28/07/16

LE CONFESSIONI DI UN GRIMPEUR MANCATO (1) di Gianni Caverni

Lo vuoi un p...ino?




Ma dove vai bellezza in bicicletta,
così di fretta pedalando con ardor.
Le gambe snelle, tornite e belle,
m'hanno già messo la passione dentro al cuor.
Ma dove vai con i capelli al vento,
col cuor contento e col sorriso incantator.
Se tu lo vuoi, o prima o poi,
arriveremo sul traguardo dell'amor.
Se incontriamo una salita,
io ti sospingerò
e stringendoti alla vita,
d'amor ti parlerò.
Ma dove vai bellezza in bicicletta,
non aver fretta, resta un poco sul mio cuor.
Lascia la bici, dammi i tuoi baci,
è tanto bello, tanto bello far l'amor.
Quando a primavera per le strade
passa il Giro gridan tutti ai corridor:
Dai, dai, dai, dai, dai, dai!
Dai, dai, dai, dai, dai, dai!
Ma se una maschietta
in bicicletta passerà
vedrai che ognuno, là per là,
la testa girerà e allegro canterà:
Ma dove vai bellezza in bicicletta,
così di fretta pedalando con ardor.
Le gambe snelle, tornite e belle,
m'hanno già messo la passione dentro al cuor.
Ma dove vai con i capelli al vento,
col cuor contento e col sorriso incantator.
Se tu lo vuoi, o prima o poi,
arriveremo sul traguardo dell'amor.
Se incontriamo una salita,
io ti sospingerò
e stringendoti alla vita,
d'amor ti parlerò.
Ma dove vai bellezza in bicicletta,
non aver fretta, resta un poco sul mio cuor.
Lascia la bici, dammi i tuoi baci,
è tanto bello, tanto bello far l'amor.
Ma dove vai bellezza in bicicletta,
così di fretta pedalando con ardor.
Le gambe snelle, tornite e belle,
m'hanno già messo la passione dentro al cuor.
È tanto bello far l'amor!

Così Marcello Marchesi nel 1951. Pur consapevole che "l'uomo di mezz'età" certamente non si riferiva a me, durante le mie girate in bici me la canto sottovoce. In pianura, s'intende.
Sì perché io mi dico che sono un "passista" e magari sono anche disposto a crederci e fanno finta di crederci anche gli amici con i quali condivido le girate e soprattutto i viaggi su due ruote che facciamo in 3/4 giorni ogni anno a fine estate. La verità è che sono una vecchia schiappa che si pianta sui pedali al più piccolo dislivello, tipo un normale cavalcavia cittadino (come quello dell'Affrico).

Insomma per me la salita è una vera sofferenza, ma proprio vera! Vi racconterò qualche episodio di un uomo con un pessimo rapporto coi dislivelli, almeno quelli in sù, perché quelli in giù vado che è una bellezza!

Maremma, la strada che porta da Follonica a Castiglione della Pescaia: il patire comincia al bivio per Punta Ala.

Dicono che il Mont Ventoux, chiunque abbia seguito in TV il Tour sa di cosa parlo, spaventi perché la salita si vede tutta e non ci sono margini per le illusioni. Ecco, senza troppo scomodare “il gigante della Provenza”, anche la salita dopo il bivio si mostra tutta e a me ogni volta mi sembra che non sia poi così carogna e l'affronto da ottimista. Ma dopo poche centinaia di metri ho già messo la moltiplica più piccola ed il rocchetto più grande e, anche psicologicamente, non ho altre risorse tecniche.

Lo so, perché lo so, che poi non è vero che la salita si mostra tutta: c'è alla fine una curva a destra che svela ancora un buon pezzo di agonia da superare prima di arrivare al piccolo tunnel in cima pronto a regalare il sollievo di una bella e lunga discesa.
Ecco, quasi in cima, ma quel quasi si fa presto a dirlo e malissimo a farlo, ci sono degli slarghi alberati lungo la strada, come delle aree di sosta.
Anni fa, ora non capito più da quelle parti, in quelle aree di sosta stazionavano in attesa di clienti alcune ragazze nere armate di ammiccanti hot pants e vertiginose zeppe ai sandali.

Avete presente un “ecce omo”? Sudato fradicio, rosso peperone in viso, incerto fra la prossima stentata pedalata e il suicidio, inevitabilmente di cattivo umore, schiacciato dai furibondi raggi di un sole spietato.

Con passo lento mi affianca, forse chiedendosi quale bizzarra legge fisica mi tenesse ancora in equilibrio sulla bicicletta, una di quelle ragazze, carina direi per quanto la mia vista fosse appannata. “Lo vuoi un p...ino?” mi dice. Inutile dire che io non avrei potuto rifiutare la proposta solo accelerando la mia andatura, e mi vedo costretto a racimolare l'ultimo mio fiato residuo per risponderle, perché non sono razzista e voglio che sia chiaro a tutti.
“Ma ti sembro in condizione? Sto per morire, non lo vedi?”
“Ti fermi ti faccio un p...ino, ti riposi e poi riparti”. Che carina! Ma rifiuto la proposta scuotendo la testa, di fiato non ne ho proprio più.
Raccolgo le ultime forze e continuo la corsa (si fa per dire) alla rutilante velocità segnalatami dal contachilometri sul manubrio che, forse imbarazzato, alterna i 4 chilometri all'ora allo 0.
Come dio volle raggiunsi il tunnellino, fresco d'ombra e di speranza nella discesa rigeneratrice di autostima ciclistica. Chissà come si chiamava.


Se incontriamo una salita,
io ti sospingerò
e stringendoti alla vita,
d'amor ti parlerò.

