13/08/17

22SIMA EDIZIONE DI TOVAGLIA A QUADRI: TEATRO CON CENA AD ANGHIARI (dal comunicato stampa)

Anghiari (Ar), dal 10 al 19 agosto 2017
 XXII° edizione

VIA DA NOI

Inizia giovedì 10 agosto la ventiduesima edizione di Tovaglia a Quadri, evento fortemente identitario dove si mescolano teatro,  buon cibo e  vita quotidiana, una formula antica almeno quanto le mura della splendida Anghiari.


Tovaglia a Quadri, evento teatrale che si svolge dal 1996 fra le mura medievali di Anghiari, in provincia di Arezzo, definito dai suoi autoricena toscana con una storia da raccontare in quattro portate” arriva quest'anno alla sua ventiduesima edizione. Promossa dall’associazione culturale Tovaglia a Quadri, che si occupa anche degli aspetti logistici e organizzativi, realizzata in collaborazione con l’Associazione Teatro Stabile di Anghiari come responsabile della parte artistica, con il Comune di Anghiari (Ar) e la Rete Teatrale Aretina, con il sostegno della Regione Toscana e di numerosi sponsor locali, questa originale manifestazione raccoglie ogni anno oltre 1400 spettatori provenienti da tutto il territorio nazionale.
Via da noi, lo spettacolo che avrà luogo da giovedì 10 a sabato 19 agosto, alle ore 20,15, scritto come sempre dal direttore artistico del Teatro Stabile di Anghiari Andrea Merendelli e da Paolo Pennacchini, porta in scena come di consueto una storia centrata su problematiche del nuovo millennio che si fondono con le vecchie tradizioni del paese. Le storie narrate negli spettacoli sono infatti frutto di un continuativo lavoro di ricerca d'archivio, unito alle testimonianze degli abitanti del posto, legate alla memoria di Anghiari, ai racconti dei nonni. Vicende di vecchia data che gli autori restituiscono alla collettività con un sapiente lavoro di ricerca, antiche passioni sopite, vicende più o meno note ma anche personaggi dimenticati tornano a vivere grazie alle interpretazioni degli attori locali che si fanno menestrelli delle loro stesse radici. I personaggi tipici del paese abitano gli amarcord che si intrecciano con il presente e con le vite, solo apparentemente quiete, dei protagonisti. Il tutto condito dagli stornelli toscani che risuonano dalla fisarmonica e dalle voci degli stessi attori in mezzo ai vicoli di Anghiari mentre, tra una scena e l’altra, il pubblico si gode la prelibatezza dei piatti e del vino rosso.
E' questa tematica della memoria civile della collettività una delle caratteristiche salienti della manifestazione, che dal 1996 ci ha parlato e portato dentro piccole grandi storie che vanno dalle miniere etrusche a Leonardo, dal brigantaggio alle deportazioni naziste, dall’emigrazione in Argentina alla svendita dell’acqua pubblica, dagli artigiani alla crisi della sanità fino ad arrivare alla crisi occupazionale della Buitoni, partendo dal locale fino ad arrivare al nazionale. Storie antiche o temi di potente attualità, come afferma  Gianfranco Capitta  “Gradualmente, con lo scorrere degli anni e delle portate, si è passati dal racconto dei fasti di una celebre cortigiana locale approdata in Vaticano (L’Anghiarina, appunto), al problema degli immigrati che qui sono molti e rendono possibili le grandi coltivazioni di tabacco pregiato”. La carica civile non viene mai meno in questi temi brucianti, che a tavola sono divenuti patrimonio comune, raccontati con l'umorismo toscano che rende “accettabili” le realtà raccontate, tutte pienamente documentate, in un vero e proprio teatro della memoria collettiva in cui la piazza del paese diviene una “zona franca” dove la memoria può essere (o non essere) condivisa da tutti. Le prime tredici sceneggiature sono state raccolte, nel volume Tovaglia a Quadri, tutte le storie, pubblicato nel 2009 con prefazione del critico teatrale Gianfranco Capitta.
Palcoscenico deputato è la piazzetta del Poggiolino, luogo denso di significati per i suoi abitanti, una piazzetta lunga e stretta che si trova nel cuore del borgo. Paese della alta Val Tiberina, adagiato tra Toscana, Umbria e Marche – Anghiari – è noto ai più per  il famosissimo affresco perduto di Leonardo da Vinci,  giunto a noi tramite i disegni di Rubens (conservati al Louvre) e un’opera del 1470 di Biagio di Antonio (oggi alla National Gallery of Ireland di Dublino). L'opera di uno dei più grandi geni dell'arte raffigurava la famosa e omonima battaglia, che avvenne il 29 giugno 1440 proprio nella piana antistante la parte più antica della città, il Poggiolino, appunto.
Lo spettacolo si svolge mentre il pubblico cena, degustando piatti tipici del luogo come crostini, bringoli, bocconcini di Chianina, cantucci, vino rosso e vin santo del contadino,  seduto ad una tavola apparecchiata con le famose tovaglie a quadri della storica manifattura anghiarese e gli attori-abitanti raccontano affacciati a porte e finestre che danno sulla Piazzetta. Sono gli stessi cittadini, non dunque attori professionisti, a recitare tra i commensali della lunga tavolata. A scandire la performance, gli intermezzi musicali che rappresentano una sospensione del racconto e accompagnano le portate servite agli “spettatori” dagli stessi “attori”, deputati al ruolo di camerieri, sia nella finzione che nella realtà.  Le materie prime che compongono il menù rientrano nel circuito "Campagna amica", la prima rete nazionale per la vendita diretta, dal produttore agricolo al consumatore. Soltanto prodotti italiani, garantiti, per una spesa sostenibile ed ecocompatibile.
Il Teatro, il buon cibo e la vita quotidiana, una formula antica almeno quanto le mura di questo splendido borgo toscano. E' questo il significato profondo della Tovaglia a Quadri: il rovesciamento degli stereotipi vernacolari da intrattenimento, e da ultimo un rito collettivo, dove si mangia si canta, si ride e si digerisce, a volte male, una realtà locale con specchi e riferimenti a rapporti e relazioni universali.Il tutto senza mai rinunciare a sceneggiature che attingono ad un grande patrimonio di battute e di originale comicità toscana, che gli spettatori affezionati sanno ormai a memoria e che vantano numerosi tentativi d’imitazione. Drammaturgie che hanno il grande merito di rievocare memorie vicine e lontane, piccole e grandi, della storia del paese, condite di una cultura arcaica e folklorica, sopravvissuta nei paesi, che recupera la saggezza antica ed è infarcita di scaramanzie e credenze popolari.
L’evento è realizzato con il contributo della Regione Toscana, Comune di Anghiari, Coldiretti e Campagna Amica.
Sostengono l’iniziativa: Biokyma, Busatti, Estra Energie, Coingas, Vimer, Amedei, Gruppo alimentare Valtiberino, Ecosanit, Verretta, Open Com, Graziotti

