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03/03/14

UN BRAVO AMANTE: DOLCE E AMARO di Domenico Coviello


(Piccole storie di complimenti sessuali)

Omaggio a H. C. “Hank”, “Buk” Bukowski a vent’anni dalla morte

Fu a quel punto che la rovesciai su un fianco. Cazzo se mi piaceva. Fino a quel momento stava seduta sul mio uccello, dandomi la schiena nuda, mentre le abbracciavo il ventre morbido come il velluto.

 

Non si schiodava di lì forse perché, strusciandosi su di me, le sembrava di avermi in suo potere. Ma no, che dico. E’ che le piaceva la mia stretta. “Che mani che hai”. Beh, era un bel complimento (non era la prima a farmelo, non so perché ma nelle mani c’ho una forza dolce che alle donne piace). Sicché pensai che la mia stretta potesse aumentare. La rovesciai, dicevo. Su quel divanetto di merda, buono al più per una sigaretta con la gamba accavallata, non certo per amare una donna come si deve. Allargai le braccia e l’accarezzai sulle mani e sull’addome. La baciai sul collo.

 

Eravamo nella posizione “a cucchiaio”, direbbero quei suonati che si baloccano col kamasutra (come se un manuale t’insegnasse come piace a una femmina d’esser presa). “Questa posizione…no…non ci posso credere…”, disse lei stupefatta e contenta. “Io invece ci credo”, le sussurrai all’orecchio. Tanto perché fosse chiaro che non aveva a che fare con un pivello.

 

In realtà, mentre lei era seminuda io ero vestito. E non avevo la minima intenzione di spogliarmi, in quel posto assurdo. Mi bastava mostrarle di cosa ero capace, se mai ci fosse stata un’altra occasione di avvinghiarsi l’uno all’altra, possibilmente altrove. Purtroppo però l’avevo incontrata in quella stanzuccia piuttosto simile a uno sgabuzzino, o alle alcove multiuso dei privé da discoteca. Niente a che vedere con l’unico luogo che la mia mente malata riesce a concepire per tentare di far godere una donna: una camera ben arredata, anche d’albergo, non importa, ma dotata di morbida moquette a terra e buona tappezzeria sui muri. E soprattutto di un buon vecchio letto a due stramaledette piazze, cazzo. Elena - data la scomodità di quel postaccio – a un certo momento dovetti tirarla su da quel “cucchiaio” in cui l’avevo sbattuta.

 

Lei si rigirò su di me. Piantò i suoi occhi blu-ghiaccio nei miei e per un attimo pensai che mi volesse male. Ma no. Si vede che di donne capisco poco. Mi penetrò con uno sguardo di tempesta. D’una passione di cenere. Dove la brace, sotto, cova. Il suo giudizio fu implacabile. Difficile da dimenticare: “Mi sa che sei un bravo amante tu… dolce e amaro…”. Dolce e amaro. Forse perché il piacere dei sensi non può che essere una gioia dolorosa, pensai. E’ come il caffè senza zucchero, una pizza bassa, una bistecca fiorentina senza sangue. Una rosa che ti ostini a immaginare senza spine.  

(I disegni sono di Gustav Klimt)

03/09/13

POST SCRIPTUM: Bukowski/Chinaski secondo Domenico Coviello


"Siamo schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla"
 
 

Che pacchia quassù, fra le stelle. E non dico dello spettacolo astronomico, chissenefrega. E che anche da morto mi fanno fare il cazzo che mi pare. Ossia le uniche cose che ho sempre saputo fare: scrivere, bere molto, lavorare il meno possibile, amare donne a piacimento e senza sosta.

Del resto, una volta schiattato, glielo dissi subito agli angioletti che vennero a prendere la mia anima: ragazzi, non mi rompete i coglioni. Ditemi piuttosto di che razza di sesso siete. A voi ripeto quanto ho scritto: tutti dobbiamo morire, tutti quanti, che circo! Non fosse che per questo dovremmo amarci tutti quanti e invece no, siamo schiacciati dalle banalità, siamo divorati dal nulla. Quanto a me, sono solo un vecchio che racconta delle storielle sporche, e che ha sempre scritto per giornali che, come me, potevano morire domattina.

Comunque osservo che ancora oggi molta gente non sta bene. Non fanno mai una follia, una stronzata. Chissà che vite tristi. Sì, certo, la coscienza ce l’hanno a posto. Ma poi? Non leggono una poesia anche se non ci capiscono un cazzo, non ruttano mai, non piangono di disperazione, odiano l’alcol, fumare per carità, scommettere al poker no.

Oppure quelli che nel weekend tirano su di coca per farsi passare i guai: quando lei ci sta, a loro non gli si rizza più, sono strafatti. No, dico io. Ma è possibile? Beh, a me datemi una macchina da scrivere, una pagina bianca e dei tasti da schiacciare.

Accanto niente donne scassaminchia, ma una bella birra ghiacciata. Ditemi che è venerdì, o sabato o domenica: vi prometto che il pezzo viene giù subito, di botto. E che da mercoledì i miei scritti vi infetteranno di nuovo come un virus, nelle vostre città marce fino all’osso.