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04/11/16

LA MIA ALLUVIONE di Aroldo Marinai

Caro Gianni,
mi dispiace tanto ma non ce la faccio a ripensare all'alluvione di 50 anni fa e mandarti qualche rigo rievocativo, perché mi deve essere presa una botta di influenza, tutte le solite ossa rotte e la testa mi casca sulla tastiera.
Peccato e vergogna a me. Ora provo la febbre.
Però con le ultime forze (poi vado a letto aspirinato a bestia) mi chiedo: com'è che in quegli anni avevamo tutti un sacco di stivali di gomma in casa? Perché io mi ricordo - ero con l'allora mia moglie alla Biblioteca Nazionale - e subito, dal primo momento, avevamo gli chantilly (lei rossi, io neri o grigi, il mio fratello anche...) e non eravamo certo andati d'urgenza a comprarceli la mattina stessa del 4!
Ho anche la febbre. Con le ultimissime forze ti mando una foto che intitolerei Ahi veivei dei poveri, e simboleggia un canottino per salvataggio d'emergenza, casomai avesse a dare di balta l'Arno un'altra volta.

Spero di sopravvivere, e così spero di te.
Un abbraccio (senza contatto) e un bacio (senza bacilli)
Aro
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23/02/16

PRENDERE DUE PICCIONI con Aroldo Marinai

Consigli e sconsigli di lettura per signore e signorine

Uno – Ci sono diversi elementi, in questo libretto, che avrei considerato duri e giusti: per esempio vecchiaia, malattia ed emarginazione ambientate in un microcosmo paesano (toscano, oltretutto, quindi carogna) condite con la salsa piccante dell’incesto. 
Capirete che ho attaccato con entusiasmo la lettura delle pagine che raccontano vicende terminali dell’anziana Gina (detta Ruggine per via del suo affezionato gatto, Ferro). 
Sono però inciampato presto nelle vistose incongruenze della trama. Alla fine ho pensato che la scrittrice non può avere più di 17-18 anni a giudicare da tutte le ingenuità e le 
approssimazioni (io che anziano lo sono davvero e davvero vivo in un borgo toscano), e quindi mi sento disposto a concederle amnistia - unicamente in considerazione della verde età - per la faccia tosta di proporre eventi assurdi e improbabili e raccontarceli con una scrittura sbrigativa che sembra un riassuntino. 
Ma poi, come accettare svarioni da matita rossa o blu: il gatto che aveva “l’incombenza di perpetrare la specie” anziché perpetuare, un vecchio che aveva il “fiato purulento” (?), lei che vuol “comprare l’appartamento al Sestini” anziché dal Sestini, la “bara portata sul vicolo” anziché nel, le “opere omnia”… (Studiate ragazzi, studiate).
Però è anche vero che scrive “ci ha” “ci aveva” invece di “c’ha, c’aveva”. Questo va a suo merito. 
Dunque alla fine: la vogliamo perdonare? Perdonatela voi. Io no.

Anna Luisa Pignatelli, RUGGINE, Fazi Editore, pagine 152, Euro 16

Due – Quante delle mie affezionate lettrici amano il fascino delle foreste infinite, il profumo delle stufe a legna, le grandi solitudini riflessive, i silenzi della neve e il respiro del vento 
troveranno in questo romanzo pane e companatico. 
Sa di cuoio, pesticciare di foglie cadute, chiacchiericcio di ruscelli e cinguettare di beccofrusoni: si svolge in Canada, British Columbia, selvaggio nord.
Due ragazzine presto orfane del padre (tagliaboschi) sono lasciate in affido presso un’amica dall’amata madre che dovrebbe tornare a prenderle, e invece scompare. 
Nella seconda parte le vicende della ricerca della madre e delle risposte ai tanti perché, vero rito di passaggio per le nostre eroine, muovono la narrazione. Ci saranno sorprese e spiegazioni.
La scrittura è piana ma ricca, lenta e confidenziale, di grande pathos, bellissima. (Come avrà fatto la brava traduttrice a districarsi nel vorticare di nomi di fiori e piante mai sentiti ...)

