29/02/16

ELISA TORSELLI: UN ATTIMO PRIMA DI ARDERE

Dal 29 febbraio al 6 marzo, Ristorante India, via Gramsci 43A, Fiesole.
inaugurazione lunedì 29 alle 19,30

Elisa mi ha certamente reso le cose più facili: queste righe sono piene di parole sue. Parole che, per fortuna, ci offrono un ottimo cocktail di gioventù (ha 22 anni!), freschezza e voglia di bei progetti.

“La mia passione per la fotografia è nata indicativamente intorno al 2011, in parallelo alla passione per il teatro”.
“Il mio impellente bisogno di rifugiarmi nell’arte, e di fotografare in particolare, nasce dalla ricerca inquieta di sprazzi di bellezza nel quotidiano”.

“Ho scelto Un attimo prima di ardere per comunicare quelle folgorazioni di rara bellezza che contribuiscono all’ardore immediato del mio cuore. La mia sensibilità fotografica è alla costante ricerca di emozioni, di fremiti, non di paesaggi pacifici”.

“Io vedo quello che sento. E sento quello che mi emoziona. E fotografo quello che vedo, nel modo in cui lo sento”.

“Il mio scopo è quello di esprimere un autentico sentire, e di arrivare a un punto tale che s’abbia a dire di me sente profondamente, sente ardentemente”.

“Il tema della mostra facilita notevolmente questo scopo, perché catturare un attimo prima di risveglia nel fotografo la percezione attenta dello spazio, il senso ritmico, la creatività simbiotica”.

“Fissare l’attimo permette di sospendere e contemplare quella sensazione che nella vita inevitabilmente defluisce e si fa ricordo nel momento stesso in cui la percepiamo. Con “Un attimo prima di ardere” ho tentato di fissare quei momenti che condensano un’energia sempre in movimento, anche quando presentano una forma apparentemente statica; è il caso del barometro o del profumatore”.

“Ma anche nei ritratti ho cercato di riportare quel che ho imparato a teatro: lo stop come momento che raccoglie energia e ardore; il corpo vivo, fermo in una posizione, è assolutamente in movimento, in continuo tremore, in esso l’energia è pronta a riversarsi nel gesto che verrà”.

Ecco: cosa avrei potuto scrivere di diverso e di migliore di questo entusiasmo?
Mica me li ricordo più i miei 22 anni!


Gianni Caverni


direttore artistico di “Mi espongo”

27/02/16

XX DI MARIO MARIOTTI IN OCCASIONE DI UN GIORNO QUALSIASI

XX.
Più di mille crocifissioni, capolavori della storia dell'arte, fotografate e montate con un ritmo indiavolato (ops!) tenendo fermi i due punti cardine, ossia le mani, segnalati con 2 X, quelle del titolo dell'opera.

Fece questo vero capolavoro della durata di 3 minuti, quel genio di Mario Mariotti nel lontano 1976.
Per chi lo conosce è un'ottima occasione, e rara, per rivederlo. Per chi non lo ha mai visto non perda questo dono prezioso che gli faccio.
Perché proprio oggi? Non si tratta né di un compleanno né di un anniversario, è proprio un giorno qualsiasi, quello perfetto, come tutti gli altri, per una cosa così.

LA "COLLEZIONE" DI MAURIZIO NANNUCCI

"I cento meglio", così suonerebbe in italiano (forse meglio in fiorentino) "Top Hundred", il titolo col quale Maurizio Nannucci ha voluto raccogliere e mostrare cento opere scelte tra multipli, edizioni, libri e dischi d’artista, video, riviste, documenti ed ephemera di cento protagonisti della scena internazionale dell’arte dagli anni Sessanta ad oggi, provenienti dalla collezione di Zona Archives da lui iniziata nel 1967. 

Da sabato 27 febbraio al 23 aprile il Museo Marino Marini, in piazza San Pancrazio a Firenze, ospita cento pezzi di questa originale e stimolantissima collezione che offre davvero curiosità straordinarie. 

