11/02/14

POST SCRIPTUM - MARCO PANTANI di Domenico Coviello

Vedo che a dieci anni dalla mia scomparsa il rimpianto è generale. Non ci sono più tanti facili entusiasmi di appassionati di ciclismo dell’ultim’ora: quando vincevo. E le repentine condanne, piene di disprezzo, nel nome del moralismo antidoping: quando perdevo. E neppure l’ematocrito alto, l’insulina presunta, i ritardi stratosferici nelle mie ultime corse. Quegli psicofarmaci che mi avevano imbolsito. Quella cocaina che mi ha ucciso.

 

Sono morto nel giorno di San Valentino. Nella mia stanza devastata. Una fine da romanzo triste, in una giornata senza amore. Chiuso in un monolocale anonimo di un residence come tanti, affacciato sul mare d’inverno.

 

Da quel giorno non ho più paura. La vita, la bicicletta e il mondo, visti da quassù, dove gli orizzonti sono infiniti, mi sembrano un attimo. Lo spazio di una pedalata. Il tempo di una volata. Manciate di minuti.
Per quelle sono nato e ho vissuto. Sono morto solo perché da solo ho sempre vinto. Per distacco, sulle salite delle Alpi e dei Pirenei. A volte sotto il sole. Spesso in giorni piovosi, dentro ai banchi di nebbia. Come quella volta in Francia quando Gotti mi vide sparire davanti a lui nella foschia a 42 chilometri dall’arrivo (mi rivide al traguardo quando avevo già vinto).

 

E di nuovo nel ‘98, il mio grande anno, quando sul Galibier era scesa la gelida pioggia dei quasi tremila metri di quota. Avevo le mani gelate. Ero partito in fuga a 50 chilometri dall’arrivo, staccando tutti. Il mio ds mi allungò una mantellina subito prima della discesa per limitare i danni del freddo. Non riuscivo a infilarla: mi fermai apposta sul ciglio della strada per indossarla. Tanto dietro di me c’era il nulla. Quella volta Ullrich lo lasciai a 9 minuti di distacco.

 

Potevo farlo perché ero il più forte. Ho sempre cercato il successo. Volevo dimostrare a tutti che non ero un ciclista normale, ma semplicemente il numero uno. C’ero riuscito. Nel ’99 al Giro sulla salita di Oropa mi saltò via la catena. L’ammiraglia dove diavolo era. Mi fermai ancora una volta, come già al Tour. Rimisi a posto la bici come un ragazzino e ripartii. Mancavano solo 8 chilometri al traguardo e il gruppo era laggiù, avanti a me.

 

Ma c’era da salire. E là dove c’era un colle da scalare c’era il Pirata. Quello con la bandana, che alla mattina delle gare era inavvicinabile. Dal nervoso, dalla tensione, dalla rabbia. Era il segnale: ero in forma e avrei corso bene. Quel nervoso mi assalì di nuovo per quella stramaledetta catena. Rimontai settanta corridori in 8 chilometri e vinsi.

 

In allenamento il cardiofrequenzimetro lo buttavo, c’avevo l’orecchio ai battiti, io. Mi bastava quello. In corsa, durante la salita, allo scatto, a volte la bandana la buttavo; buttavo anche gli occhiali. E poi mi raccontavano che in quei momenti il telecronista alzava il tono della voce: “Ecco! Pantani…è partito Pantani!”.

 

Troppo di più non voglio dire. Ci furono i controlli a tappeto, l’ematocrito sopra il limite, il panico nella mia testa. Ho provato rabbia, frustrazione, vergogna. Mi ero riscattato dopo tante cadute. Dopo essermi rotto tibia e perone.

 

Ma questa volta era tutto diverso. L’80% delle persone aveva messo in discussione tutta la mia carriera, i Tour e i Giri vinti. Avevo paura di aver deluso tutti, dai miei genitori ai tifosi. Di aver barato. E poi le ombre, i sospetti, le maldicenze. Mi fecero terra bruciata nell’ambiente: ero il capro espiatorio ideale del problema doping nel ciclismo. Ma io avevo fatto tutta la gavetta, avevo lottato duramente. Non è un livello un po’ più alto di una sostanza che ti fa diventare un campione.