Frances Greenslade, IL NOSTRO RIPARO, Keller editore, pagine 358, Euro 17,50

07/02/16

DUE PICCIONI con Aroldo Marinai

Consigli e sconsigli di lettura per signore e signorine

Mi sa che arrivo in ritardo con questi sconsigli perché il libro di cui parlo ha già avuto il suo momento di gloria ed è arrivato ai piani alti delle classifiche di vendita. Pace.
Quanta melassa, quante furbizie di scrittura in queste pagine! Per dirne una: c’è la dichiarata intenzione di far piangere e ridere, stringere ed allargare il cuore, alternando.
Vecchio trucco, come si fa con la prospettiva in pittura.
E quante citazioni, quanti nomi buttati giù! Di libri, di film, di canzonette: tutto a bollire nel calderone (vezzo molto americano, mi sembra che stiate dicendo).
Uno stillicidio di parole, lentissimo dettagliatissimo circostanziato e noioso.
Le pagine sono prevalentemente ospedaliere. Una sorella ha tendenze suicide, infatti è sempre distesa sul lettino con flebo e placebo mentre l’altra – voce narrante –è vitale ma caoticamente disordinata. Sì, d’accordo, ho capito, va bene. E avanti così.
La scrittura? Ecco: “mi sono messa a googlare roba sul portatile” (googlare roba, Manzoni si rivolta nella tomba) oppure “un luogo che induce a chiedersi ehi, come si fa a mettere delle parole sulla tragica partitura della vita?”. Induce a chiedermi: Ehi, come si fa a scrivere così per 361 pagine?
Non vi posso dire di più. Mi sono fermato a pagina 218. Mi sono arreso, sventolo bandiera bianca e chiedo pietà.
MIRIAM TOEWS, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos, 2015, Euro 18



Invece passiamo ad altro.
Non è chi non abbia letto qualcosa di Robert Walser. Forse “Jakob von Gunten” o “I fratelli Tanner” o “La passeggiata”. (Se no ve li consiglio).
Walser: il poeta svizzero solitario, timido, vergine, povero, fuori di testa e fuori dal mondo.
Questo inquietante scrittore fu una persona di quelle che di rado si incontrano davvero nella vita e se accade poi ci auguriamo fortemente che restino eccezioni.
W.G. Sebald (Vertigini, Gli anelli di Saturno, Austerlitz, Gli emigrati) ha scritto un mirabile libricino che non posso non raccomandare. Egli ha  dichiaratamente molto amato la scrittura lillipuziana di Walser. Con affetto nel raccontarla e commentarla ci gira attorno, ci si intrufola dentro, prova a decifrarla.
Questo aureo libretto sarebbe tutto da sottolineare, da evidenziare in esergo. Sono 60 pagine di assoluta partecipe chiarezza e bellezza.
Imperdibile per le appassionate lettrici di Walser e per quelle di Sebald. O per chi fosse in cerca di emozioni nuove. Non è proprio recentissimo, ma si dovrebbe ancora trovare dato il peso dell’editore. Provate. Io ce l’ho ma non lo presto a nessuno.

W.G. SEBALD, Il passeggiatore solitario, Adelphi, 2006, Euro 5,50

18/01/16

PRENDERE TRE (3) PICCIONI con Aroldo Marinai.


Consigli di lettura per signore e signorine.

Primo piccione. Chi ha letto La misura del mondo (notevole e meritato successo del 2006) non si lascerà sfuggire questa nuova opera del prolifico scrittore tedesco. Ci sono tre fratelli: uno fa il pittore però non crede nell’arte, ha talento ma preferisce produrre falsi d’un autore contemporaneo. Un altro fa il prete ma non crede in Dio, sostiene che si può vivere anche senza essere felici, che problema c’è? Il terzo investe capitali per conto terzi, accumula errori madornali ma sarà salvato dal caso sotto forma di crisi mondiale (lui sì che crederà in Dio!).
F (è il titolo originale) come Fato o Falsità o Filosofia del vivere in un libro beffardo, leggero e profondo. Il capitolo sulla storia della famiglia, a ritroso, è geniale e godibilissimo.
(Daniel Kehlmann, I fratelli Friedland, Feltrinelli, euro 17)