In collaborazione con Teatro di Anghiari e Rete Teatrale Aretina

INFO E COSTI:
Ingresso 43,00 euro
Prevendita e info: da martedì 1 agosto presso l’ufficio turistico Pro Anghiari in orario 10.00 -12.00 e 17.00 - 18.30.
Corso Matteotti 103 – Tel. 0575.749279
Email: proloco@anghiari.it





24/07/17

BESTEMMIE E PAROLACCE di Barbara Dardanelli

Io davvero stimo infinitamente chi, pur essendo coinvolto direttamente sulla questione migranti,perché ha fatto dell'accoglienza il suo lavoro, riesce, nonostante questa ondata d'odio che continua a crescere, a formulare discorsi chiari e articolati. 
A me vengono solo bestemmie e parolacce. 
L'uomo comune è di una ignoranza disarmante, la politica la cavalca meschinamente. 

Ieri ripensavo all'incendio. 

Ci sono state famiglie evacuate perché il pericolo del fuoco era vicino. Ecco io tutte le volte che sento dire, nelle migliori delle ipotesi eh, aiutiamoli a casa loro, mi viene in mente le famiglie evacuate dall'incendio e qualcuno che gli urla nel viso "state lá, che vi aiutiamo a casa vostra". 

E nulla via, a me continuano ad uscire solo parolacce.


P.s. Era da tanto non lo dicevo...ma quanto schifo fa il movimento cinque stelle?