Si tratta della seconda tappa espositiva che segue quella di Museion, a Bolzano, dove i primi 100 “Top Hundred” sono stati presentati da settembre 2015 a gennaio 2016.
"Ci sono quattro numi tutelari qui - Spiega Nannucci - uno è Duchamp che appare sulla copertina di una rivista americana, un altro è Guy Debord con tutto il Situazionismo e questa è la prima edizione della traduzione italiana del suo libro, del '68, il terzo è John Cage e il quarto è la Yoko Ono ... il cui marito si chiamava John Lennon e non che lei era la moglie di John Lennon" dice ridendo.

Senza dubbio si tratta di una mostra da gustare con vivace curiosità e passione. 
Ci sono le palline di Damien Hirst, il libro trasparente di Jes Petersen, dal titolo significativo "Piero Manzoni life and works, il "frontespizio" del formaggio "Bel Paese" realizzato in stoffa da Cattelan, il volume che raccoglie i "Cieli ad alta
quota" di Alighiero Boetti, la targhetta delle Guerrilla Girls che ricorda che "meno del 5% degli artisti nelle sezioni del Musei di arte moderna sono donne, ma l'85% dei nudi sono femminili", e un gran numero di oggetti, manifesti, video e chi più ne ha più ne metta.




Il risultato è senza dubbio una mostra estremamente divertente da guardare nell'insieme, dall'alto dal ballatoio del secondo piano ma
soprattutto da vicino spulciando con la curiosità di un bambino ogni pezzo esposto. 


Sia chiaro che non si tratta solo di una mostra curiosa e divertente, e non solo per la qualità delle opere, ma anche e soprattutto si tratta della testimonianza della vita dell'artista Maurizio Nannucci e della passione
con cui è riuscito ad intessere relazioni mai banali con i migliori artisti del mondo.


23/02/16

PRENDERE DUE PICCIONI con Aroldo Marinai

Consigli e sconsigli di lettura per signore e signorine

Uno – Ci sono diversi elementi, in questo libretto, che avrei considerato duri e giusti: per esempio vecchiaia, malattia ed emarginazione ambientate in un microcosmo paesano (toscano, oltretutto, quindi carogna) condite con la salsa piccante dell’incesto. 
Capirete che ho attaccato con entusiasmo la lettura delle pagine che raccontano vicende terminali dell’anziana Gina (detta Ruggine per via del suo affezionato gatto, Ferro). 
Sono però inciampato presto nelle vistose incongruenze della trama. Alla fine ho pensato che la scrittrice non può avere più di 17-18 anni a giudicare da tutte le ingenuità e le 
approssimazioni (io che anziano lo sono davvero e davvero vivo in un borgo toscano), e quindi mi sento disposto a concederle amnistia - unicamente in considerazione della verde età - per la faccia tosta di proporre eventi assurdi e improbabili e raccontarceli con una scrittura sbrigativa che sembra un riassuntino. 
Ma poi, come accettare svarioni da matita rossa o blu: il gatto che aveva “l’incombenza di perpetrare la specie” anziché perpetuare, un vecchio che aveva il “fiato purulento” (?), lei che vuol “comprare l’appartamento al Sestini” anziché dal Sestini, la “bara portata sul vicolo” anziché nel, le “opere omnia”… (Studiate ragazzi, studiate).
Però è anche vero che scrive “ci ha” “ci aveva” invece di “c’ha, c’aveva”. Questo va a suo merito. 
Dunque alla fine: la vogliamo perdonare? Perdonatela voi. Io no.