Secondo. La Roma degli anni ’60 raccontata da un grande poeta contemporaneo. Valentino Zeichen ci riporta agli anni della Dolce Vita, il cinema, i salotti, insomma quella temperie culturale. Ma soprattutto ci racconta dei pittori, i “re di Roma”, le loro invidie o complicità, gli ozi e i vagabondaggi, tra vernissage buffet e tentativi di rimorchiare (il loro “imbrocco facile”, invidiato dagli scrittori che avevano meno occasioni). A scardinare la misoginia dei tre personaggi appare una ragazza dai tratti orientali, occhi verdi, labbra grosse, una vera grande bellezza, curiosa e socievole.
Zeichen, che si fa vanto di scrivere poesie su commissione e vivere arruffato in una baracca sul Tevere, è al suo primo romanzo, “scritto per scommessa”. Scommessa vinta con una scrittura preziosa e sapida.
(Valentino Zeichen, La sumera, Fazi Editore, euro 16)



Terzo. (Questa è autopromozione). Un tizio decide di andare a frugare nei luoghi di una lontana apparizione della Madonna, tante volte - hai visto mai - ne fossero rimaste tracce. La vicenda si svolge nel canonico spazio temporale di sette giorni, il risultato non voglio dirlo qui.
La scrittura è meno lineare di quanto vorreste, forse, ma credo sia positivo stimolare certe aree cerebrali dormicchianti, come fanno i rebus le “cornici concentriche” e la “ricerca di parole crociate” della Settimana Enigmistica. Ecco, Settimana Enigmistica avrebbe potuto essere il titolo alternativo.

(Aroldo Marinai, L’asparizione, Buio Edizioni, euro 10 – acquistabile su Amazon)


26/04/14

PRENDERE DUE PICCIONI (Coetzee, Ernaux) con Aroldo Marinai


Bel titolo di Annie Ernaux (Passione semplice) per un racconto veloce e cricchiante che ricorda il rumore del cellophan di buona Paolocontiana memoria. 
In una sessantina di pagine intense Ernaux parla di sé oggetto e soggetto di un’infatuazione sconquassante in cui non possiamo non ritrovarci almeno in parte. Le preziose occasioni d’incontro, le insonnie, l’insofferenza verso gli “altri”, le scaramanzie, l’amore fisico fatto col cuore in gola, rabbia e frenesia.
Una confessione che non si cura tanto della forma letteraria ma è pura necessità.

Titolo un po’ scemo di Coetzee (L’infanzia di Gesù) per un lungo racconto di felice ambientazione. Come già in precedenti romanzi il mondo pare sull’orlo della catastrofe, o ne siamo appena usciti e ci stiamo riorganizzando.
Benevolenza è la parola per descrivere la via di salvezza della nuova umanità. Nello scenario apocalittico dei migranti in una terra nuova – pare d’essere su un pianeta alieno - un adulto s’incaponisce a cercare la madre di un bambino disperso e, novello arcangelo Gabriele, decide di affidarlo ad una ragazza scelta d’istinto che prima sbigottisce poi accetta. Mi va di dire che ci sono pagine bellissime, le prime ottanta, per esempio, di grande emozione e lenta costruzione, ma poi con quella scrittura pacata e circostanziata che gli è propria Coetzee rischia di annoiare a morte, spesso riuscendoci. Lo sbadiglio ci accompagna per un buon tratto di lettura, ed è un peccato.
Eh, anche gli scrittori invecchiano. Qualcosa si guadagna qualcosa si perde. In questo caso si perde spazio sullo scaffale dei libri, per dirne una.

Annie Ernaux, PASSIONE SEMPLICE, Bur, 7 euro – forte e onesto

J. M. Coetzee, L’INFANZIA DI GESÚ, Einaudi, 20 euro – bello e impossibile

19/12/13

GRANDE YASMINA - DUE PICCIONI con Aroldo Marinai


Eddai, ci siamo, il 2013 finisce e si tirano le somme, si fa la classifica delle letture che più ci sono piaciute durante l’anno. Un giochetto come un altro.