19/07/17

MALCOMUNE E' IL 51ESIMO SPETTACOLO DEL TEATRO POVERO DI MONTICCHIELLO

Il testo è già pronto, stampato nel libretto diffuso durante la conferenza stampa di presentazione dello spettacolo. Il titolo è MalComune.
(Da sin. Andrea Cresti, Monica Barni assessore regionale alla cultura, Giampiero Giglioni presidente della Cooperativa del Teatro Povero)

Ma dentro c'è scritto subito che "Dal momento della stampa a quello della della prima rappresentazione il copione potrà subire variazioni anche significative". E non può essere che così trattandosi della 51esima edizione (e quindi copione) del Teatro Povero di Monticchiello in programma nella piazza della Commenda del delizioso borgo della Val d'Orcia da sabato 22 luglio a lunedì 14 agosto.
Si tratta ormai di una superconsolidata tradizione che pur ha avuto (e ha) i suoi momenti di crisi e difficoltà più o meno gravi. 
La definizione esatta della cosa  è "autodramma della gente di Monticchiello" perchè il testo "è ideato, discusso e recitato dagli abitanti attori, sotto la guida e per la regia di Andrea Cresti" ed è il risultato di praticamente un anno di lavoro e confronto. 


Prima viene messo a fuoco l'argomento, di solito tratto da fatti di cronaca locale o generale, sociale e politica, durante l'assemblea della Compagnia del Teatro Povero. In seguito un gruppo ristretto coordinato da Andrea Cresti lavora alla prima definizione del copione che, intorno alla fine di maggio, viene presentato di nuovo all'assemblea che lo approva, fermo restando che fino al giorno della prima rappresentazione possono essere fatte, come già citato, "variazioni anche significative".


"Lo spettacolo 2017 del Teatro Povero parte da una situazione paradossale: a una delle rare nascite che allietano una comunità tanto esigua quanto in apparenza coesa e dialogante, si affianca infatti un progetto di semplificazione tecnico-amministrativa efficiente e spietato come un algoritmo. Un piano che imporrà scelte individuali, familiari e collettive senza alternative, disgreganti e portatrici di discordie. Utili comunque, in fondo, a segnalare un dato costante della nostra natura: la duplice, paradossale tentazione a riconoscersi e dividersi, a cercarsi e allontanarsi, ieri come oggi. Inseguendo ciascuno un’immagine evanescente di ciò in cui desideriamo riconoscersi e di ciò in cui temiamo di specchiarci, con l’assidua, tenace speranza che, tra l’una e l’altra possibilità, riusciremo ancora a illuminare in qualche modo il futuro che ci aspetta".


Monticchiello è il suo Teatro Povero al quale è stato dedicato, nella piazza principale del borgo "piazza Nuova"), un'interessantissimo museo dal nome apparentemente misterioso e dalla vaga assonanza greca (TEPOTRATOS, frutto invece di un in fondo semplice acronimo: TEatro POpolare TRA dizionale TOScano). Qui dal 1 al 15 agosto "Humans", mostra fotografica di Matteo Casilli.


Lo spettacolo vale sempre e comunque, ma confesso che la sua attrattiva si arricchisce ormai da molti anni da quelle scodelle piene di ottimi pici (personalmente preferisco la versione "all'aglione") fornite abbondantemente prima e dopo lo spettacolo nella "Taverna di Bronzone" (gestita dalla cooperativa del Teatro Povero), ma anche a pranzo, a prezzi popolari.
Prenotazioni telefoniche: 0578 755118
Prenotazioni on line: www.teatropovero.it
biglietti: 13 euro intero, 7 euro ridotto.

18/06/17

NEL CHIOSTRO DELLE GEOMETRIE

Già il fatto che il tutto avvenga "NEL CHIOSTRO DELLE GEOMETRIE" e che si chiami "simmetrieAsimmetrie" rende la cosa particolarmente allettante.
Si tratta della quarta edizione della serie di manifestazioni che dal 19 giugno al 19 ottobre riguarderanno teatro, performance, architettura, arte, musica, incontri, laboratori e che si svolgeranno in uno dei tanti luoghi nascosti della nostra città, ovvero nella chiesa di Santa Verdiana e nello spazio antistante compresi nella sede della Facoltà di Architettura, nel quartiere di Sant'Ambrogio.
Frutto dell'ormai consolidata collaborazione fra la Compagnia Teatro Studio Krypton e il DIDA-Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze, con la direzione artistica di Giancarlo Cauteruccio e la direzione scientifica di Carlo Terpolilli, questa quarta edizione si propone di mettere in relazione le simmetrie rinascimentali, create da Brunelleschi, con le "asimmetrie" generate dalla complessità del contemporaneo.
Sedici eventi, tutti ad ingresso gratuito, a partire da quello di lunedì 19 giugno, ore 20,30, che offre, fino al 23 giugno, "Electric Church" (ma in italiano no?), una suggestiva video-intallazione ambientale appositamente creata sotto la direzione di Cauteruccio con Massimo Bevilacqua, Alessio Bianciardi e Anna Giusi Lufrano e realizzata con gli studenti del TEARC Laboratorio di Teatro-Architettura. Gli spazi della chiesa si animano, si stravolgono e si ricompongono infinite volte sotto le sollecitazioni delle proiezioni video.

