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14/11/13
PRENDERE DUE PICCIONI con Aroldo Marinai
Invece c’è anche
chi invecchia meglio, tra gli scrittori. Per esempio Péter Estherázy, ungherese
del 1950, aveva cantato il requiem per la madre deceduta nel 1985, e ora la fa
rinascere. Non solo la riporta in vita ma le appioppa una passione calcistica e
un idillio con il leggendario Puskàs. Il libro è una miniera di citazioni per
cronisti e appassionati di sport. Agli occhi della mamma l’apice della gloria
letteraria del figlio giunge con la stretta di mano di Beckenbauer. Il
fuorigioco non è una cosa da bambini. La chiacchiera all’in piedi a bordo campo
fa parte del gioco, è già gioco del calcio.
I quattro amici di
Kundera dunque organizzano un cocktail, invitano un po’ di signore e signorine,
sembrano tutti un po’ fatti come ai bei tempi degli spinelli, ma siamo ai
nostri giorni. Si ciancia su questo, si ciancia su quello, vuotaggini. Oddìo, l’autore
cerca di speziare la frittatina introducendo un paio di carrellate all’indrè.
C’è il tipo che fantastica sulla madre che l’ha abbandonato infante perché in
realtà non lo desiderava, e lui ci intesse dialoghi e la rende protagonista di
fantasie invadenti. E c’è il vecchio Stalin-Baffone che fa lo spiritoso e non è
mica morto, no, è vivo vegeto e scorrazzante per le vie di Kaliningrad o di
Parigi. Ma per favore.
Calcio a parte,
come non condividere che fra le cose più belle al mondo ci sia il triangolo
della mutandina che traspare sotto il camice bianco delle infermiere?
Immaginiamo un campo di calcio triangolare… (sto citando Esterházy). Alla fine un
ex attaccante sbevucchione investito dal treno ripete ai suoi soccorritori una
sola frase gorgogliata nel sangue “l’ha assegnato?” “l’ha assegnato?”. Prima
che spiri solo una persona capisce e lo può consolare “l’ha assegnato, lo
stronzo, non temere vecchio mio, era fallo netto e all’interno dell’area di
rigore”. La scrittura è felice e disordinatissima secondo la lezione di Joyce
rivista e aggiornata, non sempre proprio il massimo della scorrevolezza.
Milan Kundera – La festa
dell’insignificanza. Adelphi, 16 euro.
(Insulso. Soldi buttati)
Pèter Esterházy – Non c’è arte. Feltrinelli. 16
euro. (bella copertina. Lettura a vostro rischio)
30/10/13
WOLF e DEPERTHES - PRENDERE DUE PICCIONI con Aroldo Marinai
Aroldo comincia la sua collaborazione con Inganni Veraci proponendo, quando lo ritiene opportuno, una coppia di libri da leggere. Con l'ironia che lo contraddistingue la "rubrichetta" si intitola I Due Piccioni e al contrario delle altre ospitate volentieri qui non è "di" ma "con" perché è risaputo, e se lo conferma da solo, che due piccioni si prendono CON qualcosa.
gc
Mettiamola
così: un pullman riporta a casa, da Dresda a Berlino, un rumoroso gruppo di
anziani turisti. L’autista preferirebbe il silenzio ai canti e agli schiamazzi,
ma il suo carattere tranquillo lo protegge e intanto con la mente ripercorre
l’intera vita in brevi lampi di memoria. Questo racconto di Christa Wolf,
dedicato al marito, è l’ultimo pubblicato quando già lei era scomparsa (2011).
L’anziano
autista, August, rivive l’infanzia, l’arrivo da fuggiasco e orfano dalla
Prussia al tubercolosario che lo vedrà innamorarsi, lui di otto anni – ma come
altrimenti dire – di una adolescente che poi come lui guarirà. Il clima e
l’ambiente, si è capito, sono quelli della Davos della Montagna Incantata.
Altrove: un marinaio scozzese di nome Alessandro Selkirk sceglie di essere abbandonato nell’isola di Juan Fernandes per aspre controversie col capitano della sua nave, il Cinque Porti del capitano Stradling (siamo nel 1704).
Selkirk rimane sull’isola quattro anni e quattro mesi, anche se in quel frattempo alcune navi hanno dato fondo per provvedersi di acqua dolce e capre di cui cibarsi.
Ma, o
perché si tratta di spagnoli (e qui si sprecano le schioppettate contro il
nostro), o francesi, o di nazionalità incerta e la prudenza consiglia il
riserbo. Quando viene abbandonato possiede abiti, un letto, un fucile, una
libbra di polvere, palle, tabacco, una scure, un coltello, una pentola, una
Bibbia ed altri libri di devozione più i suoi strumenti di marina.
Frattanto August si rivela ragazzino con serie difficoltà intellettive. Non è fatto per la scuola (eufemismo).
Eppure cresce fra malattie e morti fino a trovare un
lavoro (quello che ha sempre sognato: autista di camion), una moglie paziente e
devota (credo, dice lei decidendo di sposarlo, che tu sia una persona perbene).
Alla fine: ho avuto una buona vita. Christa Wolf usa una economia espressiva
eccezionale, quasi asciutta cronaca lirica.
A Juan Fernandes dopo i primi mesi subentra la solitudine, poi emerge la difficoltà del fuoco (superata con lo sfregare due legnetti di mirto-pepe). Alessandro mangia pesce, rape, cavoli, gamberi di fiume, cattura le capre correndo, le marchia all’orecchio (nel 1741 verranno trovate ancora capre marchiate). Logorati gli abiti si fa un giustacuore e una berretta di pelle di capra. Durerà fatica, dopo il salvataggio sulla nave inglese, a portare di nuovo le scarpe. La storia è argomento del romanzo di Robinson Crusoè.
I due
piccioni:
Christa
Wolf, August, edizioni e/o, 2012 - Consigliato
Deperthes,
Storie di naufragi, Martello editore, 1968 - Introvabile
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