Ci sono sempre le ri-letture (tante, inevitabili di questi tempi grigiastri) che per me sono state: Gli anelli di Saturno (Sebald), In fuga (Michaels), La linea d’ombra (Conrad), Donnarumma all’assalto (Ottieri), Salto mortale (Malerba), Il meridionale di Vigevano (Mastronardi), Ghiaccio nove (Vonnegut), Homo faber (Frisch), eccetera eccetera. Non sto a noiarvi oltre.
Le pagine migliori le ho trovate in: Goethe muore (Bernhard), August (Wolf), Lungo la via incantata (Blacker), I racconti di John Cheever, Siberiana (Castellina).

E poi ho incontrato, udite udite, forse il miglior libro dell’anno, “Felici i felici” di Yasmina Reza.

Perfetti i dialoghi, bella la scrittura, lucida colta sapiente e divertente.
La Reza è commediografa, scrittrice, sceneggiatrice. Si sente. Si gode.

Suo era il testo della commedia (chiamiamola commedia) “Il dio del massacro” da cui Roman Polanski ha tratto il film Carnage, successo di critica e pubblico, come usa dire.
Se ho capito bene ad un certo punto della sua premiata carriera le è stato affidato il compito di ri-scrivere, a modo suo, vicende di vita di coppia ispirate alla serie televisiva (bianco e nero) Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman, chi se lo ricorda.
Per ora del film non se ne è fatto nulla, parrebbe. Ma il romanzo resta. Nei capitoli si intrecciano le vicende-confessioni di una moltitudine di personaggi (e quindi di coppie) i cui destini tampinando amori e rancori rimandano da una pagina all’altra in una lieta e drammatica giostra.
Feroce e godibilissimo.

Ma, si dirà, questa rubrichetta non doveva spennare e sbuzzare due (2) piccioni alla volta per fornire due (2) consigli o sconsigli di lettura? Perché questa volta uno solo?  Mettiamola così: questo libro vale doppio, compratevene due copie e regalate la seconda copia a una persona che vi piace.

Buone feste e buone letture.

FELICI I FELICI, Yasmina Reza, Adelphi, 2013, 18 euro – Ho detto tutto.

28/11/13

PRENDERE DUE PICCIONI (3) con Aroldo Marinai

Thomas Bernhard si conferma un gigante della letteratura del novecento con quattro
brevi prose, raccolte e pubblicate postume.
Una – Goethe schiatta in un frullare di assistenti indaffarati nel cercare di esaudire il
suo ultimo assillante desiderio: ospitare Wittgenstein a Weimar per discutere con lui
“sul dubitabile e il non-dubitabile”. (Dato non secondario: Goethe muore nel 1832,
Wittgenstein nascerà nel 1889).
Due – Odio fraintendimenti e rampogne incrociate fra il delirante lettore di
Montaigne e i suoi famigliari.
Tre – La famiglia come carcere, un vero eccezionale inferno parentale. Alla ricerca
della quiete i padri ne escono male, le madri malissimo. E alla resa dei conti non
va meglio ai figli: l’amico che crede di essersi affrancato deride l’amico rimasto in
catene. Medico cura te stesso, dicevano quelli.
Quattro – Finis Austriae. Chiudersi in sé stessi per non uscirne più. Fra cibi pessimi,
gusti abominevoli, città disgustose, ogni pensiero soffocato, uno sberleffo continuo.
Thomas Bernhard al meglio della sua forma.
Stefano Gallerani: altro giro altra corsa altro scrittore di racconti (quattordici). In
questi non succede niente di niente. C’è parole, sonorità, musicalità. Scrittura di
scrittura su scrittura.
C’è un sentore di citazioni e sciarade; il frequentatore della settimana enigmistica può
trovarsi avvantaggiato nella lettura (o decifrazione).
Si ha spesso l’impressione che il soggetto parlante sia insieme protagonista e
deuteragonista. Viene da chiedersi: cosa sto leggendo? Di cosa sta parlando?
Oppure c’è il verso di restare come il cobra, affascinati dal movimento
mesmerizzante del piffero. Non lo so.
Bello il racconto tredici, sulla morte. Anche il dieci, sulla conquista dell’intelligenza,
anzi inteliggenza, via sperimentazioni di laboratorio.
Ma, in conclusione, se la sera a letto leggete per conciliarvi il sonno questo libro di
cento pagine probabilmente vi basterà per un anno. Il classico buon affare.

