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09/12/16

ZIP CRASH BANG PER APRIRE LA COUR CARRE'E

Luogo inconsueto, formula inconsueta, orario inconsueto. Sono queste le preziose caratteristiche di questa nuova scommessa culturale voluta e realizzata da due meravigliose "ragazze" spericolate: Daniela Cresti e Rosanna Tempestini. 
Da parte mia i più sinceri auguri di in bocca al lupo!
 Di seguito il comunicato stampa di
ZIP CRASH BANG
Inaugurazione
sabato 10 Dicembre 2016, 11.00
Piazza Pietro Annigoni, Firenze 

La Cour Carrèe apre le tende, è proprio il caso di dirlo, un nuovo spazio culturale nel cuore del quartiere di Sant’Ambrogio, all’interno del gazebo n.1 del Mercato storico delle Pulci, Largo P. Annigoni (Firenze), con: ZIP CRASH BANG 


Un grammelot visionario, particolarmente capace di creare sorpresa e suggestione, un mondo immaginifico che esprime il reale con satira, ironia cattiva che scivola nel sarcasmo, ma sempre cultura, a volte poesia. Tutto ciò fa parte del mondo del Fumetto. Mescolando linguaggi diversi il fumetto regala un vero e proprio prodigio di intelligenza e comicità, un fantasioso pastiche testuale e di immagini, un canovaccio onomatopeico con cadenza fascinatoria. C’è ritmo estetico nella domanda: "cos'è un desiderio”, la cui risposta ci viene dal lupo, Cloud e il ragazzo, in questo lungo viaggio attraverso le tavole di Vincenzo Balzano. Tavole splendide nella composizione e nelle nuances di colori.
Diverso il lavoro di Federico Cacciapaglia. Le sue opere a fumetti riflettono una profonda introspezione e una attenta lettura della Società in cui viviamo. Nel fumetto I Growls siamo nel mezzo di uno scenario distopico apocalittico, un giorno del giudizio con alcune analogie rispetto alla nostra realtà...
Enrico Pantani trasforma in strisce le idee più trash: disegno, parola, rapidità, concetto. Tre/quattro piani diversi di senso, cervello tritato, psicosi, banalità, ripetizioni, politica, attualità, musica, tic, personaggi, cronaca. Di tutto, ma scardinando le regole del racconto (che non c’é), le regole della morale e dell’etica. In pratica "quando prendo il pennarello nero mi faccio paura da solo".
Silvia Rocchi dipinge su carta ed è indicativo il suo lavoro rivolto al femminile come nella tavola del suo primo fumetto su Alda Merini, o nel libro scritto e illustrato per l’associazione Libera contro le mafie. Interessante sul piano grafico, pittorico e contenutistico.
Da questo materiale variegato e simbolico nasce il titolo della serie di mostre sul tema che la Cour Carrèe presenterà con una scadenza quadrimestrale nella tenda espositiva di Largo Annigoni. 
All’inaugurazione parteciperanno quattro giovani e già affermati artisti: Vincenzo Balzano, Federico Cacciapaglia, Enrico Pantani, Silvia Rocchi ai quali per ringraziamento dedichiamo una frase di Umberto Eco da “Apocalittici e Integrati”

"... in questa enciclopedia di debolezze contemporanee il fumetto sopravvive e batte in breccia il sistema che cerca di condizionarlo. Un mondo puramente allusivo, un piacere di tipo musicale, un gioco di sentimenti tutt’altro che banali. La forza di questa commedia nasce dalla fedeltà all’ispirazione."
E dalla professionalità degli artisti, aggiungiamo noi, che li abbiamo conosciuti e apprezzati. C'é una regola antica nel teatro ed anche nel fumetto. Quando hai concluso non c'è bisogno che tu dica altra parola, ne’ fare autografi. Saluta e pensa che quella gente, se l'hai accontentata nei sensi e nel pensiero ti sarà riconoscente, quindi basta come firma un lungo "ciao" urlato.