Anna Luisa Pignatelli, RUGGINE, Fazi Editore, pagine 152, Euro 16

Due – Quante delle mie affezionate lettrici amano il fascino delle foreste infinite, il profumo delle stufe a legna, le grandi solitudini riflessive, i silenzi della neve e il respiro del vento 
troveranno in questo romanzo pane e companatico. 
Sa di cuoio, pesticciare di foglie cadute, chiacchiericcio di ruscelli e cinguettare di beccofrusoni: si svolge in Canada, British Columbia, selvaggio nord.
Due ragazzine presto orfane del padre (tagliaboschi) sono lasciate in affido presso un’amica dall’amata madre che dovrebbe tornare a prenderle, e invece scompare. 
Nella seconda parte le vicende della ricerca della madre e delle risposte ai tanti perché, vero rito di passaggio per le nostre eroine, muovono la narrazione. Ci saranno sorprese e spiegazioni.
La scrittura è piana ma ricca, lenta e confidenziale, di grande pathos, bellissima. (Come avrà fatto la brava traduttrice a districarsi nel vorticare di nomi di fiori e piante mai sentiti ...)

Frances Greenslade, IL NOSTRO RIPARO, Keller editore, pagine 358, Euro 17,50

22/02/16

BENVENUTO SABA ESPONE A FIESOLE

E' il nome del fotografo che espone al ristorante India di Fiesole dal 22 al 28 febbraio nell'ambito della terza edizione di “Mi espongo” che quest'anno ha come titolo unificante di tutti i lavori “Un attimo prima”.

Eppure è anche un saluto e mi piace leggerlo così: “Che tu sia benvenuto Umberto Saba!”, uno del maggiori poeti italiani del secolo scorso.
Il poeta ha le sue giornate
contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto variate!
.
Il poeta ha le sue giornate
contate,
come tutti gli uomini;ma quanto,
quanto beate!
Proprio così inizia e finisce Poeta del Saba triestino. Che in realtà si chiamava Poli.

Il nostro Saba si chiama davvero così ed è nato in Sardegna.
Ma siccome ormai, senza ombra di dubbio, la fotografia è un'altra forma di poesia non è ardito “giocare” con questa omonimia e guardando le immagini che Benvenuto ha scelto di esporre non poter che essere completamente d'accordo che anche le sue giornate siano variate e beate.

Diversi anni separano fra loro le foto eppure si coglie intatta la stessa curiosità ed attenzione sia che ci parlino della Sardegna, della fett'unta toscana, del brulicare di vita intorno alla scultura in marmo esposta, anni fa, sotto Palazzo Vecchio.
Meno leggibile forse rispetto al lavoro di altri fotografi è il tema di “un attimo prima” anche se per esempio la bambina immobile seduta sul marmo in piazza Signoria contrasta con molte delle persone che intorno a lei sono “mosse”.

E' personalmente la rana, essiccata, mummificata, rimasta schiacciata dallo spostamento di una lastra di marmo, l'immagine che mi colpisce più: direttamente e immediatamente mi ricorda forse il più famoso “un attimo prima” della storia, quello dedicato a Jacques II de Chabannes, signore di La Palice: « Ahimè, La Palice è morto,
è morto davanti a Pavia;
ahimè, se non fosse morto
sarebbe ancora in vita. ».


Gianni Caverni


direttore artistico di “Mi Espongo”

15/02/16

RICCARDO MONGIU IN MOSTRA A FIESOLE

Nel 2007 grazie ad una fortuita quanto inaspettata occasione, riceve la sua prima reflex. Tra l'aprire la scatola e far scattare l'amore per la fotografia si frappone solo il debole sigillo in carta della sua Canon 350D con obiettivo 18-55.
(…)
Il suo obiettivo: fare una foto che gli piaccia davvero.
Passa il tempo, cambia diverse cose nella sua attrezzatura, ma conserva il primo amore, quella Canon 350D con il 18-55.”

Così si presenta Riccardo, 48 anni, informatico, romano di nascita, da 27 anni fiorentino, il cui cognome la dice lunga sull'origine della sua famiglia.