20/07/16

IN ATTESA DEL 23 SETTEMBRE: AI WEIWEI


Svelato il rendering dell’installazione sulla facciata di Palazzo Strozzi a Firenze che ospiterà dal 23 settembre 2016 al 22 gennaio 2017 la prima grande mostra italiana di Ai Weiwei.

Reframe è un’installazione di 22 gommoni nata dall’impegno dell’artista cinese come attivista sul fronte della crisi umanitaria dei rifugiati.

L’artista invaderà Palazzo Strozzi con opere storiche e nuove produzioni che coinvolgeranno tutto lo spazio: la facciata del palazzo, il cortile, il Piano Nobile e la Strozzina, che per la prima volta sarà utilizzato come un luogo espositivo unitario, permettendo all’artista di confrontarsi con un contesto ricco di sollecitazioni storiche e spunti architettonici.
In attesa della mostra di settembre è stato svelato il rendering di una nuova grande installazione dell’artista, realizzata grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che coinvolgerà due facciate dell’edificio rinascimentale: ventidue grandi gommoni di salvataggio arancioni saranno ancorati alle finestre di Palazzo Strozzi. Un progetto che porta l’attenzione sui destini dei profughi che ogni giorno rischiano la vita per arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo. 

L’installazione intitolata Reframe (Nuova cornice) nasce dal personale coinvolgimento e impegno dell’artista come attivista sul fronte della crisi umanitaria dei rifugiati e rappresenta una grande occasione per la città di Firenze per portare l’attenzione sul tema dell’immigrazione attraverso la cultura. L’opera dà vita a un’insolita decorazione del palazzo rinascimentale, creando una nuova cornice, un nuovo punto di vista, in un forte contrasto visivo e culturale, su uno dei simboli della storia dell'arte occidentale. Ai Weiwei vuole scuotere le coscienze per ricordare la tragedia vissuta da coloro che intraprendono un viaggio disumano verso le coste europee in fuga dalle distruzioni e dalle guerre.
L’installazione si inserisce all’interno della mostra Ai Weiwei. Libero (23 settembre 2016-22 gennaio 2017), promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, ed è resa possibile grazie al supporto di Banca CR Firenze/Intesa Sanpaolo e alla collaborazione con Galleria Continua San Gimignano / Beijing / Le Moulins / Habana.
video

Come ha dichiarato sul progetto lo stesso Ai Weiwei Sono davvero emozionato di avere l’occasione di tenere una mia mostra a Firenze, una straordinaria città con una grande tradizione. È incredibile che le mie opere possano essere esposte in tanti modi diversi e poter collegare la grande tradizione italiana a una forma contemporanea. L’opera per la facciata tocca un problema attuale, davvero legato alla contemporaneità e il problema dei rifugiati è un tema fondamentale dell’attualità del mondo e dell’Europa oggi. Penso sia una grande opportunità dare una nuova cornice, un nuovo punto di vista su questo tema, fornire un nuovo modo di comprendere quello che sta succedendo. L’opera diviene un grande annuncio per la mostra: dare una forte identità a quello che crediamo, sostenere l’uomo e sostenere i diritti umani”.



01/07/16

https://ooam.squarespace.com/blog/2016/5/19/tutti-i-numeri-di-christo

QUERIDA, FOTOGRAFIE DI IRENE TRANCOSSI di Gianni Caverni


In mostra per tutto il mese di luglio 2016 all'Hotel Cellai, via 27 Aprile 14, 52/r, Firenze.

QUERIDA, sarebbe cara: fotografie di Irene Trancossi che riguardano due sorelle, Irene, la fotografa, e la sorella, più grande. Fotografie accurate ed accorate, fotografie forti di rapporti.

Fin qui ventisette parole, delle quali diciannove contengono almeno una ERRE. Irene (nene.trancossi@gmail.com) è una fotografa giovanissima che sta ancora studiando ad un'accademia di belle arti di Firenze. Ma tornando alle ERRE, ho cercato con attenzione le parole adatte perché Irene ha una meravigliosa erre moscia che potresti affilarci i coltelli e mi piacerebbe sentirla leggere a voce alta le prime tre righe. Le ho chiesto se anche sua sorella, coprotagonista di queste davvero splendide foto, ha la stessa erre moscia: mi ha detto di sì.

Irene è di Fidenza, a due passi da Parma, e così sua sorella; mi assicura un'amica che vive da quelle parti, che in zona praticamente tutti o quasi hanno quest'erre così generosa, un po' come a Parigi, e non è un caso.

Sorellanza: “il rapporto naturale tra sorelle, e il vincolo d’affetto che le unisce”, così recita il Vocabolario Treccani on line. Decisamente meno diffuso di fratellanza il termine si è andato però costantemente affermando a partire dagli anni '70 ed ha acquistato, come l'omologo maschile, un significato più generale che va oltre al lo stretto legame di sangue: la sorellanza è ormai il vincolo di solidarietà che unisce le donne di tutto il mondo che rivendicano i loro diritti e l'attenzione ai loro problemi.

Ma qui la spiccata somiglianza fra le due sorelle fa scattare ad Irene immagini nelle quali la grande attenzione ai valori estetici si sposa alla manifestazione di sentimenti che affondano nei più forti e belli legami di sangue. E la loro somiglianza si presta ad un significativo gioco di scambio di persona e così l'una sembra riflettersi in un vetro che invece rimanda il volto dell'altra e solo immergendosi con attenzione nelle immagini è, forse, possibile cogliere le loro leggere differenze. 

Ma la somiglianza, certamente reale ma qui attentamente ricercata, non può che suggerire un'unione profonda, quasi un'identità rivendicata.


Gianni Caverni