Programma
Ore 11:00 Sergio Tossi intervista:
Vincenzo Balzano, Federico Cacciapaglia, Enrico Pantani, Silvia Rocchi

L'intervista sarà proiettata in simultanea al di fuori della tenda fino alle ore 18:00. Saranno a disposizione i libri degli artisti per consultazione e vendita fino alle ore 18:00 e nei giorni successivi.
La Cour Carrée
Sant’Ambrogio all’interno del gazebo n.1 del Mercato storico delle Pulci 
Largo P. Annigoni (Firenze)


15/11/16

LA MIA ALLUVIONE di Daniela Cresti

Come mi piacevano quelli chantilly bianchi. Li desideravo da tempo ma babbo aveva deciso che non erano adatti ad una ragazzina x bene. Non erano ancora i tempi in cui ci si opponeva . Era il 1966 avevo 16 anni ed ero innamoratissima di un biondo bellino e introverso che non mi considerava. Forse con gli stivaletti lucidi mi avrebbe visto. L’alluvione che anche dalle mie parti fece moltissimi danni fu un evento tragico, eppure per me un’occasione unica e irripetibile da prendere al volo. La città e le campagne erano distrutte già dal 3 sera, ma ancora a casa non si percepiva il dramma. Quasi ci si divertiva.
Pioveva tanto, da qualche giorno e la maestra ( mia madre) come la chiamavano tutti a Grosseto era tornata nel pomeriggio con un frignante ragazzino di 8 anni. Nessuno era passato a prenderlo all’uscita di scuola. Ci chiedevamo il perché senza preoccuparci troppo. Sarebbero arrivati i genitori a ritirarlo a casa della maestra, come lasciato detto al bidello.
Non era mai accaduto, ma quella sera stavano succedendo cose strane…
Verso l’ora di cena arrivò zia Orietta, con il cugino più grande a seguito ed un suo amico. Non ricordo come si chiamasse, forse Roberto. Ricordo l’agitazione e un tempo sospeso di domande. Roberto era sconsolato, era riuscito a telefonare a casa all’Albinia e già sapeva che la campagna a sud della città era allagata. Non poteva rientrare e sarebbe rimasto a dormire da noi.
Rimase quasi dieci giorni
Trattenevano tutti il respiro in attesa di notizie che non arrivavano. La linea telefonica non funzionava più, la corrente era ad intermittenza ma il bambino ormai giocava ignaro di tutto ed io ogni tanto pensavo ai miei stivali…
In una cittadina di provincia, dove non accadeva mai nulla di esaltante ecco che due situazioni eccezionali avevano creato un evento inaspettato e disastroso . Il fiume Ombrone non riuscì a riversare in mare tutte le acque raccolte per i venti di scirocco che si opponevano al flusso ed esondò in nottata a Ponte Mussolini. Invase le campagne sconfinate della Maremma fino al mare e la città che nulla sospettava. L’Acqua piena di animali di ogni tipo si arrese sugli ultimi cento metri di salita vicino a casa. Quindi potevamo andare a vedere quella putrida enorme pozzanghera ma più di lì non si passava. Mi resi veramente conto del disastro la notte fra il 4 e il 5 novembre quando nel buio più profondo si sentivano numerosi spari. I contadini , sui tetti al freddo, scaricavano i loro fucili per farsi sentire, per attirare l’attenzione dei soccorritori.
Via via che trascorrevano i giorni l’acqua si ritraeva e potevamo avanzare per conoscere la sorte di amici e parenti, osservando basiti la distruzione totale. Mi detti da fare come tutti. C’era aria di annichilimento dei sensi, in quel grigio totale dove terra e cielo si confondevano, fango ovunque, ma dalla cupezza che ci contornava, un barlume di allegria si accendeva nella mente…
su una bicicletta sudicia , barcamenandosi fra scivolate e bestemmie,… “Il carretto passava e quell'uomo gridava ”:stivaliiii……………..