Un attimo prima. Fermo immagini tra presente e passato è il titolo sotto il quale raggruppa le 11 fotografie con le quali partecipa alla terza edizione i “Mi espongo”, il concorso fotografico organizzato dal Ristorante INDIA di Fiesole (dal 15 al 21 febbraio, locandinaImmagini che non hanno, per la maggior parte, bisogno di alcun titolo o nome. Sono solo attimi transitori che lasciano a chi le guarda la piena
immaginazione nello svolgimento.
Nelle 11 foto, solo i numeri che le contraddistinguono e le “classificano”, il resto è dato unicamente all’interpretazione personale.

Sono senz'altro immagini intense realizzate con grande maestria, dalla sensuale danza del fumo, al lavoro di una parrucchiera (?) assai pop, all'ingresso di un hotel alla cui porta in direzioni opposte vanno un uomo e una donna, citazione colta del finale di “Grand Hotel”: Gente che va, gente che viene.


Ma, lo confesso, la foto che più mi ha colpito è la rappresentazione, semitragica e tuttoironica dell'autore intento a meditare con una certa leggerezza sostanziale eppure con una grevità formale su una sorta di suicidio improbabile, più messo in scena che realizzabile: la pistola che Mongiu si punta alla tempia è per fortuna solo una fotografia. 

E' per davvero l'arma “giocattolo” per antonomasia. I toni drammatici del bianco e nero stanno al gioco “cucinando” un'immagine, adatta a fini palati, nella quale tutto mi sembra perfettamente bilanciato.

Gianni Caverni
direttore artistico di “Mi Espongo”


08/02/16

"UN ATTIMO PRIMA" DI EUGENIO QUATTRINI AL RISTORANTE INDIA DI FIESOLE

Da oggi, lunedì 8 febbraio, fino a domenica 14 (chiuso il martedì) le fotografie di Eugenio Quattrini per la terza mostra dei partecipanti alla terza edizione del concorso fotografico "MI ESPONGO" indetto dal ristorante India di Fiesole (via Gramsci 43,) che ha individuato il tema "UN ATTIMO PRIMA".
Oggi, per l'inaugurazione è previsto un buffet con prodotti indiani dalle 19.
Alcune immagini e la presentazione della mostra.



Gli attimi prima di Eugenio Quattrini hanno spesso a che fare con l'acqua, elemento instabile per eccellenza. L'acqua di una pozzanghera o quella della palude.
O del mare.
A più riprese ha cercato quell'attimo perfetto in cui l'onda si frange: un attimo prima di quel momento niente è ancora successo, un attimo dopo è già successo tutto.



Proprio quell'attimo lì è necessario eppure anche quasi introvabile, meglio quasi irriconoscibile, come il bandolo di ogni matassa, come l'attimo invisibile (anche a vederci benissimo) che cambia per sempre la vita.
Di tutti.
L'attimo di quell'uomo solitario e forse desolato all'imbocco deserto del porto che come tutti i porti (e le porte) è carcere e fuga, salvezza e perdizione, partenza ed arrivo, con tutti i necessari viceversa.

Gli uccelli che si specchiano in un'acqua in questo caso immobile sono un falso obiettivo (si parla di foto d'altronde): si vedono subito, saltano agli occhi, ma proprio un attimo dopo vediamo quelle misteriose, forse minacciose presenze scure, acquattate fra gli alti fili d'erba. 

Chi sono? Indiani armati fino ai denti che vogliono il nostro scalpo? Spie? Cadaveri? Incubi più probabilmente, o sensi di colpa?
Forse quell'uomo che si aggira per il porto è lo stesso che ha tracciato quel disperato “TI AMO” sul muro superscritto; disperato perché ingenuamente proteso a cercare di profumare di eterno. Quella scritta, come tutte le altre intrecciate in oscuri ghirigori, sbiadiranno, evaporeranno come è destinato a sbiadire, a evaporare, quell'amore.

