno di farsi notare. In questa nostra Italia che è tanto una bella città –a –a –a –a, Ma Che Bella Cittàààà!!!            

20/10/13

KEEP CALM AND JUVE MERDA di Gianni Caverni

Alla fine nessuno se ne andava, come a La grande bellezza. Lì la stupenda scena dei titoli di coda mentre la cinepresa passa sotto i ponti del Tevere, qui, al Franchi, la meravigliosa vittoria per 4 a 2 contro i gobbacci, che non mi ricordo nemmeno da quanti anni non succedeva a Firenze. Anche questa infatti è stata davvero una grande bellezza che ci ha, a noi fortunati che s'era allo stadio, riempito il cuore e gli occhi. Per cominciare la bella coreografia della Curva Fiesole. 

Ma alla fine del primo tempo la viola perdeva 2 a 0 e in ognuno di noi cresceva la paura di un replay dell'umiliante 5 a 0 subito di recente. Mogi mogi ci siamo messi ad aspettare il secondo tempo, il fatto era che a parte i primi 10 minuti di pressione, la Fiorentina non aveva gioco e a poco valeva la rabbia per il più classico dei rigori inesistenti regalato da un arbitro compiacente ai bianconeri. A dire il vero io che ero lontanuccio dall'aria di rigore viola sapevo assai se era rigore o no, ma ero convinto che non lo fosse e tutto andasse come al solito. A poco più di un quarto d'ora dalla fine Mati Fernandez viene steso in area bianconera: rigore sacrosanto! La zona era la stessa, quindi non ho visto bene ma il rigore c'era nettissimo, altro se c'era! Rossi e 2 a 1. E poi il crollo degli zebrati sotto i colpi di ariete di quel manipolo di eroi viola! Tre gol di Rossi e uno di Joaquin, porca miseria che goduria!

La partita è finita da un'ora e mezzo, sono a casa ma ancora sento i clacson delle macchine imbandierate. Appena uscito dallo stadio c'era un tipo con la sciarpa viola che portava tutto composto un cartello: "KEEP CALM AND JUVE MERDA". Subito dopo mi chiama un amico artista che era lì in mezzo alla gente. "Eri allo stadio?" gli chiedo incredulo, non pensavo gli piacesse il calcio; "No ma sono venuto a questa festa, è bello vedere tanta gente allegra, capita così di rado di questi tempi!". Non se la prenda Sorrentino, ma stasera, 20 ottobre 2013, la grande bellezza è stata ed è qui.