Thomas Bernhard, GOETHE MUORE, Adelphi, 2013, euro 11. – Cattivo amaro
sardonico e irriverente. Magistrale.
Stefano Gallerani, ALBACETE, Lavieri edizioni, 2012, euro 14. – Solo per sedicenti
intellettuali al 100%.

14/11/13

PRENDERE DUE PICCIONI con Aroldo Marinai

Ce n’è tanti, di bravi scrittori che invecchiano male. Parecchi. E il franco-boemo di buona fama autore dell’insostenibile leggerezza dell’essere, non fa eccezione. Il suo ultimo libro, la sua più recente fatica - dove fatica lo uso in termine proprio, facendo partecipi anche le energie del lettore – è fieramente sbandierato dalla fascetta di copertina come “prima edizione mondiale”. A Firenze siamo poco rispettosi d’ogni cosa, in questi casi si dice “tirati su le ciocce”.  Insomma di che si tratta. Un gruppetto di amici più o meno frivoli si riunisce per una festa di compleanno. Eccetera.

 

 

Invece c’è anche chi invecchia meglio, tra gli scrittori. Per esempio Péter Estherázy, ungherese del 1950, aveva cantato il requiem per la madre deceduta nel 1985, e ora la fa rinascere. Non solo la riporta in vita ma le appioppa una passione calcistica e un idillio con il leggendario Puskàs. Il libro è una miniera di citazioni per cronisti e appassionati di sport. Agli occhi della mamma l’apice della gloria letteraria del figlio giunge con la stretta di mano di Beckenbauer. Il fuorigioco non è una cosa da bambini. La chiacchiera all’in piedi a bordo campo fa parte del gioco, è già gioco del calcio.

I quattro amici di Kundera dunque organizzano un cocktail, invitano un po’ di signore e signorine, sembrano tutti un po’ fatti come ai bei tempi degli spinelli, ma siamo ai nostri giorni. Si ciancia su questo, si ciancia su quello, vuotaggini. Oddìo, l’autore cerca di speziare la frittatina introducendo un paio di carrellate all’indrè. C’è il tipo che fantastica sulla madre che l’ha abbandonato infante perché in realtà non lo desiderava, e lui ci intesse dialoghi e la rende protagonista di fantasie invadenti. E c’è il vecchio Stalin-Baffone che fa lo spiritoso e non è mica morto, no, è vivo vegeto e scorrazzante per le vie di Kaliningrad o di Parigi. Ma per favore.

Calcio a parte, come non condividere che fra le cose più belle al mondo ci sia il triangolo della mutandina che traspare sotto il camice bianco delle infermiere? Immaginiamo un campo di calcio triangolare… (sto citando Esterházy). Alla fine un ex attaccante sbevucchione investito dal treno ripete ai suoi soccorritori una sola frase gorgogliata nel sangue “l’ha assegnato?” “l’ha assegnato?”. Prima che spiri solo una persona capisce e lo può consolare “l’ha assegnato, lo stronzo, non temere vecchio mio, era fallo netto e all’interno dell’area di rigore”. La scrittura è felice e disordinatissima secondo la lezione di Joyce rivista e aggiornata, non sempre proprio il massimo della scorrevolezza.

  

Milan Kundera – La festa dell’insignificanza.  Adelphi, 16 euro. (Insulso. Soldi buttati)

Pèter Esterházy – Non c’è arte. Feltrinelli. 16 euro. (bella copertina. Lettura a vostro rischio)