video
A seguire "Oltre il giardino", paesaggio scenico creato dagli allievi del laboratorio coordinati da Andrè Benaim e Massimo Bevilacqua (dal 22 giugno); la lezione scenica su "Arte e Architettura" che avrà come protagonisti l'artista Alfredo Pirri e il direttore di Domus Nicola di Battista (29 giugno); Dario Evola illustrerà un percorso nel teatro di ricerca italiano dagli anni '70 ad oggi (4 luglio); Alessandra Piolselli, direttrice dell'Accademia di Belle Arti di Bergamo, e Paolo Belardi, suo omologo a Perugia, terranno una lezione scenica su "Arte nello spazio urbano" (6 luglio). E ancora Fabio Cavallucci (13 luglio), Fulvio Cauteruccio (14 luglio), il concerto/performance dei Temenos (27 luglio) fino alla conclusione di "Muovere un cielo di figure vive" (dal 17 al 19 ottobre) nel quale Roberto Visconti interpreterà Filippo Brunelleschi.
Il programma completo

03/04/17

AUTUNNO / PAOLO CHIASERA ALLA SEDE DI PATRIZIA PEPE

Autunno costituisce l’evoluzione della recente ricerca dell’artista che, dal suo studio
di Berlino, esplora la possibilità di utilizzare la pittura per ricostruire genealogie
culturali, rapporti tra l’arte e la storia, tra l’opera e il suo manifestarsi al cospetto del
pubblico. Questa serie di progetti viene sintetizzata in un formato sperimentale di
“mostra di mostre” variamente declinato: la pittura diventa un alfabeto primario con
cui Chiasera si relaziona come medium, traduttore, o curatore.
In Autunno Chiasera assembla un pantheon privato di studiosi, scrittori e filosofi
del pensiero di matrice occidentale, una sorta di diario dove emergono i fantasmi
autunnali di alcune delle personalità che hanno influito sulla sua formazione. 

Sulle pareti dello spazio di Patrizia Pepe appariranno i ritratti realizzati con una tecnica
mista tra monotipo e affresco, da Eraclito a Sigmund Freud, in un allestimento
avvolgente che esprime la necessaria connessione tra natura e cultura, tre le arti
e il pensiero, punto di partenza per l’edificazione e la comprensione della civiltà
contemporanea.
Accompagna la mostra un testo critico di Pietro Gaglianò.

Paolo Chiasera propone per gli spazi della maison Patrizia Pepe un progetto che
mette in discussione i ruoli tradizionali dell’artista e del curatore e indaga nuovi
orizzonti per il medium della pittura.


PERCHE' UNA MOSTRA D'ARTE NELLA SEDE DI UN'AZIENDA?
L’Headquarters fiorentino, è un progetto fortemente innovativo che propone una concezione
dinamica e destrutturata del lavoro. Nell’ambiente interno il comfort riveste un’attenzione costante
e assume quasi “valore terapeutico”, in modo evidente nella sala fitness aperta ai dipendenti e
nella cucina attrezzata con arredi dal sapore rustico toscano.
Innovazione, che, nella filosofia Patrizia Pepe, trova il modo di coniugarsi con uno sguardo
riconoscente nei confronti della natura: da progetti eco-sostenibili in ambito stilistico, all’utilizzo di
pannelli fotovoltaici per la produzione autonoma di energia.
La sede Patrizia Pepe è anche un luogo d’arte, dove talenti famosi ed emergenti si alternano
esponendo i loro lavori al pubblico, con eventi dedicati. Una selezione di opere d’arte e installazioni
diventano poi patrimonio dell’azienda a completarne l’arredamento, rendendolo unico.

