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24/02/15

BIRDMAN, CHE PIACERE! di Gianni Caverni

Sono andato all'UCI! Mi ci hanno portato con la scusa che era più vicino. Parcheggio strapieno, dentro un labirinto dal quale mi piace pensare non sarei mai stato capace di uscire se non grazie alla Arianna di quella sera, efficiente nonostante il polso ingessato. Gente dappertutto, scale mobili, casse sù, sale giù, e un persistente odore di pop corn, cassiera gentile, va detto. Bizzarre poltrone con giganteschi braccioli alla cui fine un minaccioso buco tondo fatto apposta per ricoverarvi il bicchierone di carta cerata dei pop corn: un'amica architetto mi disse molti anni fa che ai gestori delle mustisale non interessa molto l'incasso degli ingressi al cinema, il vero affare è la vendita dell'odiato granturco scoppiato i cui frammenti si inseriscono pervicacemente negli anfratti più segreti del lavoro del mio dentista. 



Io che non sono un fesso non ci ho mai creduto ma dopo esserci finalmente stato sospetto di aver avuto torto. Sono più vecchio della Camusso e di Landini, perdonatemi.



Ma poi tutto dimenticato: dall'orribile prosa scandiccesca sono passato alla grande poesia di Birdman, l'originalissimo film di Alejandro Gonzales Inarritu, che giusto qualche notte fa s'è beccato 4 oscar.
Mai come questa volta non voglio anticipare nulla, o quasi, del film perchè mi sembrerebbe di fare un dispetto a chi lo deve ancora vedere.



Una voce altra, baritonale, che accompagna e stuzzica il protagonista, un magnifico Michael Keaton che interpreta l'attore sul viale del tramonto che cerca un riscatto di cui capisce solo alla fine di non avere alcun bisogno, qualche superpotere (?) del quale non si da nessuna spiegazione e una giostra di splendidi personaggi, in gara serrata ad essere peggiori più che sia possibile, 




fra i quali una figlia capace di sorridere felice al cospetto del bizzarro e del tutto improbabile lieto fine.



Che bella cosa questo film, che bell'esperienza vederlo, come fa bene all'anima vedere lo svolgersi della battaglia che Riggan Thompson, non pago del successo planetario ottenuto interpretando Birdman, fa per dimostrare e dimostrarsi di essere anche un bravo attore. 



Magnifici i tanti piani sequenza che seguono gli attori nel teatro, nei camerini, nella strada adiacente. 



Ed é una vera chicca che Alejandro Gonzales Inarritu per interpretare il ruolo dell'invecchiato protagonista dell'alato supereoe, abbia ancora voluto proprio Michael Keaton che in gioventù ha davvero interpretato Batman!

Spero di non aver svelato troppo del film, e, come si dice da queste parti, chi non va a vederlo la sua mamma lo so io!


16/01/14

CARA SILVIA: LA RISPOSTA ALLA RISPOSTA di Domenico Coviello


Cara Silvia, ho parlato con Ivan e gli ho fatto leggere la tua risposta. E’ tutto contento, nella sua inguaribile stralunataggine. Pensava di beccarsi un servilliano “vafangulo”, invece si è ritrovato una critica e una difesa di Servillo davvero serrate e ottimamente presentate.
A lui non interessava criticare “La grande bellezza”, ma un grandissimo attore che, di fronte a un, per altro molto pacato, rilievo finale di una giornalista al telefono, circa critiche che sono state fatte al film in Italia (senza neanche entrare nel merito delle stesse), perde le staffe molto banalmente – come un Ivan qualunque, insomma – e invece di rispondere, magari con una semplice battuta, proclama, con una certa prosopopea attoriale, che “le critiche sono inopportune in questo momento e alla maggioranza degli italiani non interessano” (dopodiché procede al “vaffa”).
Perché criticare qualcosa dovrebbe essere un atto “inopportuno”? Di solito così rispondevano i censori, anche quelli delle pellicole cinematografiche (come Andreotti negli anni ’50). Se qualcuno fa delle critiche, “La grande bellezza” rischia di perdere pubblico nelle sale oppure l’Oscar? Perché Servillo stabilisce inderogabilmente che le critiche “non interessano alla maggioranza degli italiani”? E se anche così fosse, un giornalista deve obbedire alle maggioranze?
Povero Ivan, cara Silvia, cerca di capirlo. Si fa delle domande che ai nostri tempi appaiono da moralizzatore un po’ parruccone. Però alla fine di tutto - mi ha detto -, non bastava che Servillo rispondesse alla giornalista ponendole quei quesiti che Silvia pone così bene circa le critiche preconcette al film? E, ha concluso, speriamo comunque che il film vinca l’Oscar!