 

Mi perseguitavano. Mi volevano fregare. Ma come si fa ad accusarmi di essermi fatto di insulina per poi abbandonare scioccamente la siringa nel cestino dell’hotel, ben visibile, alla vigilia dei controlli? In Appello, infatti, fui assolto.

 

In bici avevo sempre attaccato. Non avevo mai giocato in difesa. Ma adesso avevo bisogno di farlo, nella mia mente aggredita dalla mia autostima in frantumi. Il patron di Mercatone Uno, Luciano Pezzi, gregario di Coppi e ds di Gimondi, se n’era andato già da anni. Era come aver perso un padre. A un certo punto, allora, lo dissi alla mia manager Manuela Ronchi: “Manu mi hanno fatto assaggiare la cocaina e io ci sono cascato”. Quattro macchine sfasciate in altrettanti incidenti stradali in 18 mesi vi sembran pochi? Ma era l’urlo della solitudine. Uno degli ultimi.

 

Fra i pochi che mi hanno voluto bene davvero, i miei compagni alla Carrera e alla Mercatone, come Siboni e Conti. Una vita da gregari. Conti al Tour mi tirò per la maglia: “Oh, aspetta ad attaccare che Ullrich ha forato…”. Non me ne ero accorto, attesi che salisse di nuovo in sella e poi scattai. Non sono un Armstrong qualunque, io: l’americano lo battevo. E lui andava a dire che mi aveva fatto vincere.

 

Da ultimo i miei amici, i miei compagni, mi scrivevano sms, mi ceravano al telefono. Ma io non rispondevo. Avevo staccato il cuore dal cervello. Me ne andai lungo il mare di Rimini e finì com’è finita. Non chiedo niente. Non fate tante cerimonie. Non risarcitemi. Le mie scelte sono state solo mie.



Ricordatemi così: mentre mi alzo sulla sella della mia Bianchi per scattare dalle retrovie, in salita, superando tutti. L’Alpe d’Huez e la Marmolada mi chiamano ancora. La montagna mi porta in Cielo.

09/02/14

PUZZONA SOTTO NASONA di Sannetta Trampolini della Ferla

BLASUONATO

"ARBRE MAGIQUE GÉNÉALOGIQUE" è un accessorio di Sannetta Trampolini della Ferla per darsi al volontariato sociale


Adoro la gente semplice

  
Non è mia ma è divina: <I nostri tifosi ci seguiranno dappertutto e con tutti i mezzi a disposizione come pullman treni e voli charleston>
 
"PELLICCIA DI VOLPEDO" è un'idea di Sannetta Trampolini della Ferla per portare un po' di spensieratezza tra la gente semplice che non arriva a fine mese.
 

"BON SHEEP, BON GENRE"
Il tomo è ENORMONE! E se gratti la copertina sa d'insalata belga


"Nobiltà recente" è tratto dagli aggiornamenti del gruppo "I believe in Rigurgito Reazionario"
Questa io la uso spesso quando vado a trovare la gente semplice che adoro perché, in genere, hanno tutti una terribile puzza di cavolo nero nella tromba delle scale
 

Carissimi, sono tornata. Scusate se ancora non ho avuto tempo di rispondere alle vostre notifiche e adorabili post ma, arrivata a casa ho trovato mammà in pieno deliquio e Lotti che mi aspettava per mettermi di fronte al fatto compiuto. Tremante, con un filo di voce mi propina questo cartoncino mormorando solamente: "matrimonio riparatorone", io, atterrita, gli urlo come un'aquila: "COSAAAAAAAAAA?" e lui non riesce più a parlare ma mi indica l'atroce scritto. Sono disperata, questa è la rovina! E poi avessero almeno fatto fare a noi le partecipazioni....Dio, sto per svenire...stasera vado al cinema a vedere una cosa dove muoiono tutti, almeno mi riprendo.


