19/10/14

REWIND - FENOMENOLOGIA DEL TUBO DI SCAPPAMENTO (2011) di Gianni Caverni

Mi piace ripubblicare alcuni dei pezzi che ho scritto nella mia rubrica settimanale "Sigarette turche" di "STAMP", fra parentesi nel titolo l'anno di pubblicazione; di tempo ne è passato, vogliate scusare se alcuni anacronismi salteranno agli occhi.


Cos’è un tubo di scappamento? Un apostrofo plumbeo fra un motore e l’aria. Un niente, l’ultima propaggine di un’automobile, la coda di un motore a scoppio, l’apparato escrementizio di un veicolo. Eppure basta osservare con un po’ di attenzione (ok, l’ammettiamo, con un’attenzione un po’ maniacale) le auto che affogano l’aria nelle code sulle strade cittadine per accorgersi che la parte più umile dell’auto sta raccogliendo una crescente attenzione dai Dolce & Gabbana delle case automobilistiche. Una volta, quando la TV era in bianco e nero e i ciclisti si dopavano in libertà, i tubi di scappamento erano “piccoli e neri”. Appena appena più larghi del dito medio di Bossi uscivano timidi e incerti da sotto la parte posteriore della carrozzeria: che tenerezza! A dire il vero anche oggigiorno si vedono circolare auto che hanno mantenuto, almeno in quell’elemento, la sobrietà e l’understatement di un tempo; ma sempre più spesso i tubi di scappamento (quelli rotondi, perché ci sono anche ovali e rettangolari) si avvicinano al diametro di un pompelmo neozelandese, escono arroganti dal profilo posteriore del veicolo con malcelato esibizionismo e sono lucidi e abbaglianti, di una cromatura perfetta. “Me ne frego dell’inquinamento io! Consumo un sacco di benzina o gasolio perché faccio come mi pare e vado dove mi pare! E ho un sacco di soldi da spendere!”, sembrano dire con aria sfrontata. In fondo si tratta dell’eterno conflitto fra ragione e cuore: mentre gli amministratori delle grandi città pongono sempre nuovi limiti alle emissioni assassine delle auto nello stesso momento si producono macchine che offrono dei veri e propri bocchettoni alle illusioni di onnipotenza degli automobilisti e alla loro indole competitiva. Insomma l’impressione è che così grandi, belli e lucidi non servano proprio a niente, sono specchietti per le allodole: perché a voler approfondire, insomma a guardarli più da vicino (quindi ancora più maniacalmente) si vede che non si tratta altro che di capsule cromate applicate alla parte finale del tubo di scappamento vero il cui diametro è più o meno quello solito. Poteva presentarsi una Porsche dell’ultima generazione con un paio di normali tubi posteriori? Certamente no! Ma a ben guardare si vede che con qualche centimetro di metallo cromato si raddoppiano, per finta sia chiaro, i canali di emissione e l’aggressività apparente (fotogallery). D’altronde anche i progettisti di un’auto piccola eppure così modaiola come la nuova 500, dopo la prima serie diciamo “normale”, sono corsi ai ripari fornendo all’auto così cara a Lapo Elkann un bel tubo sovradimensionato e cromato. L’apparenzismo, il bungabunghismo, il menotassepertuttismo, l’abbronzatissimismo non faranno parte della stessa famiglia del tubodiscappamentismo? Non ne siamo sicurissimi ma …

Nessun commento:

Posta un commento