10/12/15

MUTATIS MUTANDIS di Miss Lovely Holmes

“E che è? Le mutande di Bridget Jones?”: è stato un amico, di quelli di cui ci si può fidare, a fulminarmi con queste poche, terribili parole, un giorno che stavamo facendo acquisti insieme in una nota catena di biancheria intima. 

Ecco, è stato illuminante. Perché mi sono accorta che indossare biancheria triste, quella che grida al mondo “tanto non ci deve vedere nessuno”, quella che mortifica non solo i sensi ma soprattutto lo spirito, che mette le mani avanti e tarpa le ali all’avventura, è uno dei torti più gravi che una donna può fare alla propria sensualità. Attenzione: non dico che si deve andare in giro bardate come un catalogo di lingerie. Ma tra la mutanda ascellare rosa sbiadito e un paio di slip di cotone ben tagliati e di un colore accattivante c’è come dal giorno alla notte. In mezzo c’è il nostro ego sessuale e questo, cari miei, vale anche per i maschietti. 

Il cassetto della biancheria è un buon termometro dell’umore: quando son felice trabocca di pizzi e colori vivaci, declinati in pezzi mooolto piccoli e aggraziati. È un invito al gioco, alla gioia degli occhi e a quella del cuore, un incoraggiamento ai sensi e una civetteria mai obbligatoria ma così seducente, prima di tutto per noi stesse. C’è chi preferisce il classico ma sempre sexy nero. 

C’è chi non sopporta gli abbinamenti perfetti, i “completini”, per capirci. C’è chi stravede per il cotone (e vi giuro che un paio di mutandine di cotone bianco che lampeggiano da sotto una coloratissima gonna estiva possono affascinare anche i tombeur des femmes più incalliti!), chi è in fissa con i tessuti bio e chi non riesce a rinunciare allo scivolare sensuale della seta. 
Certe culottes sanno essere molto evocative, ma sono sempre di più le donne che indossano ormai quotidianamente solo perizoma o brasiliano, felici di non dover tenere sotto controllo il segno degli slip sotto i pantaloni attillati e abbastanza comode da potersene impipare di tutto il resto. 

La regola generale comunque suggerisce di puntare ad un abbinamento accettabile tra reggiseno e mutandine (niente di trascendentale, ma se si riesce ad evitare il bianco/nero pare carino), slip di dimensioni ragionevoli, top che non possano essere tranquillamente adibiti a fionda, capi complessivamente privi 
di buchi, fili tirati, elastici bolliti da troppi lavaggi. 

Occhio signori: questo vale anche per voi! Lo slip che arriva all’ombelico ammazza anche il più selvaggio degli ormoni femminili, per non parlare di quelle strane mutande grigiastre, stinte dalle centrifughe a 60°, che alcuni si ostinano a portare. 

Non sono ammessi neanche boxer strizzapalle, disegnini ottocenteschi, orsetti, scritte “spiritose”. Per carità. E per quanto la vostra compagnia di letto possa adorare il prezioso contenuto della vostra biancheria, abbiatevi il riguardo di presentare la mercanzia con la grazia che amate nei partner: dare per scontato è un errore grave, come pensare di poter derogare da un minimo di buon gusto. 

E insomma, certe doti valgon bene una mutanda decente. 
Oggi, grazie alla sempre più ampia presenza di catene che vendono biancheria a buon prezzo, ci si può sbizzarrire e garantirsi un ricambio stagionale che scongiuri la mutanda che fa i pallini, i colori indefiniti tra il grigio e il topo, l’effetto fisarmonica. Non ci sono più scuse. Lo slip della prima volta, quello che indossavate quando vi siete laureate, il boxer di quando avete fatto quel gol bellissimo a calcetto: per loro c’è posto nella scatola dei ricordi, tra le memorie preziose e un po’ sbiadite. O anche tra le pagine di un vecchio dizionario di latino, come si faceva una volta coi fiori secchi. 

Uscite e andate a comprarvi una sacchettata di mutandine nuove di zecca, a colori, nere, trasparenti, coi laccetti, di pizzo, di cotone, come vi pare insomma: in comune c’è il gusto di pensare di averle addosso. E che qualcuno possa vederle, toccarle e sfilarle: al più presto!


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