ADORABILI, mi sono risolta a scrivervi perché conosco quanto sia miserevole la vostra vita senza di me e tanto più desolante il mistero dietro al mio silenzio. E' giunto settembre ed io, quantunque non possa palesemente dedicarmi, per una questione di buona educazione, ad alcuna attività professionale mi vedo comunque coinvolta nelle solite iniziative completamente inutili a cui attendo con meticolosa solerzia. Scusate quindi se sparirò, qualche volta e se ancora non ho risposto ai vostri, ovviamente devotissimi post. Vi amo atrocemente, come tanti figlioletti semplici ma onesti. Sunny


Essendo che sono in partenza (l'ho già detto venti volte ma non ho assistito ancora a nessun attacco di panico) posto questa mia PODEROSA installazione che realizzai diversi anni fa, dopo un viaggio nella mia adorata Firenze, dove sono piena come un bombolone di parenti che nascono da urlo. Adesso è esposta al Guggenheim, mi volevano dare trecentomila dollari ma a me che mi frega? Sono ricca e allora gliel'ho tirata dietro.

questo è per darvi il buongiorno, cari, così: in intimità, senza quell'orrida ostentazione tipica, per esempio, di chi nasce malissimo e sposa benone.
A me piace tanto quando i comitati delle onlus per i poveroni sembrano la lista degli inviti per il debutto, tipo:

S.A.D.
(Pia) Società Aiuto Derelitti
Comitato direttivo:
Presidente: Slavinia Brughetti de la Pons
Vicepresidente: Fiamma Ossidrica Rintuzzati Scotti
Tesoriere: Colorata Visconti di Pergolo

Consiglieri:
Tanta Rescobaldi
Inezia Franati Martinucci
Rughetta Ghisalberti Gottardo
Rovinata von Andechs-Meranien Pini
Frenata Crotta Gozzadini
(e via una sfilza di nomoni, NdR)
 
 
 
 
 

 

07/02/14

SAREMO SANREMO di Barbara Dardanelli

Mancano 11 giorni a Sanremo. a casa nostra Sanremo viene aspettato con trepidazione, perché Sanremo è la linea di demarcazione.
 E' la linea di demarcazione tra l'avvio della fine dell'inverno e l'inizio della primavera. Sanremo vuol dire cena nel lettone con porcolai, commenti come se Stefano fosse Castaldo
e io Assante,
a volte pure Mario Luzzato Fegiz io
e Marinella Venegoni lui.
Sanremo vuol dire... che quest'anno l'Adele ha il microfono e io lo so, lei vorrà cantare di legge. Sanremo vuol dire la finale con gli amici, le scommesse sul vincitore, i "noooooooo" i "buuuuuuuuuuuuuuuuuuuu" i " e ma però....".
Sanremo è famiglia. quando ero bambina e mi si permetteva di fare tardi guardando Toto Cutugno,
i Ricchi e Poveri, ma anche Garbo, Mario Castelnuovo, gli Smiths come super ospiti.
Era poi cantare sull'altalena, durante la ricreazione "nato ai bordi di periferiaaaaaa" e sentirsi grandi.
 
Sanremo era il pollo fritto e le patate da mangiare in salotto, era sentire la mia mamma che dava giudizi sui vestiti delle vallette e delle cantanti e a lei Anna Oxa le piaceva sempre tanto, perché almeno era "diversa". 
E' vero, Sanremo è un tuffo nel passato in tutti i sensi, Sanremo è fermo, monolitico a ricordarci delle piccolezze italiane, ma sono piccolezza che danno tanto calore. Per cui mi dispiace per tutti quelli snob che non si lasceranno riscaldare in quei giorni. Per quanto mi riguarda, ho già comprato il pan grattato per friggere il pollo!
 

03/02/14

UNA VOLTA NELLA VITA, TESORI DI CARTA di Gianni Caverni

Una volta andavano di moda le "Tigri di carta", era tanto, tanto tempo fa, erano i tempi che si scriveva ancora Mao Tse Tung, figurarsi! Invece ora, per fortuna che per le tigri non avrei proprio ormai più il fisico, me la sono goduta a guardare i 133 "gioielli di carta" che Marco Ferri ha "pescato" in 33 enti cittadini e raccolto nella Sala Bianca della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Fino al 27 aprile si possono vedere e se non proprio studiare almeno leggere (in tutti i sensi) dal vivo documenti come un disegno di Raffaello, testi autografi di Girolamo Savonarola, Poliziano, Cosimo I de' Medici, Joachim Winckelmann, Ugo Foscolo, Giuseppe Pelli Bencivenni, Giacomo Fabbroni, Pietro Vieusseux, Eugenio Barsanti, Vasco Pratolini, Eduardo De Filippo, Dino Campana, Eugenio Montale (anche due suoi acquerelli). E ancora l'atto di battesimo di Leonardo, una lezione scritta di Galileo sull' Inferno di Dante, 3 documenti archivistici di Michelangelo e tutto un bendiddio che Ferri ha opportunamente raccolto sotto il titolo "Una volta nella vita - Tesori dagli archivi e dalle biblioteche di Firenze" sottolineando l'occasione più unica che rara che viene offerta oggi al grande pubblico.
Mi piace allegare alle immagini le didascalie che le accompagnano e che ne spiegano l'importanza e la storia.