INAUGURAZIONE VENERDI' 7 APRILE DALLE 17,30 ALLE 19,30
orario lunedì/venerdì 9,30/12,30 e 14,30/19,30
via Gobetti 7/9 Capalle Firenze


09/03/17

VI PRESENTO TONI ERDMAN di Martino Scacciati

Vi presento un capolavoro.
La globalizzazione, si sa, ha tanti volti. Tra questi, ce n’è uno spietato. E’ quello fatto di fabbriche migrate nei paesi poveri, di diritti inesistenti, di lavori ed esistenze appese al filo fragile e capriccioso del mercato o delle ambizioni di manager senza scrupoli. Nessuno, secondo me, è riuscito a raccontare la faccia disumana e feroce della globalizzazione come ha fatto il film tedesco “Vi presento Toni Erdmann”. 
Toni Erdmann si chiama in realtà Winfried Conradi. Oltre che un insegnante di musica in pensione, è la versione tedesca di uno degli Amici miei di Monicelli. E’ una inesauribile fucina di scherzi e beffe. La figlia, però, non li gradisce. E’ una manager mandata in Romania a far il lavoro sporco per conto di una multinazionale. Ora non ride più, non scherza più, non è più capace di pietà. E' una belva, come la definisce orgoglioso il suo superiore. E’ allo stesso tempo carnefice e vittima della globalizzazione, ingranaggio di un meccanismo che si svuota poco a poco di umanità, fino a diventare mostruoso. 
Il film è una galleria di mostri della globalizzazione: giovani mogli russe che “adorano andare nei paesi dove c’è il ceto medio, perché mi rilassano”, manager che sono più lupi che uomini, etc. Ma è qui che interviene Toni Erdmann, lo sgangherato personaggio inventato da Winfired per recuperare la figlia. Il suo inesauribile humor è il granello di sabbia capace di inceppare, almeno in parte, l’infernale meccanismo della globalizzazione. 
Ne nasce un film sempre spiazzante, divertente, imprevedibile, talvolta commovente, la rivincita della leggerezza sull'impoverimento umano prodotto dalla globalizzazione. In altre parole, "Vi presento Toni Erdmann" è un capolavoro.

08/03/17

BILL VIOLA - RINASCIMENTO ELETTRONICO (1)

The Crossing Fire da una parte e The Crossing Water dall'altra così capisci subito come stanno le cose e non puoi pensare di cavartela con una visita lampo. Arrivi al piano nobile di Palazzo Strozzi perché certamente non ti puoi perdere la seconda mostra della gestione di Arturo Galansino che va spedito per la sua strada puntando a fare dello straordinario "cubo" di Benedetto da Maiano, secondo il Vasari, il luogo d'eccezione per uno sguardo sui più grandi maestri dell'arte contemporanea. Stavolta non ci sono gommoni o altri interventi sulle facciate del Palazzo che fecero storcere il naso ai pavidi puristi ai tempo della mostra "Libero" di Ai Weiwei. 
Stavolta da fuori non si sospetta niente se si escludono gli arazzi che pubblicizzano "Rinascimento elettronico", la mostra di Bill Viola (insopportabile chi buzzurreggia e si ostina a chiamarlo Vaiola credendo di fare più figo). 
Ecco, a parer mio, il titolo della mostra è l'unica cosa se non brutta, almeno bruttarella che si trova in questa occasione. Lo so che è stata parafrasata la definizione di "Pittore elettronico" che coniò Maria Gloria Bicocchi quando Viola lavorò come tecnico per quasi due anni per lei in ART/TAPES/22, la galleria e centro di produzione in cui si sperimentavano i primi video d'artista in una Firenze degli anni '70 attenta alle novità e assai vivace culturalmente. E siccome gran parte delle opere selezionate si pongono in relazione con opere di grandi maestri del passato (Pontormo, Masolino da Panicale, Paolo Uccello e Lukas Cranach fra gli altri) dev'essere venuto naturale quel titolo.
Ma titolo a parte, tutto il resto è di altissimo livello e per ora voglio fermarmi proprio all'installazione video di due schermi affiancati per il dorso, che apre il percorso espositivo. Un uomo, lo stesso in tutti e due i video, si avvicina lentamente, da una parte viene lentamente avvolto da delle fiamme crescenti, dall'altra investito dalla caduta di acqua sempre più copiosa. In tutti e due i casi l'uomo alla fine sparisce lasciando la scena vuota ma con i segni evidenti del fuoco appena spento e dell'acqua sul pavimento. E' The Crossing, la Traversata. Dolore, sacrificio, purificazione attraverso il fuoco e l'acqua, elementi primordiali. Da notare che l'uomo inondato dall'acqua che ovviamente cade dall'alto sembra salire verso il cielo. (Continua)