E sotto tanta presunzione (chi scrive sui muri si crede di poter fregare il tempo e non a caso sono quasi sempre gli uomini, i maschi, che scrivono sui muri) passa al guinzaglio un cane che annusa e chissà che sente che noi di annusaggio si sa poco o nulla.
L'amore e le scritte, l'ho già detto, evaporeranno proprio come evapora quell'acqua bollente dentro la pentola che smette in quell'istante esatto di essere acqua per prendere il volo in forma di fumo (che appanna la vista e gli occhiali).

Più mutevole dell'acqua, che sappia io, c'è solo il tempo che non fai in tempo (appunto) a dire qualcosa che è già passato ed è un altro tempo che scivola via feroce.

Ci fa sopportare e credere di controllare il tempo ogni tipo di orologio e di calendario, quindi ogni compleanno che ci trova impotenti eppure soddisfatti di esserci ancora, come spero soddisfatta sia stata quella bella nonna davanti alla torta, alle candeline e ai nipoti.

Gianni Caverni

direttore artistico di “Mi espongo”

07/02/16

DUE PICCIONI con Aroldo Marinai

Consigli e sconsigli di lettura per signore e signorine

Mi sa che arrivo in ritardo con questi sconsigli perché il libro di cui parlo ha già avuto il suo momento di gloria ed è arrivato ai piani alti delle classifiche di vendita. Pace.
Quanta melassa, quante furbizie di scrittura in queste pagine! Per dirne una: c’è la dichiarata intenzione di far piangere e ridere, stringere ed allargare il cuore, alternando.
Vecchio trucco, come si fa con la prospettiva in pittura.
E quante citazioni, quanti nomi buttati giù! Di libri, di film, di canzonette: tutto a bollire nel calderone (vezzo molto americano, mi sembra che stiate dicendo).
Uno stillicidio di parole, lentissimo dettagliatissimo circostanziato e noioso.
Le pagine sono prevalentemente ospedaliere. Una sorella ha tendenze suicide, infatti è sempre distesa sul lettino con flebo e placebo mentre l’altra – voce narrante –è vitale ma caoticamente disordinata. Sì, d’accordo, ho capito, va bene. E avanti così.
La scrittura? Ecco: “mi sono messa a googlare roba sul portatile” (googlare roba, Manzoni si rivolta nella tomba) oppure “un luogo che induce a chiedersi ehi, come si fa a mettere delle parole sulla tragica partitura della vita?”. Induce a chiedermi: Ehi, come si fa a scrivere così per 361 pagine?
Non vi posso dire di più. Mi sono fermato a pagina 218. Mi sono arreso, sventolo bandiera bianca e chiedo pietà.
MIRIAM TOEWS, I miei piccoli dispiaceri, Marcos y Marcos, 2015, Euro 18



Invece passiamo ad altro.
Non è chi non abbia letto qualcosa di Robert Walser. Forse “Jakob von Gunten” o “I fratelli Tanner” o “La passeggiata”. (Se no ve li consiglio).
Walser: il poeta svizzero solitario, timido, vergine, povero, fuori di testa e fuori dal mondo.
Questo inquietante scrittore fu una persona di quelle che di rado si incontrano davvero nella vita e se accade poi ci auguriamo fortemente che restino eccezioni.
W.G. Sebald (Vertigini, Gli anelli di Saturno, Austerlitz, Gli emigrati) ha scritto un mirabile libricino che non posso non raccomandare. Egli ha  dichiaratamente molto amato la scrittura lillipuziana di Walser. Con affetto nel raccontarla e commentarla ci gira attorno, ci si intrufola dentro, prova a decifrarla.
Questo aureo libretto sarebbe tutto da sottolineare, da evidenziare in esergo. Sono 60 pagine di assoluta partecipe chiarezza e bellezza.
Imperdibile per le appassionate lettrici di Walser e per quelle di Sebald. O per chi fosse in cerca di emozioni nuove. Non è proprio recentissimo, ma si dovrebbe ancora trovare dato il peso dell’editore. Provate. Io ce l’ho ma non lo presto a nessuno.

W.G. SEBALD, Il passeggiatore solitario, Adelphi, 2006, Euro 5,50