Nascita di Leonardo da Vinci, 15 aprile 1452, registro cartaceo, Notarile antecosimiano, Archivio di Stato di Firenze. L’annotazione relativa alla nascita e al battesimo di Leonardo fu stilata dal nonno Antonio sull’ultima carta del protocollo notarile del proprio padre, il notaio ser Piero di Guido  da Vinci.

Concessione del re di Francia Luigi XI a Piero de’Medici di inserire i gigli di Francia nello stemma (maggio 1465), pergamena con sigillo, Diplomatico mediceo, Archivio di Stato di Firenze.  Tra le tante famiglie che avevano stemmi simili i Medici vollero ottenere un elemento che denotasse la loro preminenza, ottenendo di inserirvi lo scudetto di Francia, azzurro a tre gigli d’oro,  che prese la forma di palla posizionata al centro in alto dello scudo.

 

 

Legge criminale (30 novembre 1786), Segreteria di Gabinetto, Appendice, fascicolo cartaceo, Archivio di Stato di Firenze. Il 30 novembre 1786 fu pubblicata nello Stato toscano la Riforma della legislazione criminale. Con questa riforma il Granducato di Toscana fu il primo stato in Europa ad abolire la pena di morte.
 
Archivio della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia
 
Fotografia raffigurante la Sala di Leonardo agli Uffizi, Archivio delle Gallerie fiorentine, Firenze. La foto testimonia dell’esposizione per pochi giorni agli Uffizi della Gioconda nel 1914 dopo il furto avvenuto al Louvre nel 1911 e il ritrovamento dell’opera a Firenze nel 1913. Il ladro, un imbianchino delle provincia di Varese che lavorava saltuariamente al museo parigino e si chiamava Vincenzo Peruggia aveva tenuto la Gioconda sotto il letto nella sua camera ammobiliata di rue de l’Hospital a Parigi e dopo un po’ di tempo aveva preso contatto con un antiquario fiorentino che subito denunciò l’accaduto. Peruggia che addusse ragioni patriottiche fu arrestato e processato a Firenze.
 
 
Registro dei battesimi, Maschi, anni 1512 – 1522, registro cartaceo, Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore, Firenze. Il manoscritto fa parte dei registri battesimali conservati in questo archivio che coprono senza interruzioni il lungo periodo dal 1450 al 1900. Il registro è aperto alla carta 140v.  dove è annotata la nascita il 12 giugno 1519 e il battesimo il 20 dello stesso mese del futuro duca di Firenze e Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici. La corona, disegnata in margine all’ordinaria registrazione del battesimo, sintetizza lo speciale destino del personaggio
 
  Eugenio Montale, Diario dell’ex Versilia, album formato da 21 carte, “Spiaggia”, firmato Eusebio e datato 1964, Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze. L’album contiene vedute di marine, tutte firmate, e dell’entroterra versiliano.


  Raffaello Sanzio, Studio per un Crocifisso, biblioteca Marucelliana, Firenze. Il disegno a penna su carta bianca è l’opera più preziosa della raccolta della Marucelliana. E’ noto anche come “lo scorticato” per il drammatico rilievo dato alla muscolatura, che pare appunto priva della pelle, e per l’accurato studio anatomico.
 

TOPOLINO – A.1 n. 1 (31 dicembre 1932), Biblioteca Marucelliana, Firenze. Si tratta di una copia del numero 1 del giornale Topolino, stampato da Nerbini di Firenze, uscito in formato otto pagine, con il prezzo di 20 centesimi di lire.
 
Libro d’ore, Parigi, inizio secolo XV, Biblioteca Riccardiana, Firenze. Codice appartenuto a Gabriello Riccardi, ma recante lo stemma dei Valois, è l’esemplare più riccamente ornato tra i libri d’ore riccardiani
 
Giovanni Fattori, La vedetta, penna su carta, firmato e intitolato, Carte Fedi, C. 1291, Biblioteca degli Uffizi, Firenze.