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30/04/14

POST SCRIPTUM - GESU' DI NAZARETH di Domenico Coviello


Ho amato molto le cose semplici. Preparare una brace sulla riva per arrostirci sopra del pesce appena pescato dal Lago di Tiberiade, ad esempio. Sono risuscitato dai morti anche per ripetere questo gesto così umano, e ho di nuovo assaporato quel cibo con i miei discepoli. Avevo i buchi dei chiodi ai polsi e sul collo dei piedi. Il costato spezzato da una lancia, la fronte penetrata da spine di rovo, la schiena e il torace flagellati. Ma il mio sangue era rappreso, la ferite rimarginate: non sentivo più il dolore del corpo e l’angoscia del cuore, poiché avevo superato la più grande delle prove.
Non ho voluto sfuggire al destino, poiché sapevo che era nella mente di Dio. La mia missione era chiara. Volevo testimoniare che Dio è come un babbo, una mamma, per ogni uomo e ogni donna sulla Terra. E ogni uomo o donna è fratello a ciascun altro uomo, a ciascun’altra donna. Per questo c’è ancora oggi chi mi dice rivoluzionario. Perché se fosse messo in pratica ciò che ho insegnato la gerarchia piramidale di questo mondo sarebbe ribaltata. Al vertice sarebbero tutti coloro che amano. Che hanno mendicato amore. Disperatamente. Alla base tutti coloro che rinunciano ad amare. Che hanno messo al primo posto il potere, la gloria, la vanità, la forza. Ma il mio Regno non è di questo mondo. E ogni cosa si compirà alla fine dei tempi.

Io cammino ancora e sempre, invisibile, sui marciapiedi delle città, nei sottosuoli della storia, alla ricerca del volto di ciascuno di voi. Sapete bene dove trovarmi. Poiché sta scritto. Ogni volta che vestirete uno dei miei fratelli più piccoli perché è rimasto nudo, gli darete da mangiare perché è affamato, da bere perché è assetato, lo ospiterete perché è straniero, lo visiterete perché è malato, lo andrete a trovare perché è carcerato, ogni volta che avrete fatto questo, lo avrete fatto a me. Io non sono che un mendicante d’amore. Per questo sono venuto sulla Terra. Non posso vivere senza l’amore di ogni uomo e di ogni donna. Io ho bisogno di voi.  
 
 
Le immagini sono tratte da "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini.

16/10/13

UN'ECCITANTE GIORNATA DI IVAN D. di Domenico Coviello

Sono le 11.22. Con un ritardo di 2 minuti Ivan D. varca trafelatamente la soglia dello studio del suo psichiatra. Ha dimenticato l’assegno di XXX euro che gli dovrebbe ogni XXX sedute, ma pazienza.
E’ peraltro il professor S., questa volta, a cominciare con un’insolita domanda: “Cosa vuol dire per lei essere ricco?”.
Ivan, nel rispondere, lascia scivolare il discorso su Gesù Cristo, che certo ricco non era. Del resto Ivan, animato da perpetui sensi di colpa per qualsiasi cosa, sente inesorabilmente il bisogno di autoflagellarsi, psicologicamente parlando, per il fatto d’esser nato ricco.
Dunque fa appello alla figura del Cristo che predilesse l’amicizia di pescatori, prostitute, esattori delle tasse disonesti (i pubblicani) e, più in generale, la feccia della società. Non certo delle classi abbienti. Tanto meno di quelle dirigenti. Tutto ciò provoca a Ivan una sottile eccitazione masochista, in quanto che egli non appartiene alla feccia ma agli abbienti, e come tale potrebbe eventualmente essere oggetto, alla fine dei tempi, quando vi sarà il Giudizio Universale (quello della Cappella Sistina di M. Buonarroti), della divina ira del Cristo.
 Ecco dunque la prima, marziana, eccitazione della giornata per il nostro Ivan. Terminata la seduta il principino dal sorriso triste (potremmo chiamarlo anche così) si ricorda di dover fare la spesa al mercato rionale del quartiere. Vagando fra i banchi degli ambulanti finisce di fronte a quello dei latticini.
E’ subito accolto dallo splendido sorriso della venditrice bionda, una signora di taglia forte, più che cinquantenne, dal seno prosperoso, gli occhi sornioni da gatta, le movenze decise. Madame lo riconosce come cliente abituale, e comincia a blandirlo al chiaro fine di spillargli più soldi possibile. Il principino, tuttavia, non può fare a meno di restare stregato, in men che non si dica, da quegli occhi, quel sorriso, quei seni, di cui può intravedere la scanalatura, in mezzo ai quali vorrebbe “metterci la faccia”, per dirla col nostro amato sindaco M. R..

Trattenendosi a stento dallo spendere più di un tot, Ivan è estasiato, e finalmente eccitato, dagli sguardi dolcemente maliziosi di quella Cat Woman in salsa mugellana, che approfitta della momentanea lontananza del marito, anch’egli ambulante, per scagliare il suo lazzo al collo dell’ingenuo principino: “Allora l’aspetto… voglio poi sapere se questi pomodorini secchi che ho preparato con le mie mani le sono piaciuti o no …”. E’ la seconda eccitazione della giornata di Ivan D.. Un po’ frastornato per essere stato approcciato da una seducente popolana presumibilmente esperta nelle arti amatorie, lui che è un abbiente con sensi colpa, privo di erotismo, Ivan va a comprare il giornale all’edicola al fine di leggerlo. Cosa che però non farà. Poiché giunto finalmente a casa sua, e spalancata la finestra della cucina, si imbatte in una tormentosamente piacevole visione che ripetutamente si replica nell’arco delle sue giornate mettendolo ogni volta in una condizione di strana sovraeccitazione. Lassù, in alto, la bella dirimpettaia sta stendendo i panni sul balcone.

 
E’ un po’ come eccitarsi perché siamo andati dalla parrucchiera invece che dal barbiere (vuoi mettere). Embè?, direte voi. Eh no, cari signori. Perché Ivan, che vorrebbe picchiare di santa ragione le olgettine, in un impeto di sadismo, vede fuggire a gambe levate la sua libido al solo pensiero delle bambolone siliconate, dalle labbra rifatte e il deretano di polistirolo. Sta scoprendo, anche con un qual certo dispiacere, che l’erotismo sta – a suo modesto avviso - nell’ordinarietà dell’umana esistenza, per quanto ciò sembri a prima vista impossibile. In sostanza: il principino Ivan sta scoprendo l’acqua calda. Vorrebbe inconsultamente ficcarsi due dita in bocca e fare un fischio “alla pecorara” alla dirimpettaia stenditrice, gridandole più o meno così: “Signoraaa!...le mutande le posso venì  a stende’ iooo?”.


Siamo dunque giunti alla terza eccitazione di Ivan D. nella sua giornata di quieta follia. Ma c’è la quarta (e ultima): Ivan, per una stramba associazione mentale, si ricorda improvvisamente di aver visto tanti anni fa, il celebre quadro “La ricamatrice” del maestro macchiaiolo Telemaco Signorini.

 
Inutile dire che la ricamatrice lo eccita: è come la venditrice di latticini. Come la stenditrice di panni. Figure femminili solo in apparenza banali e prive di fascino. In realtà, invece, cariche di una loro ordinaria sensualità. Quella della vita umana semplicemente vissuta. Fino in fondo. Senza infingimenti.